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Bibenda sbatte l'Aglianico in prima pagine

21 gennaio 2004

23 maggio 2002

Ma quanto sole, quanto Sud, quanto aglianico in questo primo numero di Bibenda presentato giovedì al Cavalieri Hilton (in libreria e nelle edicole più importanti). La bellissima e patinata rivista dell’Associazione Italiana Sommelier diretta da Franco Ricci, il nuovo «Rre dde Roma», apre con un servizio di Luigi Moio sul vino dei vini meridionali a cui fanno da cornice 18 schede di dieci aziende campane. Insomma, cari amici, un vero trionfo sottolineato dalla presenza di Enzo Ercolino a fianco del direttore del Messaggero Paolo Graldi come testimonial dell’evento mondano. Il fatto è che ormai anche il mondo vitivinicolo ha bisogno di continue novità per alimentare discussioni, polemiche e degustazioni. Il vino dei vini meridionali è, agli occhi delle comunità nazionale e internazionale dei bevitori, una sorta di chicca esotica, ci sono ancora cantine da scoprire e personaggi da portare alla ribalta. Tutto qui il motivo di questo interesse? Assolutamente no: il nostro vitigno preferito (a cui per essere bipartisan aggiungiamo il nebbiolo) vanta interpretazioni in Campania e in Basilicata il cui valore è unanimemente riconosciuto nelle guide specializzate. Tra le degustazioni pubblicate da Bibenda svettano il Serpico ’99 dei Feudi (94 punti), il Taurasi Macchia dei Goti 1998 di Caggiano e il Vigna Camarato 1999 di Villa Matilde (a 93 punti). Noi vi trasferiamo due nostre recenti belle esperienze: il Macchia dei Goti 1994 di Caggiano (telefono 0827 74043) e il Taurasi 1995 dei Feudi San Gregorio (0825 986611) che si confermano bottiglie pensate per vivere a molto lungo e non solo per stupire appena messe in commercio. Due prodotti di grande valore, ché nel bicchiere c’è davvero l’anima semplice e complessa del pensare riflessivo e ponderato dei contadini del nostro Appennino. Noi preferiamo non abbinarli a nulla se non al piacere di vivere.