
di Ornella Buzzone
Aprire un ristorante oggi è quasi un atto di coraggio.
Farlo da giovani, investendo sulla qualità, sulla formazione e su una cucina capace di raccontare una visione precisa, lo è ancora di più.
È questa la sensazione che ho avuto entrando da Rocco’s Restaurant, a Frattamaggiore. Una realtà nata soltanto lo scorso novembre ma che, in pochi mesi, ha già costruito una propria personalità, grazie a un gruppo di ragazzi accomunati da un obiettivo semplice quanto ambizioso: far mangiare bene le persone e farle uscire dal ristorante con la voglia di tornare.
La prima curiosità nasce ancora prima di accomodarsi a tavola.
Perché Rocco’s?
La risposta è molto più semplice di quanto si possa immaginare.
Non è una scelta di marketing, ma una storia di famiglia.
Rocco è il cognome della famiglia materna dello chef Marco Schiavone, che insieme allo zio e ai cugini ha deciso di trasformare quel cognome in un marchio, in un’identità e, soprattutto, in un progetto condiviso.
Marco sognava da sempre un ristorante tutto suo, un luogo dove poter esprimere liberamente la propria idea di cucina. Quel sogno ha trovato casa grazie alla famiglia e oggi prende forma insieme ai cugini Gianluca Rocco e Lucio Rocco, ognuno con un ruolo ben preciso, ma tutti accomunati dalla stessa visione.
Ed è proprio questo che si percepisce appena si entra.
Qui non ci sono semplicemente dei soci. C’è una famiglia.
E forse è proprio questo il primo ingrediente che rende Rocco’s diverso.
Una cucina che parla italiano, ma conosce il mondo
Marco Schiavone arriva da un percorso professionale tutt’altro che scontato.
Per anni ha lavorato nel mondo della cucina giapponese e del sushi, approfondendo tecniche, materie prime e filosofia orientale.
Un’esperienza che oggi emerge con grande equilibrio.
Non troverete piatti costruiti per stupire a tutti i costi, né tecnicismi ostentati.
Troverete invece una cucina che prende ispirazione dal mondo per valorizzare ancora di più la tradizione italiana.
Acidità, grasso, consistenze, temperature e sapidità convivono in ogni piatto senza mai prevalere l’una sull’altra.
Marco preferisce non raccontare tutto nel menù.
Lascia che sia il cliente ad assaggiare per primo.
Poi arriva il racconto.
Perché dietro ogni piatto esiste uno studio profondo che va ben oltre la semplice lista degli ingredienti.
La cena inizia con una soffice brioche ai sette cereali, accompagnata da un burro montato all’olio extravergine d’oliva e da una delicata polvere di limone.
Un’entrée solo apparentemente semplice, che racconta già la ricerca sugli equilibri tra morbidezza, freschezza e profumi.
Arrivano poi tre amuse-bouche che rappresentano una perfetta sintesi della cucina di Marco.
Il maritozzo salato con baccalà mantecato, gel agli agrumi e perlage al tartufo è elegante, delicato e sorprendentemente equilibrato.
Segue un piatto decisamente più audace: femore croccante di mais e trippa, tartare di manzo, senape e miele, gel di tuorlo e tartufo.
Un gioco di consistenze e contrasti che racconta la parte più creativa dello chef.
Chiude questa prima sequenza uno gnocco fritto emiliano con culatello, stracciata pugliese e pesto modenese.
Tre regioni italiane che dialogano nello stesso boccone.
Una dimostrazione concreta di come Marco riesca a costruire piatti contemporanei senza perdere il legame con il territorio.
Tra le portate che più rappresentano la filosofia di Rocco’s c’è sicuramente la brioche sfogliata, proposta in due interpretazioni.
La prima con salmone affumicato e marinato alla barbabietola, Caesar Salad, uovo poché, gel allo yuzu e caviale di salmone.
La seconda con carpaccio di Black Angus, Caesar Salad, uovo poché, gel allo yuzu e polvere di olive nere.
Due piatti diversi che condividono la stessa idea.
Prendere ingredienti provenienti da culture differenti e farli dialogare con naturalezza.
Nulla è forzato.
Ogni elemento trova il proprio spazio.
È probabilmente il piatto che racconta meglio l’identità del ristorante.
Un astice canadese viene interpretato in due preparazioni completamente differenti.
La prima è il Lobster Roll, ispirato alla tradizione del New England ma reinterpretato secondo la filosofia di Marco.
Pane homemade, astice cotto al vapore, insalatina mediterranea, maionese al lime e french fries impreziosite da tartufo nero estivo, lime e Parmigiano Reggiano.
L’America incontra l’Italia con una naturalezza sorprendente.
La seconda preparazione guarda invece al Mediterraneo.
L’astice alla catalana viene accompagnato da pomodorini gialli e rossi, gazpacho, cipolla agrodolce e un originale waffle salato alla rucola e basilico.
