
Negli ultimi decenni in Italia abbiamo avuto una vera e propria esplosione di iniziative enogastronomiche, alcune brillanti, altre meno, molte sostenute dagli enti pubblico, rare quelle che hanno sviluppato idee brillanti diventando capaci di reggersi da sole. La velocità con cui stiamo vivendo i nostri tempi fanno diventare antiche cose appena pensate, cambia il modo di comunicare, le nuove generazioni hanno punti di vista diversi dalle precedenti come sempre accade, i gusti si trasformano.
Allora, dopo essere stato alla decima edizione di Ischia Safari ideata dagli chef Nino Di Costanzo e Pasquale Palamaro, mi sono chiesto: come mai è stata a detta di tutti la migliore di sempre? La risposta in realtà non è difficile da trovare ed è il divertimento non artefatto, profondo e non esibito di facciata che ha coinvolto tutti i partecipanti. Divertimento, che bella parola, ormai da tempo messa da parte dalla comunicazione ufficiale del vino e del fine dining trasformati in barocchi rituali che intimidiscono invece di coinvolgere clienti, lettori e appassionati.
Cosa c’è dietro la parola divertimento? Secondo me la narrazione autentica di quello che si vive ed è proprio questo il tema che voglio sottolineare in questa sede: in genere le manifestazioni perdono autenticità quando l’aspetto commerciale prende il sopravvento sui contenuti, o, in poche parole, quando le motivazioni che hanno portato alla creazione dell’evento vengono piegate, adattate, modificate, in base alle esigenze della politica e/o dei partner commerciali. Quindi ben presto si trasformano eventi a piccole fiere non dichiarate. Di esempi ne abbiamo tanti ma evito di fare i nomi per evitare polemiche ad personam. Il motivo è che nelle imprese dominano uffici marketing che seguono protocolli astratti senza conoscere il mondo di cui si occupano. Passano dalle scarpe o dagli orologi al cibo e alla pizza senza studiare i meccanismi e perdendo la visione umanistica.
Ischia Safari ha invece mantenuto al centro la passione dei cuochi, il racconto dell’isola e la curiosità di chi partecipa agli eventi. Una barra dritta anche grazie alla intelligenza di chi ha sostenuto l’idea di Nino e Pasquale, ossia gli imprenditori del territorio e quelli che sin dal primo momento hanno sostenuto Ischia Safari. Questo ragionamento non vuole demonizzare l’aspetto commerciale, anzi, lo vuole sostenere affermando in via definitiva che per vendere meglio non bisogna mai avere fretta di farlo.
Si tratta, ripeto, di un equilibrio difficile da mantenere perché chi organizza e chi sostiene devono avere la capacità di sostenere a vicenda le proprie motivazioni senza prevaricazioni. Ischia Safari, complice l’autenticità dell’Isola verde, meravigliosa, vissuta, ma anche ricca di problemi, ha mantenuto questo equilibrio e andrà avanti a condizione di aggiornarsi sulla comunicazione per poter parlare alle nuove generazioni.
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