Batasarro 2009 Calabria Igt | Voto 87/100, winner a Radici del Sud

Letture: 202
Batasarro Calabria Igt rosso 2009 Statti

Cantine Statti

Uva: Gaglioppo

Fascia di prezzo: 15,00 euro in enoteca

Fermentazione e maturazione: Acciaio e legno

Vista 5/5 – Naso 26/30 – Palato 26/30 – Non omologazione 30/35

 

Benvenuti nella terra del vino: la Calabria! Secondo fonti attendibili, la viticoltura a livello nazionale ha cominciato il suo percorso attraverso i tempi partendo proprio dal territorio calabrese all’incirca 34 secoli fa, cioè prima ancora che Diomede, eroe greco reduce dalla guerra di Troia, approdasse sulle coste della Puglia settentrionale dove coltivò la vite. In quel tempo, infatti, dalla Mesopotamia (patria riconosciuta della Vitis Vinifera) arrivarono gli Enotri, che s’insediarono presso il territorio delle attuali province di Catanzaro e Reggio Calabria. Essi portarono le piantine di vite che misero a dimora e chiamarono questo lembo di terra prima Ausonia, in onore di Ausonide dea siriana, poi Enotria Tellus (terra del vino) e successivamente Italia, dal nome di Italo, figlio di Enotrio. Solo intorno al VII secolo a.C. arrivarono qui i primi coloni greci che, secondo le circostanze, si radicavano sul territorio, oppure si spingevano verso il nord-ovest del Mediterraneo, utilizzando spesso come trampolino di lancio le coste siciliane, pugliesi, calabresi, campane e sarde, ma trovarono sul suolo calabrese i filari d’uva già carichi! La cultura e la storia ellenistiche hanno comunque influenzato moltissimo la viticoltura calabrese. Si pensi, per esempio, a Milone di Crotone, che nel V secolo a.C. vinse le gare di lotta alle antiche Olimpiadi greche e ricevette in premio otri di vino Kremisa, che poi sarebbe l’attuale Cirò il vino più rappresentativo della Calabria prodotto con uve Gaglioppo, che è sicuramente di provenienza greca!

La Calabria enoica dei tempi nostri produce una gamma di vini buoni, con alcune punte di eccellenza, ma è penalizzata dall’esigua superficie, in rapporto al territorio regionale, di appena 10.000 ettari vitati, che danno all’incirca 40.000 ettolitri di vino, che la pongono al quint’ultimo posto nella graduatoria nazionale. Fanno peggio soltanto Valle d’Aosta, Liguria, Molise e Basilicata. Si pensi che negli ultimi 30 anni in Calabria si è registrato un depauperamento ampelografico di circa 25.000 ettari!

Ed è proprio il Gaglioppo, che in greco significa “bellissimo piede” (laddove per “piede” s’intende il rachide del grappolo), il vitigno a bacca rossa più tipico e diffuso in Calabria e che in parte viene allevato sotto vari sinonimi anche nelle Marche, in Umbria, in Abruzzo, in Campania ed in Sicilia ed è geneticamente molto simile al Frappato. Le Cantine Statti di Lamezia Terme, dei fratelli Alberto ed Antonio che possono vantare un background di oltre tre secoli alle spalle, producono, tra l’altro, una bottiglia di Gaglioppo in purezza denominata Batasarro Calabria Igt Rosso, che col millesimo 2009 ha ricevuto il primo premio da parte della giuria nazionale all’ultima edizione di Radici del Sud.  Questa storica ed antica azienda ovviamente non può adoperare la Doc Cirò per produrre il Gaglioppo e, pertanto, non è soggetta a passare sotto le forche caudine del nuovo disciplinare cirotano che prevede oltre al Gaglioppo l’utilizzo di un buon 20% di vitigni a bacca rossa coltivati sul territorio regionale, tra cui gli internazionali Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot!

Dopo la macerazione sulle bucce per 15 giorni a temperatura controllata, il vino è stato affinato prima in botti di rovere da 30 hl e poi in barriques nuove da 225 litri per 18 mesi, terminando l’elevazione in bottiglia per ulteriori 12 mesi. Alcolicità fissata a 13,5° C.

Il colore che s’intravede nel bicchiere è tipicamente varietale, cioè un rubino bello chiaro e vivace e con riflessi quasi aranciati, che lo fa somigliare in questo al Pinot Nero e al Nerello Mascalese. L’impatto olfattivo è ampio e variegato. Le spezie orientali come la noce moscata, il pepe nero e lo zenzero cercano di prevalere, come una mischia in un match di rugby, ma devono fare i conti con gli articolati effluvi fruttati di marasca, ribes e uva spina e tocchi floreali di rosa e di viola. Risaltano poi al naso composite tracce di liquirizia, di rabarbaro, di tabacco, di balsamicità, di cuoio e di catrame ed un bouquet terziario di tostato poco invasivo. Il sorso in bocca esibisce struttura, austerità, corposità, dinamicità, ed una lieve parvenza rustica com’è scritto nel Dna del vitigno, ma abbastanza gradevole tutto sommato e poi tannini leggermente astringenti. Per contraltare, il vino mette in mostra anche una certa morbidezza, equilibrio ed una spiccata acidità di base, che dona freschezza. Il finale è lungo e persistente e riempie tutto il cavo orale. Ottimo e longevo vino da abbinare alla classica e terragna cucina territoriale: pasta tirata a mano con sughi di carne, arrosto di maiale Nero Calabrese, ’Nduja affumicata e pecorino calabrese. Prosit!

 

Questa scheda è di Enrico Malgi

 

Sede a Lamezia Terme (Cz) – Contrada Lenti

Tel. 0968 453655 – 456138  – Fax 453816 – Cell. 320 9189477

k.orlandini@statti.comwww.statti.com

Enologi: Nicola Colombo e Vincenzo Bambina

Ettari vitati: 100

Bottiglie prodotte: 750.000

Vitigni: Gaglioppo, Greco bianco e nero, Nerello Cappuccio e Mascalese e Mantonico.