
di Cosimo Torlo
Il nostro è un paese affascinante, abbiamo città uniche al mondo, Roma, Venezia, Firenze, Napoli e potrei proseguire, luoghi dove ogni angolo racconta storie mitiche, affascinanti, città che si sono forgiate nei corsi dei secoli grazie al carattere dei loro abitanti, uomini e donne provenienti dai più svariati luoghi del mondo, dando ad ogni singola città caratteristiche che ancora oggi le caratterizzano e che le rendono uniche.
Roma per ovvie ragioni anagrafiche è al primo posto, e nonostante gli sconvolgimenti che coinvolgono il mondo la sua attrazione turistica non smette di coinvolgere milioni di turisti che arrivano da ogni dove per visitarla. I dati parlano chiaro, nei mesi di luglio e agosto nella capitale sono arrivati oltre 2,6 milioni di turisti, di questi ben 1.679.131 hanno scelto hotel di 5 stelle, con un incremento sullo scorso anno del 4.23%, mentre i dati sono negativi riguardano tutte le strutture di categoria inferiore, sostituite spesso dai B&B. Viene facile pensare che ormai il gap tra gli alto spendenti e tutti gli altri si ampli sempre di più, una tendenza in atto già da qualche anno ma che oggi sta assumendo proporzioni davvero importanti. Non c’è grande catena del lusso alberghiero che non stia investendo in hotel di questa natura, a Roma sono tantissimi i cantieri aperti, insomma così va il mondo.
Ma quando parliamo di lusso bisogna saper distinguere, perché non sempre è il prezzo a fare la differenza, nella mia esperienza son stato in strutture alto spendenti deludenti e di poco fascino, realizzate con un design freddo, impersonale e cucine che lasciavano a desiderare. Strutture perfette per i ricconi che cercano opulenza, ma c’è anche chi non cerca solo il lusso, ma una storia, un racconto, che in quei luoghi vuole vivere un emozione. E a Roma, così come nelle nostre città certo non mancano strutture che hanno tutto questo nel loro DNA.
Nella capitale l’Hotel d’Inghilterra si pone sicuramente ai primi posti, un bellissimo palazzo che esiste come albergo da oltre 170 anni. Siamo nel pieno del centro della città, in via Boca di Leone, a due passi da via Condotti e piazza di Spagna, oggi è circondata dalle boutique del lusso, ma un tempo la realtà della zona era ben diversa, basti pensare che negli anni Trenta del XIX secolo quando il palazzo passa dalle mani dei principi Torlonia, che per moltissimo tempo lo utilizzava come Locanda d’Angleterre (così allora chiamata) per accogliere gli ospiti parenti e amici al duca di Bracciano. La zona si trovava in uno stato di abbandono e miseria, motivo per cui all’acquisizione segue un’opera significativa di riqualificazione urbanistica che include il rifacimento dell’area. Ultimata nel 1842, la costruzione opera subito come locanda che riceve i forestieri in viaggio.
Ha così inizio la storia dell’Hotel d’Inghilterra che si afferma fin da subito come meta per gli artisti e poeti in quel turismo aristocratico che passerà alla storia come Grand Tour. Roma è una tappa imprescindibile in particolare per l’élite britannica, una fama che porterà a soggiornare nelle sue stanze grandissimi scrittori quali Oscar Wilde, Mark Twain, Ernest Hemingway ed Ezra Pound. E, più tardi, nel dopoguerra tantissime star del mondo del cinema americano.
Oggi l’Hotel d’Inghilterra è un 5 stelle che fa parte del gruppo italiano Starhotels Collezione, il quale sotto la direzione della Presidente e CEO di Starhotels Elisabetta Fabri, ha portato a compimento un lavoro di rinnovamento e di conservazione dell’intera struttura che si è concluso due anni fa che ha riguardato l’antica facciata, gli ambienti interni e il ristorante Cafè Romano a piano terra. Un vero gioiello che esprime un lusso ed una eleganza reale, che tocchi con mano e la respiri vivendo i suoi diversi ambienti, a partire dal suo ristorante dove lo chef Andrea Sangiuliano accoglie i suoi ospiti nelle suggestive sale interne, ma anche nell’accogliente dehor che dà su via Borgognona. La cucina non tradisce l’ispirazione romana del cuoco che di Roma è figlio, dunque cucina fresca e stagionale, senza sottoporli a eccessive manipolazioni, prova provata i suoi splendidi rigatoni ai quattro pomodori.
Ma l’ultima chicca pensata da Elisabetta Fabri insieme a Daniele Cernilli è quella di realizzare una carta dei vini “aristocratica” che comprende oltre 90 referenze provenienti da tutta Italia che è stata presentata qualche giorno nel corso di un evento che si è svolto sulla splendida Terrazza Romana. Una scelta quasi naturale per un Hotel con così tanta storia, una carta dei vini che vuole essere un racconto da vivere anche a tavola stappando bottiglie di cantine appartenenti a famiglie aristocratiche, tenute storiche e produttori che, generazione dopo generazione, hanno costruito un’identità riconoscibile.
Tra i nomi selezionati figurano Antinori, Frescobaldi, Guerrieri Gonzaga, Incisa della Rocchetta, Marone Cinzano, Tasca d’Almerita, Planeta, Cataldi Madonna, Boncompagni Ludovisi e Pallavicini. La proposta comprende anche spumanti italiani, Metodo Classico, bianchi, rosati, rossi e vini dolci, con una presenza significativa di etichette disponibili anche al calice. Una sezione specifica della carta è riservata alla “Libreria”, una collezione di annate e referenze particolarmente rappresentative, pensate come volumi da custodire e riscoprire nel tempo. Ne fanno parte, fra gli altri, il Sassicaia 2023 dei Marchesi Incisa della Rocchetta, Solaia 2022 e Tignanello 2022 dei Marchesi Antinori e il San Leonardo 2020 dei Marchesi Guerrieri Gonzaga. La carta dei Vini Aristocratici è accessibile sia agli ospiti dell’Hotel d’Inghilterra sia al pubblico esterno, al ristorante e per l’aperitivo. Un progetto che lega la storia dell’ospitalità romana a quella delle grandi famiglie del vino italiano.
www.collezione.starhotels.com/it/i-nostri-hotel/hotel-d-inghilterra-roma
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