Chianti Classico Gran Selezione: un paio di note critiche

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Chianti Classico

di Aldo Fiordelli

La Gran Selezione del Chianti Classico mi ricorda quello spot degli Anni Ottanta che adattato al Gallo Nero suonerebbe più o meno così: per fare un grande vino non ci vuole una grande (tanta) uva, ma un’uva grande.

La Gran Selezione non c’è dubbio che sia, lo confermò a mia espressa domanda l’attuale presidente del consorzio Sergio Zingarelli un anno fa alla conferenza stampa di presentazione, il tentativo di riportare dentro la denominazione i Supertuscan a base sangiovese. Il vertice di una piramide in stile Valpolicella.

Dagli assaggi fatti alla Leopolda per le Anteprime, però, (su www.consumazioneobbligatoria.blogspot.com alcune mie note) molti commentatori hanno convenuto che di vertice in alcuni campioni c’era poco. E questo per un motivo semplice: dove si fa la selezione, in vigna o in cantina?

La Gs vuole superare il concetto di cru per lasciare più libertà di azione ai propri consorziati. Libertà che alcuni hanno comunque letto come idea di terroir, ma che altri (basta vedere le annate) hanno preso piuttosto come un modo per fare i saldi senza fare sconti svecchiando la cantina oppure per giustificare tannini immaturi di annate difficili con vini che la longevità non ammorbidirà comunque.

Comunque con la Gs si è parlato e si parlerà più di Chianti Classico, si è avuto il coraggio di cambiare in corsa, si vedrà quali mercati si incuriosiscono e soprattutto, se i soliti giornalisti prezzolati italiani o stranieri non si caleranno i calzoni come qualcuno ha già fatto, probabilmente si vedrà che a emergere saranno le Grandi Selezioni di terroir e allora forse la Gs getterà le basi per un primo passo verso una zonazione chiantigiana.

3 commenti

  • stefano tesi

    (27 febbraio 2014 - 09:57)

    ottimo e condivisibile commento.
    con una piccola e marginale imprecisione attribuibile alla giovane età di aldo, beato lui: lo spot cui allude (quello di un pennello gigante trasportato a spalla da un imbianchino in bici per le strade di milano davanti agli occhi di un esterrefatto vigile) non è anni ’80, è anni ’70: e poi più volte riciclato, fino ai nostri tempi. speriamo appunto che la gs non serva da dare una della “riverniciata” e basta a certi vini.
    a me, all’assaggio, hanno fatto questa impressione: http://blog.stefanotesi.it/?p=2582

  • stefano tesi

    (27 febbraio 2014 - 09:58)

    ps: scusate gli errori di battitura…

  • gp

    (27 febbraio 2014 - 12:10)

    Veramente la zonazione di cui si parla in chiusura dell’articolo, per ora nel senso dell’indicazione del comune di provenienza delle uve (Chianti Classico di Gaiole, per esempio), sta procedendo per conto suo, a prescindere dalla Gran Selezione che di per sé non risponde a una logica territoriale. Non a caso, il vino che stando ai numeri del Consorzio rappresenta da solo oltre la metà delle bottiglie di questa prima infornata di Gran Selezione è stato presentato dall’azienda come “l’espressione di vigneti di proprietà afferenti a 3 tenute Ruffino nel Chianti Classico” (si tratta della ex Riserva Ducale Oro).

    Alla luce provvisoria di questa prima infornata, si può dire che la mezza promessa di riportare dentro la denominazione i Supertuscan a base sangiovese non è stata mantenuta. Salvo errore, i 35 Gran Selezione al momento non includono nessuno di questi vini: si tratta per la maggior parte di vini già prodotti come Riserva e ora riconvertiti alla nuova tipologia. Proprio questa scelta rende scettici sulla possibilità che in futuro la mezza promessa possa essere mantenuta: per fare un esempio, mi sembra difficile che Fontodi, che ha trasformato in Gran Selezione la Riserva Vigna del Sorbo, possa avere intenzione di riconvertire alla nuova tipologia anche il Flaccianello. D’altronde i Supertuscan sono più legati all’immagine della Toscana nel mondo che a un ambito specifico come può essere il Chianti Classico, quindi tutto ha una sua logica.

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