Bar Roma a Sciacca – la migliore granita del Mediterraneo

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Bar Roma a Sciacca
Bar Roma a Sciacca

di Fabio Panci

Parlare di Aurelio Licata a Sciacca è l’equivalente di far il nome di Diego Armando Maradona a Napoli. L’unica differenza tra i due è che il secondo ha smesso da tempo di “fare magie”, mentre il primo “ancora gioca” deliziando con le sue creazioni coloro i quali varcano la soglia del suo mitico Bar Roma. Chi è Aurelio Licata? La domanda è davvero pleonastica, non solo se fatta ai suoi concittadini ma anche se rivolta a qualsiasi amante della granita sparso in ogni angolo del globo. The “King of Granita”, così come viene conosciuto all’estero, da sempre delizia i palati dei suoi clienti con la sua magica formula fatta di sola acqua, zucchero e limone. Come fa a presentare ogni giorno la granita più buona del mediterraneo è un segreto. L’unica cosa da fare è cercarlo tra le viuzze del porto di Sciacca, entrare nel suo bar ed ordinarne un bicchiere subito.

Bar Roma
Bar Roma

La magia inizia sin dal momento dell’arrivo al vostro tavolino della “creazione” di Aurelio, l’irresistibile odore di limone appena spremuto, la granulosità delicata della granita, la dolcezza iniziale subito corroborata da una cascata di acidità e sul finale ancora la nota di agrume a ripulire per intero la bocca. Segue il rito di mangiarla accanto ad una brioche soffice e gustosissima oppure ad un filoncino di pane caldo. Il resto lo fa l’atmosfera di un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, dove ancora si può chiacchierare amabilmente sia con il titolare (Zio Aurelio ha una parola per tutti), sia con gli altri clienti, lasciando per una volta fuori dalla porta tutto il nostro consueto “corredo tecnologico” fatto di smartphone e tablet.

Bar Roma, granita
Bar Roma, granita

Bar Roma
Via Delle Dogane, 8
Sciacca (AG)

3 commenti

  • Marco Galetti

    (31 ottobre 2016 - 09:11)

    Buongiorno Fabio, ho provato sensazioni simili di recente a Noto, da Corrado Assenza, al Caffè Sicilia, un altro che potrebbe giocare titolare in qualsiasi squadra, concordo in pieno sulla dimensione “anti tecnologica” di questi luoghi sospesi che invitano alla riscoperta della parola condivisa e a fare a meno di Siri.

  • Fabio Panci

    (2 novembre 2016 - 10:31)

    Buongiorno a te Marco,
    avevo già sentito parlare (benissimo tra le altre cose) del Caffè Sicilia di Corrado Assenza. La metterò sicuramente tra le prossime “visite obbligatorie” nei miei tour gastronomici siciliani. Tornando all’atmosfera “no tech” la considero un vero punto di forza, un tuffo nel passato, un mettere mano a ricordi ormai sbiaditi di luoghi al contrario mitici.

  • Marco Galetti

    (2 novembre 2016 - 12:58)

    …oltre al tuffo nel passato, in zona, la Riserva di Vendicari per altri tuffi…

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