Mon Bistrot a Pontecagnano, e la cucina di Michele Serafino

Mon Bistrot a Pontecagnano
Via Budetti, angolo via Torino
Aperto: tutti i giorni a pranzo e a cena
Chiuso: sabato a pranzo
Tel. 089 209 4127

di Carmen Autuori

Complice una piacevole serata con amici buongustai, siamo tornati al Mon Bistrot, a Pontecagnano, per provare la cucina di Michele Serafino che, dopo essersi occupato della gestione e della sala del locale sin dalla sua nascita in pieno lockdown, ha deciso di indossare di nuovo il “grembiule” alla soglia dei quarant’anni, ed ha fatto bene.

Lo chef è un punto di riferimento per l’imprenditore edile Guido Pappalardo, titolare del bistrot e dell’intero stabile in via Torino diventata ormai una delle più frequentate vie del gusto della provincia grazie alla presenza di ristoranti e pizzerie d’eccellenza. Ricordiamo la pizzeria Lievita di Antonio Fiorillo, la storica braceria Bruno, Deposito Eatery e tanti altri.

Formatosi presso Casa del Nonno 13 con lo chef Raffaele Vitale e reduce da una lunga esperienza con Paolo Barale – chef fino al 2018 del Marennà di Feudi di San Gregorio a Sorbo Serpico –, dopo aver lavorato in giro per l’Italia e in Spagna, Michele Serafino decide di tornare nella sua Pontecagnano e inizia la collaborazione, mai interrotta, con la famiglia Pappalardo.

Una cucina snella la sua, ma non banale, con una grande attenzione rivolta alla ricerca della materia prima. Ad ispirare lo chef sicuramente lo straordinario panorama che si gode dalla terrazza, al settimo piano, del Mon Bistrot: la Costiera amalfitana, la Costa cilentana, alle spalle i Picentini e la fertile pianura. Quindi tanto mare, limoni, fichi, ma anche porcini e tartufi, i primi tipici della cultura contadina come la pasta e patate impreziosita dal gambero crudo e le verdure presenti in quasi tutte le proposta.

Pontecagnano è anche terra di mozzarella e di latticini e, per l’occasione, quelli del Caseificio Giuseppe Morese, vincitore del Campionato della Mozzarella 2022 e sul podio nell’edizione del 2023, sono stati protagonisti degli antipasti, mentre il Caciobond, caciocavallo stagionato 24 mesi – dell’omonimo caseificio – nato nel periodo pandemico per consumare le eccedenze di latte di bufala, è stato un originale e gustosissimo pre dessert.

Grazie alla temperatura particolarmente mite di questo anomalo ottobre, abbiamo potuto godere anche noi della splendida vista, tra bonsai di ulivi e di quercia, divanetti vintage armonicamente inseriti in un contesto moderno dalle linee pulite curato dall’interior design Antonio Francese.

Ancora una volta, Mon Bistrot si conferma una struttura estremamente versatile, dal ristorante al pian terreno al panoramico ed elegante roof: accompagna il cliente dal pranzo alla cena, passando per l’aperitivo fino al dopocena.

La cena

S’inizia con i latticini, Moresina in acqua di pomodoro speziata e Romanticottina, la cremosissima piccola ricotta a forma di cuore.

A seguire provola affumicata, in foglia di limone, alici di Cetara, polvere di sfusato amalfitano e tartufo – un bel salto in Costiera – mentre la polpetta di pane e alici con maionese di aglio nero guarda al Cilento.

Gli antipasti sono dedicati al mare, con un sottofondo di profumi d’autunno: gamberi con lamelle di funghi porcini e olio aromatizzato al timo; seppia con broccoli, peperoni cruschi e pecorino.

A chiusura degli antipasti il baccalà con crema di fagioli di Controne.

Passiamo ai primi. Di buona tecnica il risotto mantecato al Caciobond con aceto balsamico e polvere di prezzemolo mentre la pasta e patate ai frutti di mare si rivela un piatto della memoria, oltre che complesso e di grande equilibrio.

Straordinari gli gnocchetti impastati con il siero di bufala accompagnati da crema di parmigiano e concentrato di pomodoro, quella che una volta dalle nostre parti si chiamava conserva. La ricetta nasce da un bel confronto tra lo chef e la signora Morese, raffinatissima cuoca.

Prima di passare ai dessert un assaggio di Caciobond sia in purezza che con miele e confettura di fichi d’India. Il caciocavallo stagionato 24 mesi conserva grande freschezza, e lo avevamo intuito già con il risotto.

