Aspettando Paestum: il Gallo Padano e la mozzarella di Stefano Caffarri

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Gallo

Sulle Strade della Mozzarella. Dopo Maffi, Cauzzi e Fiordelli, il funambolico paroliere del gusto Stefano Caffarri

di Stefano Caffarri

Non è compito facile per alcuno: ma per un Gallo delle pianure dalle parti del Po è pura superbia tentare di cogliere le infinite sfumature che colorano il bianco della Mozzarella di Bufala Campana. Quella primaverile, ricca e profumata; quella invernale, più riservata; quella estiva, diversa ad ogni stagione. Pura superbia decifrare le microfratture tra la bianca casertana, quella di Aversa, la beneventana e più giù, il frutto delle spianate attorno a Templi di Paestum, probabilmente uno dei luoghi più belli del mondo.

Eppure è così facile, anche per un Gallo delle pianure, rimanere irretiti nella seduzione dolce e severa della Mozzarella di Capaccio, e desiderar di perdersi solo nell’ebbrezza dell’assaggio dei diversi formati del medesimo Cru.

Allora sceglierai magari la produzione di un solo caseifizio, magari facendoti consigliare rudemente da qualche indigeno; palperai la carnosa generosità dei formati grandi, e la vellutata consistenza di quelli piccoli.  Annegherai nel mare di sapore di un treccione “magnum”, sarai scosso dal perfetto equilibrio d’ossidazione dei mezzochili.

Un miracolo quotidiano, fatto di braccia sbianchite dal calore e macerate dal siero. Un miracolo perpetuo, di cui è peccato non fare una festa.

7 commenti

  • ALBA

    (25 maggio 2011 - 12:51)

    Ieri ho realizzato il mio sogno: avendo finalmente una casa con un piccolo orto, ho acquistato cinque galline (veramente presa dall’euforia ho ordinato anche due capponi che arriveranno la prima settimana di luglio) con l’aspettativa di avere uova fresche e polli ruspanti. Un angolo di campagna in una città di mare, per questo motivo un gallo non potrà mai starci perchè il suo canto è più forte delle sirene delle navi, del rumore degli autotreni, delle voci dei vicini e pertanto non sarebbe apprezzata la sua gagliardia che non è appunto urbana ma più adatta a valli e pianure.

    • Lello Tornatore

      (25 maggio 2011 - 14:02)

      …eppure io dico che un bel gallo dal piumaggio variopinto, bello, altezzoso, con tanto di cresta e bargigli, farebbe la sua …figura ;-))

      • ALBA

        (25 maggio 2011 - 14:15)

        Non preoccuparti : sto già dando alle pollastre vino e cacioricotta e se vedo che la produzione va bene e riesco ad avere degli utili, comprerò un intero podere ci metterò un bel gallo e lo chiamerò Lello Tornaqua.
        Spero solo di non creare un conflitto di interessi con Giancarlo perchè quando prende in antipatia qualcuno è di una tigna…..

  • fabrizio scarpato

    (25 maggio 2011 - 15:48)

    “San Michele aveva un gallo bianco, rosso, verde e giallo e per farlo cantar bene gli dava latte e miele.”
    Latte e miele, una mozzarella dolce pur con una unghia di selvatico, di salinità anarchica (cit.). Infatti il gallo non canta, perché non s’addomestica. Al massimo mette su un giro di basso da affumicar le corde. Tiè.

    • ALBA

      (25 maggio 2011 - 16:04)

      Quel che dici sarà pur vero ma non funziona col gallo nero
      Nero il gallo, giallo il sole, canta all’alba e quando vuole…

  • Giancarlo Maffi

    (25 maggio 2011 - 20:05)

    @ Alba: il gallo potresti chiamarlo enrique:-). Un grazie a caffarri per questo pezzo e anche per altro…

    • ALBA

      (25 maggio 2011 - 21:13)

      Un abbraccio fortissimo Giancarlo.

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