Cetara, La Cianciola di Vincenzo Giorgio: elogio della semplicità marinara

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da sx lo chef-titolare Vincenzo Giorgio, la responsabile di sala Annarita Criscuolo ed il secondo Salvatore De Pascale

di Lello Tornatore

Eravamo lì a Cetara, il paese della colatura di alici, per assistere alla spillatura del tradizionale terzigno (recipiente di legno che equivale ad 1/3 della botte), per chi volesse saperne di più, qui è descritto il procedimento. Alla fine della festa, siccome era presto e siccome mi ero portato il lavoro da casa (dovevamo sentire alcuni vini), insieme al Pigna tutto gongolante per lo spettacolo della colatura appena spillata, cediamo all’invito del sindaco Secondo Squizzato per  “una cena di lavoro” presso il ristorante “La Cianciola”.

La festa della colatura, spillatura del terzigno

Il locale, che mutua la denominazione da una determinata tipologia di barca fornita di lampare  usata specificamente per la pesca della alici, è a pochi metri dal mare. In plancia di comando, dal 1998, Vincenzo (nome) Giorgio (cognome) chef di lungo corso con numerose esperienze  che lo portano a spaziare tra qualche esperienza di sala, ma di cucina soprattutto, in giro per l’Italia tra Madonna di Campiglio, Catanzaro, Cosenza, Paestum, Palinuro e finalmente a Cetara nel 1991 presso il ristorante La lanterna Blu, dove resta sino al 1995. Il sogno di mettersi in proprio si realizza così, nel 1998 quando rileva il ristorante La Cianciola dove collaborano con lui Salvatore de Pascale (secondo in cucina) e Annarita Criscuolo (responsabile di sala). La cucina di Vincenzo è soprattutto una cucina di materia, non tralasciando la cura della presentazione dei piatti, tende ad esaltare il territorio con i suoi eccellenti prodotti, le alici innanzitutto, poi la colatura, lo sfusato amalfitano, i latticini dei Monti Lattari, i pomodorini di Corbara, ecc . ecc.

La Cianciola, la sala al piano terra

Ma passiamo al menù.  Appena seduti, ci arriva un delizioso “amuse bouche” composto da tartine di pane bruno con della stracciatella di mozzarella vaccina dei Monti Lattari, pomodori secchi di Corbara e alici salate di Cetara.

La Cianciola, amuse bouche, tartine alle alici di Cetara

E alla piemontese Sara Cordara, nutrizionista di fama (ma anche di fame ;-)), le vengono i luccichii agli occhi solo a vederle… Proseguiamo con il primo antipasto, una zuppa di farro condita con gamberi, alici fresche e colatura di alici. Succulenta e profumata, con il farro in bell’evidenza anche se un filino tenace. Abbiamo aperto le danze degli abbinamenti con “ il lavoro che mi ero portato da casa”, Fiano di Avellino 2012 Corteioanna di Lapìo.

La Cianciola, zuppa di farro, alici fresche e colatura

A dispetto della giovane età, bel colore giallo dorato. Al naso inizialmente chiuso, si è aperto dopo alcuni minuti regalandoci delle belle sensazioni  di frutta a pasta bianca, mela golden, in successione un leggero fragrante di crosta di pane. In bocca inizialmente diluito, così come al naso, dopo alcuni minuti ci è sembrato un altro vino. Un’avvolgente rotondità polialcolica si è fusa con una sostenuta acidità determinando un’ottimo equilibrio gustativo. Media lunghezza.

Il secondo antipasto era composto da una zuppa di baccalà porri e patate servita su un medaglione di pizza di granone.

La Cianciola, zuppa di patate e baccalà

Sapori familiari e ancestrali, il classico “ Patane e baccalà” che si fa in tutte le case della Campania, gustoso e rassicurante. Su questo piatto abbiamo bevuto un vino senza etichetta…vi  dò solo un indizio…era un Fiano di Avellino 2012 !!! Non ve ne parliamo … visto che siamo contro i conflitti d’interesse…NOI !!! ;-))

La Cianciola, medaglione di pesce bandiera e involtino di pesce spada

E andiamo con i primi… si esordisce con la classica ricetta degli spaghetti alla colatura di alici, ma rivisitata con l’aggiunta di pomodorini corbarini e pinoli. Il piatto che aspettavamo!!! Papille gustative a mille, sensazioni iodate e sapido-aromatiche che ballavano “la salsa” in bocca, insomma una vera goduria!!!

La Cianciola, spaghetti alla colatura di alici di Cetara

Un filino di olio in meno, non avrebbe guastato… In abbinamento il Ravello Costa d’Amalfi Selva delle Monache 2012 di Ettore Sammarco di cui vi ha già parlato il Pigna qui . Continuiamo con un timballetto di riso con gamberi e piselli servito su vellutata di gamberi.

