Paola Noviello. A ogni ristorante, pizzeria, pasticceria e trattoria il suo profumo

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Come scegliere l’odore del proprio locale

A chi non è successo di finire la cena in un ristorante con l’odore di olio fritto addosso, tanto da dover correre a casa per lavare capelli e vestiti? O peggio di pranzare accanto alla porta di una toilette? Secondo il buon vecchio galateo, questo non dovrebbe mai accadere, ma negli ultimi tempi a dettare le regole per ristoranti e locali del food sono precise strategie di vendita. Rientrano nel cosiddetto marketing sensoriale o, più precisamente, olfattivo che studiano quali profumazione d’ambiente abbinare ai piatti proposti e scegliere quelli capaci di conquistare il palato dei clienti anche attraverso gli odori.
Paola Noviello, titolare di Inestasy Profumi con due punti vendita, a Cava De Tirreni e al Maximall di Pontecagnano, da tempo punta su chef e ristoratori proprio perché capace di associare la flagranza giusta ad ogni locale.
Com’è nata la sua passione per i profumi?
«È nata da ragazzina. Avevo 14-15 anni e, prima di uscire, “rubavo” il profumo alla mamma della mia migliore amica. Valorizzare un appuntamento o anche una semplice passeggiate con una fragranza era già per me un rito. Ho lavorato 15 anni in un’azienda nel settore delle risorse umane, poi un viaggio a Grasse ha cambiato tutto. Ho visitato laboratori storici come Molinard e ho capito che il profumo poteva essere la mia professione».

Il profumo è il biglietto da visita di un locale

Da profumi “da indossare” al marketing olfattivo. Come è arrivata alla ristorazione
«Nel 2014 un amico mi ha parlato di flagranze con certificazione garantita, non per forza costose. Il cosiddetto profumo alla spina. Ho aperto così il mio primo store al Maximall, tra fragranze per il corpo e per ambienti. Io dico sempre che abbiamo 5 sensi. Possiamo chiudere gli occhi, tapparci le orecchie, ma non possiamo non respirare. L’olfatto è memoria. Quando viaggiamo, in valigia portiamo sempre un cibo e un profumo che ci ricordano quel luogo. Ho iniziato cosi ad affiancare i ristoratori perché il cibo è vista e olfatto. Anzi, le prime sensazioni che ci regala un piatto sono proprio quelle».
Ci sono regole base per profumare un locale senza coprire il piatto?
«La regola numero uno è la misura. Non si deve mai eccedere, sovraccaricare. La stessa regola che va bene anche per il corpo. La seconda: non tutto va bene con tutto. L’ospitalità di un locale è fatta di arredo, musica, tessuti e non ultimo i profumi. La flagranza deve essere una carezza, quasi impercettibile. Occorre prestare particolare attenzione all’ingresso e alle sale dei bagni, soprattutto».
Osteria vs ristorante: cambia la fragranza?
«Assolutamente sì. In un ristorante di crudo dobbiamo ricreare la sensazione di essere su una terrazza sul mare: fico, mirto, agrumeti. In osteria, invece, possiamo osare con fragranze di maggiore carattere, più calde».
Cosa non si deve fare assolutamente?
«Mascherare gli odori con profumi troppo forti. E usare la stessa fragranza per tutti. Ogni spazio ha la sua identità».
Progetti futuri?
“Ho appena aperto il nuovo negozio nel borgo antico di Cava de’ Tirreni, proprio nel cuore del caratteristico borgo porticato. E poi c’è il grande sogno: lanciare una mia linea. Gli amici mi chiamano già “Madame Parfum”, chissà che non diventi realtà».
È quale è la regola che segue sempre Madame Parfum?
«Ho sempre pensato che il profumo è emozione che non sempre trova riscontro in prezzi da capogiro, ed io non volevo restasse un lusso. La ragazza che studia, o la madre che non lavora non dovevano privarsi mai. È una coccola che tutti dobbiamo poterci concedere Ecco perché qualsiasi sarà la mia futura strada non eliminarei mai questo segmento di fragranze alla spina. Quando hai due gocce di profumo, stai indossando l’abito da sera. Siamo tutte cenerentola, ma poi. La stessa regola vale anche per i ristoranti: dall’osteria al locale di lusso ad ognuno il suo profumo».


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