Aglianico 2001 Cilento doc

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BOTTI

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: legno

Sicuramente quando aprite una bottiglia del 2001 siete sempre di fronte ad una buona annata, classica per la sua evoluzione climatica, nella quale, contrariamente a quando si dice a proposito, abbiamo avuto ottimi bianchi e ottimi rossi. La conferma viene dall’apertura di una bottiglia da tre litri di Carminuccio Botti, un formato speciale con il quale ha avuto un discreto riscontro commeciale: l’azienda non si trova nelle guide perché non manda quasi mai il vino e raramente partecipa a fiere e manifestazioni pur essendo insieme a Marino una delle prime che hanno prodotto vino etichettato nel Cilento. Siamo ad Agropoli, alle porte del Parco, sulla collina Moio a quattro chilometri dal centro saraceno. Le esecuzioni dell’enologo Marco Stefanini sono classiche, mai forzate, lasciano parlare la frutta. Sia i bianchi che i rosati sono caratterizzati da pulizia olfattiva, freschezza, discreta complessità. L’Aglianico 2001 ha raggiunto il nadir della sua evoluzione, a nostro giudizio infatti da qui a un anno inizierà la fase discendente: i tannini infatti sono stati completamente domati dal tempo e in bocca il vino è ormai morbido, in ottimo equilibrio tra la freschezza, ancora vivace, e l’alcol che supera i 14 gradi e la struttura. Proprio questo equilibrio perfetto tra le varie componenti ci fa pensare che siamo al punto più alto possibile della evoluzione perché in partenza l’Aglianico 2001 aveva tannini e freschezza preponderanti, del resto il tappo era a circa metà del suo cammino ed è stato il primo segno che mi ha fatto dire marxianamente: ben scavato vecchia talpa, è il tuo momento. Questo Aglianico, dal colore rosso rubino impenetrabile, ha la ricchezza olfattiva dei grandi vini: dopo la frutta, confettura di amarena, si fanno avanti noti balsamiche, tabacco, un po’ di liquirizia, cacao, note molto intense a decisamente persistenti, decise, nette. Anche dopo un’oretta il vino ha conservato le sue caratteristiche senza venire meno alla premesse iniziali nonostante a tavola abbia perso la temperatura di cantina con cui era stato servito all’inizio. Un Aglianico classico del Cilento, sicuramente meno minerale e più morbido di quelli prodotti nel resto della Campania e del Vulture ottenuti da uve coltivati su terreno vulcanico. Il mio consiglio agli appassionati è comprare queste bottiglie quando entrano in commercio, ossia a un anno e mezzo dalla vendemmia e conservarle come ho fatto io almeno altri tre anni  prima di stapparle: il rapporto tra qualità e prezzo regala davvero grandi soddisfazioni grazie alla tipicità. Siamo di fronte ad una bottiglia della festa, capace di mettere come d’incanto subito d’accordo sia chi si è alfabetizzato in un corso Ais sia chi si è formato le papille prime che arrivassero gli omogeneizzati nel baby boom degli anni ’60. L’abbinamento è scontato: pecorino, capretto cilentano al forno, mbruglieddi arrostiti, cavatieddi al ragù di castrato e chi più ne ha più ne metta.

Sede ad Agropoli. Contrada Moio, 3. Tel e fax 0974.822195. Enologo: Marco Stefanini. Bottiglie prodotte: 35.000. Vitigni: fiano, trebbiano, malvasia bianca, aglianico.