Verticali e orizzontali
4

Fiano di Avellino 2010, otto bottiglie da stappare alla Vigilia

22 dicembre 2012

Con Guido Marsella (Foto Lello Tornatore)

Il primo in assoluto è stato Guido Marsella che decise di uscire un anno dpo la vendemmia con il Fiano guadagnandosi sorrisi e battute di sufficienza da parte dei ristoratori dell’epoca, molti dei quali poi gli hanno chiesto in ginocchio una assegnazione.


L’uovo di Colombo, una scelta molto semplice, naturale, per consentire al grande bianco irpino, forse il vino più esclusivo e prezioso che si possa vantare nel Mezzogiorno di evolvere e maturare.

Antoine Gaita di Villa Diamante - foto di Lello Tornatore

Dopo di lui Antoine Gaita con il suo mitico Vigna della Congregazione prodotto da Villa Diamante.

 

Raffaele Troisi, cantine Vadiaperti

 

Infine è stata la volta di Vadiaperti con il cru di Fiano, Aiperti. Nel frattempo altre aziende hanno iniziato a lavorare sul tempo, guadagnando così un mercato sempre più ampio anche se di nicchia, ma fatto di persone disposte a spendere qualche euro in più per avere qualcosa di esclusivo e ben fatto.

 

Laura e Luigi Moio

 

L’Exultet di Quintodecimo, l’azienda di Laura e Luigi Moio è un esempi odi bianco progettato per vivere molto a lungo e nonostante sia il bianco più caro della Campania finisce ben presto negli scaffali dei ristoranti.

 

Ciro Picariello - foto di Lello Tornatore

 

La cantina di Ciro Picariello, vicino di Marsella, ha seguito sin dal primo anno senza pensarci sopra l’esempio e solo in queste settimane inizia a commercializzare il 2011 resistendo alle continue pressioni e ai costi di stoccaggio.

 

Fiano di Avellino Santàri di Filadoro

 

Anche Filadoro ha importato le sue uscite giocando sul tempo.
Altre aziende sposano seguendo questa impostazione:

 

Fiano di Avellino 2010 docg Masseria Murata (Foto Lello Tornatore)

 

 Masseria Murata a Mercogliano


Fiano di Avellino di Rocca del Principe


Rocca del Principe a Lapio.
Insomma, l’avete capito, per la cena della Vigilia e quella di Capodanno, ma penso anche per iniziare il pranzo di Natale, l’ideale è un Fiano di Avellino, bianco delle grandi occasioni. La regola è dunque bere il 2010 di queste aziende per godere in pieno della evoluzione olfattiva e del ritrovato equilibrio in bocca tra acidità e struttura del bicchiere. Dal pesce alle carni bianche, alle verdure o anche, sentite questa, dopo i rossi strutturati del pranzo per rinfrancare la bocca con buona acidità. La 2010 in Irpinia è annata da incorniciare, aspettare ancora qualche anno per verificare i gioielli di queste cantine storiche: si tratta di bianchi che con il tempo si arricchiscono sul piano olfattivo senza perdere mai l’incredibile spinta regalata dalla freschezza.

Da Il Mattino del 18 dicembre 2012

4 Commenti a “Fiano di Avellino 2010, otto bottiglie da stappare alla Vigilia”

  1. diodato buonora scrive:

    Sono daccordo con questa classifica anche se ci sono altri fiano di Avellino che meritano ugualmente moltissima attenzione. Personalmente sono convinto che il Fiano di Avellino è in assoluto il miglior vino del sud. Buon Natale a tutti.

    • Luciano Pignataro scrive:

      Più che una classifica questa è la proposta che riguarda tutte le cantine che escono con almeno un anno di ritardo con il loro bianco:-)

  2. Alessandro scrive:

    Assaggiati di recente molti di quelli citati. Espressioni spesso differenti anche nello stile ma di altissimo livello. Devo dire che il Vigna della Congregazione 2010 mi ha impressionato particolarmente, mi sembra di valore assoluto ben oltre i confini della Campania. Completo per verticalità (…), ampiezza, durata al gusto e chi più ne ha più ne metta!!! Speriamo che sempre più produttori scelgano di uscire in ritardo, sarebbe un bel segno di crescita per il territorio. Auguri a tutti!