Agricoltura biodinamica: incontro con Alex Podolinsky e Saverio Petrilli

Letture: 398
Alex Podolinsky

di Lee Adendorff

Una piccola rivoluzione nella viticoltura italiana proseguiva all’inizio di agosto sulle colline Lucchesi. All’ombra di un albero nel giardino della Tenuta di Valgiano sopra Lucca, Alex Podolinsky, esperto mondiale in materia di agricoltura biodinamica, ha tenuto uno dei suoi ultimi incontri con un gruppo di viticoltori e agricoltori, dopo più di due mesi di conferenze in Italia.

Il suo pubblico aveva il volto abbronzato e le mani di persone che lavorano la terra. Un paio prendevano appunti, la maggior parte ascoltavano in silenzio le parole misurate di Podolinsky, accompagnate dalla fluida traduzione del suo amico Saverio Petrilli, enologo della Tenuta e lui stesso un punto di riferimento per la viticoltura biodinamica in Italia.

Ad un certo punto, dopo di aver parlato delle basi della tecnica biodinamica, Podolinsky prende quello che sembra una piccola massa di fango da un sacchetto di plastica. Questo è stato il suo compagno di viaggio per gli ultimi dodici settimane: un colloide derivato da letame di vacca secondo un processo di trasformazione biodinamica che può contenere al suo interno fino al 70% d’acqua ed un’altissima concentrazione di materiale organica viva. Questo rappresenta, per molti versi, il fulcro del messaggio di Podolinksy.
La terra vivente.

E’ anche uno dei punti cruciali della biodinamica, che richiede l’uso di preparati organici che permettono ai microbi di fiorire, portando non solo salute ai terreni, che successivamente non hanno bisogno di additivi chimici, ma anche a piante sane senza bisogno di intervento chimico per controllare i parassiti e le malattie.

Podolinksy ora ha 86 anni e viene in Italia dal 1992, per incontrare regolarmente gli agricoltori italiani e per discutere della loro pratica biodinamica, offrendo i suoi consigli e a volte la sua critica tagliente. Non chiede mai oneri per i suoi consigli ne fondi per il suo viaggio, ma rigore e serietà da parte di chi lo ascolta. Un incontro con Podolinsky può essere a volte controverso, ma è una esperienza che non si dimentica.

Un osservatore astuto dei cicli della natura e dell’intervento umano, Podolinsky è un po’ agricoltore e un po’ filosofo. Ha vissuto gran parte della sua vita in Australia, dove fuggì dopo la seconda guerra mondiale, perseguito perchè proveniente da una famiglia importante dalla Russia-Ucraina.   In Australia ha un allevamento di mucche ed è qui, insieme ad altre attività agricole, dove tanti dei suoi metodi – evoluti dalle teorie biodinamiche del filosofo Rudolf Steiner – hanno trovato un fertile campo di sperimentazione e successo.  I risultati li ha condivisi con professori universitari, membri del ministero di agricoltura e agricoltori individuali quando e quanto possibile. Ha pubblicato diversi testi e ha fondato l’associazione Demeter (presente anche in Italia), per certificare e sorvegliare pratica e prodotti biodinamici. Oggi si stima che più di 3 milioni di acri sono coltivati biodinamicamente in Australia, 80% della superficie mondiale coltivata in questo modo.

Molti produttori di vino in Italia sono stati interessati nel metodo di Podolinsky ed un numero crescente è passato alla biodinamica. Questo non deve sorprendere. Vigne che crescono senza interventi chimici generano non solo prodotti più sani per il consumatore ma possono rispecchiare il vero ‘terroir’ di un luogo, leggendo la terra anziché un sacchetto di sostanze chimiche. I vini biodinamici non sono più considerati ‘i vini degli hippy’, e si presentano ora come una vera alternativa di qualità alla viticoltura convenzionale, nonché commercialmente sostenibile.

Una logica economica deve accompagnare la biodinamica secondo Podolinsky, e lui ha sempre sostenuto una differenza importante tra agricoltori di professione e chi fa l’orto per casa. La pratica biodinamica è un approccio alla vita e all’agricoltura che ha obiettivi alti – alcuni potrebbero dire altruistici o addirittura spirituali – ma si pratica in un mondo materiale fatto di commercio e scambio economico. Per avere longevità la biodinamica non deve costare di più, ma meno rispetto alle coltivazioni tradizionali, e nessuno lo capisce meglio di chi ha bisogno di collocare i suoi prodotti sul mercato. Nessuno, infatti, meglio di quelli agricoltori raggruppati sotto quel albero.

lee@leeadendorff.com

Foto di Lido Vannucchi

9 commenti

  • fabrizio scarpato

    (2 settembre 2011 - 18:32)

