Barone 2004, il Falerno di Regina Viarum

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Un’autostrada con tanto di marciapiedi e stazioni di servizio di oltre 500 chilometri, molto più lunga della sofferente Salerno-Reggio in perenne costruzione. Questa era l’Appia voluta dai Romani per collegare la città all’Oriente con scalo a Brindisi, una opera magnifica lungo la quale gemmarono tanti centri floridi e importanti. L’Appia era la Regina Viarum, in questo secolo di sigle corrisponderebbe alla nostra A1 per intenderci e, guarda un po’, attraversava anche l’Ager Falernum, l’antica Bordeaux dell’epoca dove si produceva il rosso più prezioso e costoso. Il richiamo diretto a questa storia è nel nome dell’azienda di Falciano del Massico, la seconda dopo Papa, fondata nel 1999 dalle famiglie Angelino e Maddalena, appena tre ettari piantati a primitivo come è consuetudine in questo areale reso famoso dalla testarda volontà di Michele Moio nel Dopoguerra. L’ennesima iniziativa in una doc restata bipolare per molti anni e adesso sempre più ricca di spunti e interpretazioni interessanti. Prima vendemmia nel 2003, da archiviare se amate i rossi eleganti e fini, la seconda di cui vi parliamo è questa 2004, abbinata alla mitica zuppa di pesce appena scomposta di Antonio Dipino della Caravella e, a marzo, poco prima del Vinitaly, uscirà la 2005. In questa breve storia c’è una lunga possibilità di raccontare perché abbiamo già visto come il vicino Papa abbia vini longevi e capaci di attraversare il tempo e non credo che il Falerno pensato da Pietro Razzino sia da meno, viste le premesse. Anche nell’annata 2004, poco calda ma abbastanza regolare, il primitivo mostra di essere un buon vino del Sud solare e mediterraneo, con tanta buona frutta al naso, una maggiore corrispondenza fra olfatto e palato rispetto all’Aglianico che arriva a questo risultato sempre dopo qualche anno, ma soprattutto con buona potenza espressa da alcol e struttura. In questo caso, appunto, la vigoria esuberante viene moderata dall’andamento climatico e il Barone, nato da un vigna di oltre 70 anni, si mostra piacevole ed elegante, abbastanza morbido, intenso e persistente, finale con una chiusa circolare molto autorevole e capace di affrontare molti cibi tradizionali e comunque costruiti. Una chicca ben espressa lo scorso anno nella sezione «Piccole Vigne» a Vitigno Italia, maturata nel frattempo con l’ulteriore evoluzione in bottiglia. Mentre l’Asprinio soffre l’affermazione di Falanghina, Fiano e Greco, il Primitivo gode di ottima salute proprio grazie al Falerno, unica doc di territorio più che di vitigno in Campania dotata di autorevolezza commerciale. Lo immaginiamo sulle beccacce cucinate alla Campagnola della vicina Cancello Arnone.