La Cianciola, timballo di riso, gamberi e piselli

Passiamo ai secondi… Medaglione di pesce bandiera condito con del pane profumato allo sfusato amalfitano su una vellutata di porri e patate e un involtino di pesce spada ripieno di provola pomodorini e basilico. Belle le idee, freschissima la materia prima, ottima l’esecuzione. E qui tiriamo fuori il Fiano di Avellino Pietracalda 2012 dei Feudi di San Gregorio.
Rassicurante come sempre, già a partire dal colore giallo paglierino carico, la particolare selezione di fiano del colosso dell’Irpinia si disvela con un naso complesso di frutta gialla matura, qualche nota di tropicale ed anche un bellissimo fragrante. Al gusto una grande freschezza leggermente sovrastata da note dolci di polialcoli che rendono il sorso estremamente piacione e ruffiano. Particolarmente lungo nella P.A.I.

La Cianciola, i vini

Chiudiamo con il doppio dessert: scazzetta con fragoline di bosco e la classica ricotta e pera.

La Cianciola, la scazzetta alle fragoline di bosco e la torta ricotta e pere

Buone ambedue.

La Cianciola, all’ingresso

Per il finale liquido ci siamo affidati a Valdobbiadene, ma…non era Falanghina DOP!!! ;-)))))))))))

 

Ristorante La Cianciola

Piazza Cantone, 13

Cetara

tel. 089 261828

cell. 346 3616168

fax: 089261828

www.lacianciola.it

info@lacianciola.it

5 commenti

  • Marcello

    (11 dicembre 2013 - 12:36)

    ci sono stato si mangia davvero bene……Unico neo??? E’ nu poc’ “carestus”…….

  • mariella

    (13 febbraio 2014 - 00:14)

    Piatti davvero deliziosi. Ottima la parmigiana di zucchine e alici , sorprendenti gli gnocchetti verdi con polpa di granchio e vongole e freschissimo il pesce della grigliata. Buona la carta dei vini. Un dessert dal dirompente profumo di agrumi ha reso indimenticabile l’ottima cena.

  • Marcus

    (17 febbraio 2014 - 00:15)

    Dopo il mio pranzo da incubo di oggi, non riesco a credere, da questo articolo, che sia lo stesso ristorante. Prima di tutto, una grande disorganizzazione del servizio. Non ci sono menù n’è carta dei vini e dei piatti qui elencati, nemmeno l’ombra. Mi viene da chiedere: il tutto viene preparato ad hoc per fare l’articolo per il blog di turno? È vero che il buono può essere soggettivo ma l’enfasi e i superlativi dei commenti che mi precedono penso che siano molto di parte o con secondi fini. Parmigiana insapore e primi da sughi pronti al punto che non abbiamo nemmeno terminato il pranzo e siamo scappati via con un conto salato.
    Ultima nota negativa: nella patria della colatura di alici, mi è stato negato uno spaghetto con il suddetto condimento, semplicemente perché era finita la colatura…. Ma si può credere???
    N.B. Il dessert che ha reso indimenticabile la cena della gentile Mariella che mi precede è un tristissimo dolce della Bindi come tutti quelli che propone il ristorante.

  • Lello Tornatore

    (17 febbraio 2014 - 09:10)

    Marcus…”di parte o con secondi fini” ? E quali potrebbero essere questi secondi fini…il sottoscritto fa di mestiere l’imprenditore agrituristico, e si diletta a scrivere, con tutti propri limiti ovviamente, di vino e di cibo quando capita. Potrei essere d’accordo in parte, quando dici “che il buono è soggettivo”, ma proprio non ci sto quando si denigrano con questi toni persone che lavorano sodo e onestamente, magari con effetti non del tutto soddisfacenti e sempre e comunque, per portare a casa la pagnotta, e lo fai, caro Marcus,oltretutto senza nemmeno metterci la faccia!!! Per quanto riguarda l’altra illazione del “tutto preparato”, sappi che essendo lì specificamente per la spillatura del Terzigno,abbiamo deciso solo all’ultimo momento di andare alla Cianciola, quindi…

  • Marcus

    (17 febbraio 2014 - 10:44)

    Il mio non è un denigrare ma una constatazione di fatto, frutto di una cattiva esperienza. Per quanto riguarda il sodo e onesto lavoro e la pagnotta a casa,è alquanto patetico. Tutti conduciamo una vita di sacrifici, oggi più di ieri. Questo non vuol dire non sentirsi libero di commentare un pranzo andato male dopo aver percorso più di 200km a/r ? Penso che il blog serva anche a questo o no ? Se volete solo commenti positivi basta scriverlo…. Ah dimenticavo: come tutti i commentatori non ho messo “la faccia”, come dice lei, quasi lanciandomi un guanto di sfida da moderno moschettiere, ma ahimè ho messo la tasca e quindi…..

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