Miani Bianco 1998 di Enzo Pontoni quando è tutta questione di legno

10/7/2017 1 MILA
Bianco Miani 1998
Bianco Miani 1998

Il motivo per cui bevo vino è che mi piacciono i bianchi invecchiati. Non so per quale motivo precisamente, forse perchè in linea di massima è molto meno facile trovare rossi di eleganza fine nella stessa quantità di quei bianchi lasciati placidamente ad invecchiare anche se non erano nati per vivere a lungo. Quando mi trovo al ristorante punto sempre il più indietro possibile ma stavolta non ne ho avuto bisogno: ci ha pensato Antonio Faratro, sommelier della Caravella che non solo si ricorda i miei gusti ma anche il fatto che sono mancino.
Già, mancino corretto come si diceva quando ero piccolo perchè ci costringevano a scrivere con la destra. Funzionava così allora a scuola. Tra i banchi le cose sono cambiate, ma nei ristoranti ingessati no: anche quando fai notare che è inutile che ti girino dietro strisciando fra la sedia e la parete perché sono mancino, continuano a mettermi le posate a destra.
Mettermi sotto il naso il Miani 1998 è stato un bel tiro mancino. I più giovani non se lo ricordano, ma i Tre bicchieri a questo vino che aveva poco più di mille bottiglie, insieme agli altri due bianchi della cantina friulana che fece una incredibile tripletta quando questi riconoscimenti contavano, fu clamoroso. Non esistevano i social e i leoni della tastiera, ma il passaparola mise in croce chi premiava i vini introvabili.
I vini di Miani mi sono sempre piaciuti molto. In una degustazione di Porthos del 2007, a proposito di vecchi bianchi passati in legno (il tema era già caldo all’epoca) si parla bene del 1998 ottenuto da uve tocai, malvasia e ribolla anche se con qualche riserva: “Naso di melograno, cedro candito, appena minerale, fresco, graduale e molto fine. In bocca torna un buon frutto, appare l’amaro alla fine di una evoluzione gustativa un po’ stretta; è il compendio che suscita qualche dubbio, non le singole sensazioni proprie di un vino di valore. Ha un carattere niente male. – Il prezzo è difficile da spiegare e difendere rispetto ad una esibizione ottima ma non eccelsa”.
Maddai, ma perché mai un vino italiano deve costare poco? Perchè si trova normale avere parametri di prezzi fissi per le denominazioni francesi e invece se un bianco italiano supera i 20 euro in uscita si comincia a dire che è caro tra le note olfattive?
Eh, il neopauperismo ne ha fatto di danni. Ho sempre in mente le critiche dei primi anni ai vini di Moio, vini per i russi si diceva. Pagare bene l’uva e il lavoro di chi la raccoglie e la trasforma è una cosa da russi? No, è semplicemente giusto. Aiuta a combattere la speculazione edilizia che ha sempre fame di terra.
Ma torniamo a Miani, sempre a proposito di mantra che hanno scocciato, c’era la questione del legno. Io sono stato sempre convinto che serve quando si fanno progetti di lungo termine. E questa bottiglia, integra, minerale, perfetta, fresca, fragrante, leggera, sapida, ricca sul piano olfattivo di frutta e miele, ne è stata la prova. E’ stato un vero peccato aprirla perché sicuro aveva ancora molti anni da raccontare. Una esecuzione perfetta di un viticoltore maniacale, non ideologico, impegnato sempre in vigna e mai sui social.
Il bianco ha avuto una evoluzione spettacolare ed era ancora assolutamente in forma. Il legno? La fusione era perfetta, appena qualcosa di dolcino al naso poi smentita dal palato.
Insomma questa piccola azienda di Buttrio ci fa stare molto bene e i vini di Enzo Pontoni, grandissimo vignaiolo, alla lunga vivono molto meglio di altri grandi nomi friulani altisonanti dell’età dell’oro.
Il bicchiere passa sopra i piatti della Caravella e tira dritto anche quando abbiamo finito. L’impressione al palato è fulminante, rinfrescante.
Una bel ventenne, insomma.

Sede a Buttrio, Via Peruzzi, 10. Tel. 0432.674327. aletulissi@libero.it . Ettari, 20 Buttrio, Rosazzo e Corno di Rosazzo. Bottiglie prodotte: 20mila circa. I vitigni: friulano, ribolla, chardonnay, sauvignon, merlot, cabernet franc, cabernet sauvignon, refosco dal peduncolo rosso.

Un commento

    Marco Galetti

    (10 luglio 2017 - 16:16)

    Sto ancora aspettando una bottiglia dalla mia amica friulana, si sarà persa tra le vigne, è sempre stata colpita dal vignaiolo schivo che assomiglia a Paul Newman…

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