Semplici, ma di ottima fattura i dessert: la millefoglie con crema pasticciera e amarene e la ricotta di bufala, fichi, nocciola di Giffoni e mosto d’uva.

 

 

Report del 22 giugno 2022

Mon Bistrot a Pontecagnano
Via Budetti, angolo via Torino
Aperto: tutti i giorni a pranzo e a cena
Chiuso: sabato a pranzo
Tel. 089 209 4127

 

Torniamo molto volentieri a parlare di Mon Bistrot, ristorante a due passi dalla stazione di Pontecagnano, in provincia di Salerno.
Un bel locale di moderna concezione, eleganza misurata ma efficace, colori che sfumano dal verde al turchese. Linee pulite, nella sala come nello spazio esterno (solo i puff ci spaventano un po’, ma è questione di generazioni: oltre gli ‘anta’ si materializza inevitabilmente  la goffagine di Fantozzi).
Mise en place essenziale, un bel bancone bar e cucina a vista. Il servizio è attento e puntuale, pronto al suggerimento, sul menu così come sulla carta dei vini.

A ora di pranzo c’è l’opportunità del business lunch, ma il menu – sfrondato, per scelta, degli antipasti – ha più di una qualche tentazione, per rinunciare all’opzione a la carte.
Riproviamo così una delle proposte vincenti dello chef, i tubetti in zuppa di totano. Un piatto confortevole, denso e appagante. Così come la minestra di pasta mista con patate frutti di mare.

Leggero e gustoso anche il piatto di calamaretti scottati, presentati ‘in verde’, con scarolina cruda dai rimandi classici, grazie a uvetta e pinoli.
Anche il semplice sgombro alla griglia, vivacizzato dalla scapece di zucchine e da una salsa al prezzemolo. è ben eseguito.
Piatti di grande nettezza e pulizia, che vanno dritti al dunque, con il merito di stimolare la memoria di chi conosce il territorio.

Il pane alle patate di Niko Romito è una tentazione. Impossibile resistere.

Si chiude con siparietto dolce, dalla pera con ricotta al classico tiramisù con caffè espresso versato al momento.
La piacevole conferma di un indirizzo affidabile, in una cittadina che fa registrare ormai da qualche anno una interessante vivacità gastronomica.

QUI DI SEGUITO LA NOSTRA PRIMA VISITA A MON BISTROT dicembre 2021

Mon Bistrot a Pontecagnano. La domanda è: cosa sta succedendo in Campania? La risposta sta dopo aver scannerizzato la squadra di cucina: Roberto Accarino viene da una lunga esperienza con il tristellato Niko Romito con il quale mantiene un forte rapporto acquistando il suo pane e vendendo i suoi panettoni. Il suo secondo Vincenzo Manzo ha invece lavorato con il novestellato Bartolini, Luigi Mazzariello è stato da Perdomo  e Francesco Santoro da Pipero.
E allora ecco la risposta a cosa sta succedendo in Campania, stanno tornando i giovani, decine, che hanno fatto robuste esperienze fuori, proprio come il bistellato Solofra o il neo stellato Giuseppe Molaro, giusto per citare i protagonisti della valanga campana registrata dalla Michelin 2022. Naturalmente il rischio di cucinare per se e non per i clienti spesso è dietro l’angolo, ecco perché io preferisco sempre aspettare un po’ prima di consigliare un locale che annuncia ambizioni: serve il rodaggio, misurare l’intesa fra l’imprenditore e la squadra, capire come muoversi in questa fase pandemica prolungata dalla gente che non si vaccina facendo un favore al virus e mettendo a repentaglio la vita e l’economia di una comunità di cui evidentemente i no vax non si sentono parte salvo poi quando finiscono in terapia intensiva dove si convertono dopo essere stati curati a nostre spese.

Non possiamo parlare di ispezione pura: qui arrivo insieme al mio caro amico e collega Gigi Casciello, ex direttore del Roma e oggi deputato e bene ho fatto ad ascoltarlo. Valga per tutti la risposta dello chef alla domanda sugli obiettivi che ci si pone: “Riempire la sala”, musica per le mie orecchie che devono essere usate per riportare sicurezza a chi si mette in giro dopo aver letto questo blog.
Diciamo subito che questa è una impresa dalle spalle molto larghe, quelle dell’imprenditore edile Guido Pappalardo che proprio in uno dei palazzi costruiti da lui ha sistemato il locale per avviare l’impresa con una velleità: fare qualcosa di buono per la sua città, Pontecagnano, grande comune immediatamente a Sud di Salerno, con un ricco passato industriale e un buon presente nell’agroalimentare, in attesa che apra finalmente l’aeroporto. Siamo a 160 metri a sinistra dalla comoda stazione, la strada è una sorta di via del food come è accaduto a Via Tribunali a Napoli. a via Tavernelle a Paestum, un territorio che adesso finalmente anche i colleghi del Nord iniziano a scoprire grazie alla Michelin. In meno di cento metri c’è Mon Bistrot, la storica braceria Bruno, la pizzeria Lievita e un pub. La sera in estate si chiude al traffico e via con i tavolini con centinaia di persone.

