
Una serata sulla cucina cilentana in trasferta calabrese, con le Ricette del Cilento, il libro edito dall’Ippogrifo, si è tenuta venerdì 21 ottobre al Giardino degli Allori a Campo Calabro, il ristorante di Gabriella Pavone e Orlando Campo, piccolo avamposto della cucina autentica regionale.
Già da qualche anno – ricorda Gabriella – il Giardino degli Allori ha iniziato un percorso di incontri di degustazione, Assaporando s’impara, con l’obiettivo di trasmettere e condividere storie di cultura gastronomica. A raccontare il rapporto antico tra Cilento e Calabria c’era Daniele Castrizio, archeologo, che ha narrato dei rapporti d’amicizia fra l’antica colonia di Elea-Velia e Reggio Calabria nonché della volontà da parte dei reggini di fondare una colonia nel Cilento a Pyxous, che sorgeva su una piccola altura al lato sinistro del fiume Bussento.
«Il Cilento e la Calabria tirrenica hanno tanti tratti comuni anche in cucina» racconta Maura Ciociano delle Edizioni dell’Ippogrifo: «abitudini, tradizioni, riti che discendono dalla comune matrice ellenica, come si evince in molte delle Ricette del Cilento, il libro di Luciano Pignataro, giunto alla V edizione, in cui si elogia la vita lenta, altro tratto comune tra le due terre».
I piatti sono stati curati dal giovane archeo-chef, come ama definirsi, Gian Marco Carli, del ristorante Il Principe di Pompei.
Per iniziare, una parmigiana bianca di alici con provola affumicata, pomodoro e limone con passatina di ceci di Cicerale di Giovanna Voria. Il piatto ricorda i sapori di un piatto storico dell’antica tradizione cilentana, l’alice ‘nchiappata, qui in una versione elegante e innovativa con la provola affumicata di bufala del Caseificio Chirico di Ascea.
A seguire, pasta e fagioli, piatto amato da Ancel Keys, con il fagiolo di Controne, appena raccolto dal contadino Michele Ferrante, dalla buccia sottile e di facile digeribilità. Qui in un abbinamento terra – mare con le alici di menaica di Donatella Marino e la loro colatura.
Ancora, il tataki di tonno pinna gialla accompagnato da una polenta di farro di Roccagloriosa dell’Azienda Cavalieri e da una mostarda di cipolla di Tropea.
In abbinamento i vini dell’azienda cilentana Cobellis.
Chiusura dolce con un semifreddo al Torroncino degli Sposi – prodotto tipico di Roccagloriosa – preparato, proprio come si faceva una volta, da Francescantonio e Tania Cavalieri.
Nel complesso, un’occasione per far conoscere le ricette cilentane in una terra vicina per comunanza di storia e cultura gastronomica.
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