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Campania, presentato a Città della Scienza il progetto di Enoteca Regionale diffusa

12 febbraio 2010

Antonio Bassolino e l'assessore Gianfranco Nappi

di Monica Piscitelli

Napoli, emiciclo di San Francesco di Paola, nel salotto buono della città; neo restaurata galleria Principe di Napoli ad un passo dal Museo Nazionale e Mostra d’Oltremare. Sono questi gli avamposti della rete di enoteche regionali campane, a Napoli. Sedi di prestigio che non sono che la vetrina che chiude la gran promenade attraverso i vini della regione Campania che prevede una rete di altre sedi in tutta la regione che al vino sappiano coniugare la cultura. Si parte con Taurasi (Castello), Benevento (nei pressi del Corso), Castellammare (Reggia Quisisana), Caserta, Mondragone, Pompei (area archeologica), Ottaviano (palazzo Mediceo), Bacoli (Casina del Fusaro). Ci sono anche Ischia, Ravello e Eboli, ma la lista è probabilmente destinata ad allungarsi. “Non di troppo”, si è raccomandato Antonio Bassolino, presidente della Regione che oggi è intervenuto, insieme all’assessore all’Agricoltura Gianfranco Nappi e a numerose altre presenze istituzionali delle diverse province interessate alla presentazione ufficiale del progetto che sta per entrare nella sua fase operativa.
Numerosi gli interventi di amministratori locali che hanno plaudito alla iniziativa mostrando generale soddisfazione per l’operato dell’Assessorato e che si sono uniti all’invocazione del “lavoriamo insieme” e “facciamo sistema”. Corali gli “in bocca al lupo” a questo articolato e atteso progetto di promozione del patrimonio vitivinicolo che, nella serata, ha beneficiato del racconto di alcune esperienze similari di successo in Emilia Romagna e Francia grazie alla presenza alla Sala Newton dei rappresentanti della Enoteca Regionale della Emilia Romagna, nata nel 1970, e della Università dei Sentori e dei Sapori dell’Alta Provenza.

Alberto Caronte

Dalla voce di Alberto Caronte, dirigente di Città della Scienza, i dettagli del progetto in quanto a contenuti. La rete Vigna Felix, che sarà rappresentata da un marchio composto due bottiglie che compongono un calice di vino rosso, sarà articolata in vari luoghi e punti, ciascuno con funzioni e obbiettivi diversi.
Innanzitutto le Enoteche campane, museo e soprattutto luogo deputato alla promozione commerciale e al “coinvolgimento emotivo e sensoriale” del visitatore.
Oltre alle Enoteche istituzionali, quelle gestite da privati. Le enogustoteche, punti degustazione per la conoscenza da parte degli appassionati nazionali e internazionali dei vini della regione che produttori, associati, possono gestire con modalità franchising. E ancora: winelab per la diffusione della conoscenza e delle esperienze; punti itineranti e punti temporanei da accendere nell’ambito delle principali occasioni e fiere.

Infine la creazione di “bottiglie parlanti” ovvero la digitalizzazione dei contenti della etichette delle bottiglie attraverso un sistema di lettura delle stesse tramite cellulare, e un portale e-commerce delle etichette campane Vigna Felix. Non un portale di privati, singoli o associati, ma l’espressione istituzionale della regione destinata al commercio online, canale ancora poco esplorato e sfruttato per creare occasioni addizionali di vendita del prodotto regionale.

2 Commenti a “Campania, presentato a Città della Scienza il progetto di Enoteca Regionale diffusa”

  1. marina scrive:

    Sono entusiasta per la scelta delle location che ospiteranno le varie sedi delle enoteche regionali, in special modo per quelle di Napoli, finalmente il porticato della basilica di San Francesco di Paola e la galleria Principe di Napoli, luoghi bellissimi e di grande significato storico artistico, si rianimeranno cessando di essere luoghi dall’aria smorta e spettrale. Speriamo bene.

  2. Direi di si, cara Marina. Piazza Plebiscito non ha ancora trovato la sua dimensione dopo essere stata per anni un parcheggio e una terminale di autobus. Dopo il “rinascimento” bassoliniano che ha il merito indubbio di averle restituito dignità, la piazza, e con lei l’emiciclo, è in una condizione di limbo. Semplicemente non hanno una funzione che li valorizzi. In molte città una piazza cosi’ sarebbe un salotto pieno di caffetterie, per napoletani e turisti. Noi invece pensiamo che il miglior modo di preservarla sia mantenerla perfettamente vuota com’è, senza alcuna possibilità di sedersi ad ammirare la facciata del Palazzo reale, il profilo della Certosa e del Castel sant’Elmo che fanno capolino dalla collina del Vomero se non quella di stare in precario equilibrio sulle gran catene che separano i dissuasori in pietra etnea.