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Il locale è molto bello, centrato il discorso delle luci, cucina a vista con cantina al piano di sotto in cui è possibile fare degustazioni e un roof, cosa rarissima da Salerno in giù, con vista sul Golfo dove si fanno aperitivi e si mangiano sfizi. Una soluzione che ha spaccato in questi mesi sino all’arrivo delle grandi piogge.
La grande novità è la fine della suddivisione classica del menu all’italiana, aboliti gli antipasti, alla carta si possono scegliere verdure e ortaggi, piatti di pesce o di carne, primi e dolci. La spesa si aggira fra i 50 e  i 60 euro. Il servizio di sala, coordinato da Michele Serafino, un ex chef che ha deciso di togliersi il mantesino è cordiale e professionale. Tutti i clienti vengono ricevuti con garbo, molti sono quelli che tornano e vengono indirizzati al tavolo preferito: si vede che il locale ha rodato. La carta dei vini è ampia, con una buona selezione di Champagne, buone finestre sull’Italia, qualcosa di estero, andrebbe irrobustita la Campania e in particolare modo la provincia di Salerno a cui comunque spetta la prima pagina. Ricarichi umani, che fanno girare la cantina: si possono bere i grandi classici a prezzi accessibili.

Il menu di Mon Bistrot

Ma adesso veniamo al cibo. Diciamo subito che tutti i piatti sono dotati di un’ottima tecnica di estrazione del sapore, precisi. Come sappiamo, la scuola di Niko Romito è l’essenzialità assoluta della materia, in questo caso però ben declinata alle esigenze di un bistrot (Roberto ha lavorato a Spazio a Roma) dove non possono mancare piatti ecumenici e della gioia capaci di spingere il cliente al ritorno. Divertente allora il raviolo cinese  ripieno di friarielli in brodo di salsiccia, già molto vista in giro ma ben eseguita la tartare con la salsa di ostriche. Due entrate carine che ci preparano  a due piatti di grande esecuzione, quelli con la triglia e il rombo, entrambi di valore assoluto che meritano di essere sottolineati per la perfezione della cottura.

 

I primi piatti di Roberto Accarino

 

I primi sono tre calci di rigore a porta vuota. Come sempre deve essere in Italia, è il momento della gioia, dello zenit, l’allegro andante della sinfonia. Il ramen in versione partenopea con uova di caviale è corroborante, il brodo ben fltrato e ricco di sapore. Il tortellino è l’ennesima prova d’amore fra il pomodoro e il formaggio, con un ingresso al palato emiliano e un finale siculo campano dove il pomodoro concentrato rilascia quell’acidità necessaria a non far stancare sul piatto. Capolavoro di perfezione stilistica, diesci direbbe il nostro, per i tubetti e il sugo di totani. Un esempio di intelligenza di mestiere che non vive complessi di inferiorità (tubetti rigati industriali), perfetta tecnica di estrazione del sapore con un salsa densa e purissima, di grande intensità e sapore, capace di digerire anche un Aglianico.

Divertente il gioco del piatto di carne in cui il vitello si traveste da maiale. Un divertissement ben riuscito.

Mon Bistrot – Vitello e papaccelle

Buono il finale dolce non dolce e, dulcis in fundo, il panettone di Niko servito con una crema abbondante e meravigliosa.

CONCLUSIONI

Mon Bistrot è un luogo di facile accesso con auto e mezzi pubblici, aperto mattina e sera che cambia a seconda delle vostre esigenze come deve essere appunto un bistrot. Dal pranzo veloce alla serata importanta, dalla degustazione al cocktail in terrazza con amici. La cucina in questa fase mantiene il giusto equilibrio fra l’esigenza di innovare il sapore pescando fra le ricette di tradizione e la ricchissima varietà di prodotti di un territorio magico, che spazia dal mare alle virtù di montagna in meno di mezz’ora d’auto senza contare la ricchezza della Piana del Sele di cui Pontecagnano è la porta nord. Si sta bene, il servizio è professionale ma non ingessato. Ritroverete allora sapori antichi notevolmente migliorati dalla tecnica o proverete qualcosa che però non è mai pensata per stupire bensì per piacere.
Visto, si approvi :-)

 


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