Due interpretazioni completamente diverse dello stesso ingrediente.
Due modi differenti di raccontare una cucina che non vuole avere confini.
Il dessert è una rivisitazione del tiramisù.
Un French Toast preparato con brioche di produzione propria, crema al mascarpone, cacao ed emulsione al caffè.
Goloso, moderno, perfettamente equilibrato.
Un finale che chiude il percorso mantenendo la stessa coerenza vista durante tutta la cena.
Se la cucina rappresenta il cuore di Rocco’s, la sala ne è la voce.
Ad accogliere gli ospiti c’è Lucio Rocco, poco più che ventenne, ma con una maturità professionale che sorprende fin dai primi minuti.
Ha scelto di entrare a far parte della famiglia Rocco condividendone pienamente filosofia e obiettivi.
La sua è una passione autentica.
Ama studiare il vino, approfondire gli abbinamenti e osservare il lavoro dei grandi ristoranti.
Nel tempo libero si regala spesso esperienze nei ristoranti fine dining proprio per capire come nasce un grande percorso gastronomico, come si costruisce un abbinamento e come si racconta un piatto.
Una curiosità che oggi rappresenta uno dei suoi punti di forza.
Non si limita a servire un vino.
Accompagna il cliente durante tutta l’esperienza, raccontando con competenza i piatti e suggerendo gli abbinamenti migliori.
È bello vedere un ragazzo così giovane investire nella propria formazione in un momento storico in cui trovare personale di sala preparato è sempre più difficile.
Accanto a lui c’è Gianluca Rocco, presenza costante tra i tavoli, capace di trasmettere quella spontaneità che solo chi vive il ristorante come casa propria riesce a comunicare.
Durante la nostra chiacchierata Marco mi ha confidato una cosa che mi ha fatto riflettere.
All’inizio tendeva a raccontare troppo.
Poi ha capito che, forse, la strada migliore era un’altra.
Oggi preferisce semplificare il linguaggio senza semplificare la cucina.
Lascia che il cliente scopra il piatto poco alla volta.
Lo accompagna. Lo educa.
Non impone mai. Ed è forse questa la scelta più intelligente.
Perché innovare non significa allontanare il cliente, ma portarlo gradualmente verso qualcosa di nuovo.
Durante tutta la cena ho percepito un’energia particolare.
Quella di ragazzi che lavorano insieme con entusiasmo.
Che si confrontano. Che studiano.
Che hanno ancora voglia di crescere.
L’abbinamento tra cucina e vino è stato uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente.
Ogni calice sembrava pensato per valorizzare il piatto successivo.
Nulla appariva casuale.
Ma ciò che mi porterò davvero a casa non è soltanto il ricordo di una cucina tecnica e ben eseguita.
È il clima.
La serenità.
La sensazione che ogni persona, dalla cucina alla sala, lavori per lo stesso obiettivo.
Far stare bene chi si siede a tavola.
Prima di andare via ho dato un consiglio a Marco.
Gli ho detto di uscire più spesso dalla cucina.
Di presentarsi ai tavoli.
Di raccontare la propria storia.
Perché oggi non basta cucinare bene.
Le persone vogliono conoscere chi c’è dietro un piatto.
Vogliono guardare negli occhi lo chef che ha immaginato quella ricetta.
Vogliono ascoltare la sua storia.
Sono convinta che Marco abbia tutte le qualità per farlo. Fare ristorazione oggi è difficile.
Forse più che in qualsiasi altro momento.
I costi aumentano, il personale qualificato è sempre più raro e conquistare la fiducia del cliente richiede sacrifici quotidiani.
Eppure, uscendo da Rocco’s Restaurant, ho pensato che esistono ancora ragazzi capaci di affrontare tutto questo con entusiasmo, studio e determinazione.
Non inseguono le mode.
Non cercano scorciatoie.
Stanno costruendo un’identità.
E sono proprio questi i progetti che meritano di essere raccontati.
Perché dietro ogni piatto non c’è soltanto una ricetta.
C’è una famiglia.C’è un sogno.
E c’è la voglia di dimostrare che la ristorazione italiana ha ancora tantissimo da dire.
Nota personale
Quando entro in un ristorante non cerco soltanto una buona cucina. Cerco persone, storie, idee e il coraggio di mettersi in gioco. Da Rocco’s ho trovato tutto questo. Ho mangiato davvero bene, ma soprattutto ho visto una squadra di giovani che, con umiltà e passione, sta provando a costruire qualcosa di importante. In un periodo storico in cui fare ristorazione è sempre più complicato, vedere ragazzi che investono sullo studio, sull’ospitalità e sulla qualità mi lascia una grande speranza. Perché il futuro della nostra cucina passa anche da realtà come questa.