    Per quel che conta più volte ho mostrato perplessità sulla “tecnica” biodinamica, cioè sulla preparazione del cornoletame 500, soprattutto sugli aspetti astrali introdotti da Steiner. Allo stesso modo non mi convince il significato di “alternativo” di questa pratica agricola, tantomeno se fa leva su una qualità superiore rispetto alla coltivazione tradizionale. Penso che il rispetto per la natura e l’ambiente debba orientare sempre l’agricoltore. Non so esattamente se Podolinsky sia totalmente dentro quel solco, ma avendo avuto modo di ascoltare Saverio Petrilli, credo che oggi, ora, la vera forza del biodinamico sia la capacità di parlare, di raccontare, di coinvolgere in un progetto, facendo sentire forte chi partecipa. E’ un merito, un dato che la rende assolutamente contemporanea, che potrebbe costituire la chiave per avvicinare i giovani ( lo so mi sto ripetendo di post in post) . Corna di vacca primipara seppellita in luna crescente (?) a parte e, in fondo da questo punto di vista, irrilevante.

    • Carmine Capacchione

      (3 settembre 2011 - 10:05)

      Discorso in parte condivisibile se non fosse per l’indulgenza che si mostra verso chi fa i soldi vendendo cornoletame e acqua fresca ai contadini e facendosi pagare le certificazioni (Demeter è un marchio registrato) contrapposta all’intransingenza verso quei cattivoni delle multinazionali che vendono sementi OGM!!

    • arturo erbaggio

      (3 settembre 2011 - 18:07)

      è confortante sapere che qualcuno condivida le proprie “perplessità”. A parte le implicazioni etico-filosofiche che non saranno certo trattate da me… (ognuno agisce, produce, compra in accordo con le sue convinzioni che non sono giuste o sbagliate in assoluto, ma assolutamente contingenti al contesto sociotemporale in cui vive), un passaggio chiave è il fatto che spesso si dimentica che l’agricoltore con la “A” maiuscola è mosso sempre dal rispetto per la natura, ed è sempre un’attività “ETICA” ; non è accettabile la critica a prescindere verso chi non è biodinamico additato come inquinante, produttore di cibi non salubri e non legati al territorio, frutti del peccato, figli di un dio minore insomma….
      che significa “terroir”? quanti potrebbero distinguere un prodotto biodinamico alla cieca? siamo alle solite illusioni da consumatori poco informati…..

  • Lido vannucchi

    (2 settembre 2011 - 20:38)

    Folgorato sulla via di Damasco. Un grande e generoso Saverio ed un uomo ormai mito: Alex Podolinsky

  • gaspare

    (3 settembre 2011 - 02:19)

    mi auguro soltanto che il biodinamico non faccia la fine del biologico

  • Simone e Zeta

    (3 settembre 2011 - 09:36)

    Bellissimo articolo e foto strepitose, complimenti.

  • Lido vannucchi

    (3 settembre 2011 - 15:54)

    Verissimo sig. Capacchione, ho incontrato un uomo ricchissimo con tasche piene di soldi, gli fuoriuscivano da ogni dove,incuriosito chiedevo casa facesse di lavoro, a domanda risposta: vendo cornoletame….. e dico io ma come si chiama? ancora una volta a domanda rispondeva Mon…. Ma nella fretta mi sono “Santo” i Dio perso il finale. ciao Lido

    • Carmine Capacchione

      (3 settembre 2011 - 20:40)

      A buttarla in burletta sig. Vannucchi è molto bravo. Complimenti e saluti

  • Lido vannucchi

    (3 settembre 2011 - 22:25)

    X noi toscani la burletta e’ cosa molto seria, come seria e’ la biodinamica, io conosco quella applicata al vino, riconosco che per fare un grande vino, non occorre solo la biodinamica, ma occorre sincerita’ con noi stessi e la terra, e so esattamente, che spesso sempre piu’ spesso per avere un vino che abbia un anima, serve le biodinamica o qualcosa di simile, vedo troppi vigneti sofferenti, troppi terreni ormai sterili, uve sane solo all’apparenza, ma prive ormai di energie atte a fare da sole un buon vino, vedo vignaioli che con uve da agricoltura ragionata, o rispettosa o biodinamica, riescono a trasformarla in vini sinceri schietti, spesso sicuramente non privi di piccoli difetti, ma estremamente bevibili, sani, e se Dio vuole beverini, traduco in soldoni la bottiglia sul tavolo finisce. Un burlone che tiene a se stesso ed ai propri amici e clienti, e se viene a trovarmi non mancherò di condividere con lei, un sincero saluto Lido.

I commenti sono chiusi.