Indirizzo: Piazza Risorgimento, 4 – 80027 Frattamaggiore (NA) Rocco’s Restaurant
Telefono: +39 081 1819 2450
Costo medio: circa 30-40 € a persona alla carta; i percorsi degustazione partono da 30 €, mentre la Lobster Experience è proposta a 40 € a persona (bevande escluse).
Scheda del 28 novembre 2025
Rocco’s restaurant ed il lobster roll
di Marco Contursi
Dire che nel 2025 la comunicazione social sia importante è un dato di fatto, da non strumentalizzare come, recentemente, ha fatto qualcuno,
e se stasera sono venuto qui, è proprio perché vedere online la foto di un lobster roll a 30 minuti da casa mi impone l’assaggio.
Il locale ha aperto da poco, l’ambiente è caldo, e non manca un corner instagrammabile. Simpatici i due titolari, i cugini Rocco, Marco e Gianluca. Marco è lo chef ma stasera fa anche da maitre perché è venuto meno chi di solito sta in sala, sono sicuro che se fosse stato lui fisso in cucina, piccole sbavature di un piatto non ci sarebbero state, ma, in fondo, non hanno inficiato la piacevolezza dell’esperienza.
La lobster experience costa 40 euro, alla carta, la spesa media sta sulla stessa cifra, e c’è pure la Rocco’s Relais, degustazione a base di sola entrecote, per chi di carne non è mai sazio, a 30 euro.
Si inizia con una deliziosa brioscina al burro, su cui spalmare, altro burro, montato e arricchito da polvere di pomodori secchi. La brioscina è calda ed ottima, e la vedrei bene pure come dolce. Magari con una crema al gianduia, seria. Il secondo benvenuto è uno gnocco fritto con una crema di barbabietola e tartufo, una bollicina l’accompagna e Lei sorride.
Si inizia bene.
Piccola attesa, da spendere guardando una carta dei vini, che sinceramente ripenserei, prezzi buoni ma bottiglie di tutta Italia, senza approfondire nessuna regione, insomma, fatta con poco amore. Ma io pesco comunque una cosa buona, il Pallagrello Fiore Clastico della azienda Labori Catrame, la scheda sul loro sito, dice “agrumi e tiglio”, io “pietra focaia e salvia”, vabbè, nei vini come nelle nuvole ognuno ci vede quello che vuole (Galettidixit). Davvero un signor vino ad un signor prezzo (25 euro).
Anche a Lei piace e sorride di nuovo.
Ora tocca al Lobster Roll servito con patatine fritte, e salsa beurre blanc. Molto buono, succulento, oserei dire…carnale. Ti esplode in bocca in un morso di voluttuoso piacere, quello che solo i crostacei (e poche altre cose) sanno dare..
Piccole imprecisioni da registrare, patatine fritte non bollenti, panino che tendeva leggermente a sbriciolarsi e a rompersi al centro. Ma sono quisquilie, che uno fa notare quando è stato bene e vuole tornare per stare benissimo. La salsa al burro è perfetta, anche la mia che avevo chiesto senza scalogno. E loro gentilissimi, mi hanno accontentato, segno che qui c’è gente che ha a cuore la tua felicità alla loro tavola.
Secondo piatto delle Experience è l’astice in tempura, realizzato con la tecnica asiatica del gocciolamento della pastella (fioritura), eseguito in modo magistrale, moooolto crunchy (crok crok), piacevolissimal’insalatina che l’accompagna, con la giusta acidità a bilanciare il fritto
etereo.
Dolcino? Sì, ma uno con due forchettine e che sia goloso: Tortino al cioccolato con gelato alla vaniglia e due mandorle a lamelle.
Cuore caldo, mentre fuori fa freddo. Non sarà il dessert più originale del mondo, ma resta una coccola che, a me, piace tanto.
E piace tanto anche a Lei, che mi regala un ultimo, dolce, sorriso, mentreio finisco la bottiglia, versandomi due stille di Pallagrello.
A cosa l’abbino? Alle sue splendide chiome dorate.
Rocco’s restaurant
Piazza risorgimento Frattamaggiore (Na)
tel 081 18192450
prezzo medio 40 euro.
Dai un'occhiata anche a:
- Caruso, A Belmond Hotel inaugura la stagione al ristorante Il Pantaleone con il menu “Le Due Costiere” firmato da Armando Aristarco e Gennaro Esposito
- Eldo’ Bistrot, il coraggio di cambiare vita e servire felicità
- Bacoli, tra drink del territorio e nuovi piatti ecco i 10 anni di Borgo 50 all’ombra del Castello aragonese
- Ristorante San Pietro a Cetara inizia la sua seconda vita
- Gli Ostinati Trabocco Mucchiola Restaurant. I trabocchi, un’eredità sospesa sul mare
- Kebastard Catania– Cosmopolitismo a tavola
- Acquacheta vineria & Oyster Bar a Salerno
- La notte delle lampare non è mai stata così luminosa come a Volta del Fuenti