Classifiche delle birre: Roma Caput Mundi (Cervisiae)

Letture: 107

di Francesco Immediata

Le classifiche sono un poco come le superstizioni – non è vero ma ci credo – e, a scorrere quelle sulla birra per questo nuovo anno, il comparto brassicolo italiano inizia il 2010 sotto ottimi auspici.


Ma come sempre partiamo da un piccolo rewind. Appassionati di birra, neofiti e beer hunter da alcuni anni utilizzano come punto di riferimento mondiale due importanti siti web di rating brassicolo: Ratebeer e BeerAdvocate.
Il primo in particolare, con la sua comunità di circa 2 milioni e seicentomila utenti, sin dai suoi albori si “avventura” nello stilare ogni anno una serie di classifiche relative alle migliori 100 birre, ai migliori 100 birrifici, ai migliori pub, ai migliori brewpub, ai migliori ristoranti in cui si cucina con la birra e ai migliori beer shop del pianeta. Il sito non è sponsorizzato ma è preponderalmente costituito da utenti anglofoni (soprattutto americani) che, gioco forza, hanno un peso rilevante nelle statistiche e quindi nella compilazione delle suddette graduatorie.
Immaginate quindi il piacevole stupore quando, pochi giorni fa, nello scorrere le varie classifiche fresche di pubblicazione, in alcune di queste si è visto campeggiare tra i primi posti la scritta ITALY.
In particolare a farci giuggiolare è la classifica dei migliori 50 pub al mondo dove al primo posto spicca l’ormai consolidato “Ma che siete venuti a fà” di Roma. Il giovane locale trasteverino (otto anni di attività) è stato infatti in grado di mettersi alla spalle nomi altisonanti come il Kulminator di Anversa (Belgio) e l’Akkurat di Stoccolma (Svezia). La classifica come immaginabile pullula poi di locali americani ma non manchiamo di apprezzare al 26mo posto anche il “BQ – Birra artigianale di Qualità” di Milano.


Le sorprese ovviamente continuano anche nelle altre sezione come quella dei migliori 50 ristoranti dove al terzo posto troviamo Beer&Fud (prolungamento gastronomico del “Ma che siete venuti a fà”) e la Brasserie 4:20 sempre di Roma al quinto posto. Anche qui il piacere è grande nel vedere questi nomi svettare sui numerosi corrispettivi nordamericani e incalzare nomi come quelli del belga “De Heeren van Liedekercke”. Questo poi diventa doppio quando si confrontano le classifiche di quest’anno con quelle del 2009 dove di “ITALY” non vi era proprio traccia.
Si vedono poi nella classifica dei migliori 50 Brewpub il “Birrificio Italiano” della provincia di Como all’11mo posto e il “Birrificio Lambrate” di Milano al 40mo posto in tutta risposta al deserto italiano della classifica dello scorso 2009. Va quindi menzionato il Johnny’s Off License, sempre di Roma, indicato al 46mo posto della graduatoria dei più importanti beershop al mondo.

Il successo del comparto brassicolo italiano non si ferma ai publicans ai ristoratori e ai commercianti che hanno creduto in questo prodotto ma anche, se non soprattutto, a quei quasi 300 microbirrifici italiani presenti sul nostro territorio che nel 2009 hanno fatto incetta di premi internazionali a vari beer festival. Ed è per questo che a chiosa dei vari posizionamenti italiani in questo 2010 vi è anche la pubblicazione di una graduatoria ad hoc per l’Italia o meglio per le migliori 50 birre italiane del 2010. La redazione di una classifica del genere rappresenta una vera e propria attestazione di merito di quanto fatto dai birrificatori italiani a livello internazionale, il tutto sempre sottolineando che lo scorso anno di “Best Beers of Italy” non se ne palava neppure.
Il podio di questa classifica tricolore vede al primo posto la Panil Barriquee (Sour) del Birrificio Panil di Torrechiara (Pr), seguita dalla Dolii Raptor del Birrificio Montegioco dell’omonima cittadina in provincia di Alessandria e chiusa con il posizionamento al gradino più basso la Xyauyù Etichetta Rame del sempre presente Birrificio Baladin di Piozzo (Cn). Piacevole presenza è quella del Revelation Cat Craft Brewing di Roma con ben quattro birre in classifica, tre delle quali derivanti dalla Woodwork Series cioè birre condizionate in botte, e la presenza di prodotti di birrifici meridionali (proporzionalemente ancora inferiori a quelli presenti nelle regioni settentrionali) come la BB10° e la Friska del sardo Birrificio Barley (rispettivamente al 10mo e 40mo posto) e ancora la Claudette del pugliese Birrificio Svevo (al 31mo posto).
A onor di cronaca ricordiamo infine che:
• la Westvleteren 12 si riappropria dello scettro di migliore birra al mondo (lo scorso anno scippatole dalla Kagger Stormaskporter della Svedese Narke Kulturbriggery e quest’anno comunque seconda):
• le prime 20 birre, se non fosse per Westvleteren e Rochefort, sono tutte Imperial Stout;
• le classifiche per stile vedono il dominio incontrastato dei birrifici americani (anche in tipologie come Belgian Ale, Saison, Sour Ale, Biere de Garde e Lambic);
• a fronte di tutti gli stravolgimenti, le innovazioni e le “americanerie”, tra le migliori cento aziende brassicole resistono inossidabili ancora Cantillon, Westvleteren, Rochefort, St. Bernardus, Abbaye de Rocs, Fantome, De Dolle, Samuel Smith, Het Anker, Brasserie Dupont, Unibroue, Ayinger, De Cam e Westmalle.

Ovviamente classifiche a parte, la soluzione migliore resta sempre quella di provare, degustare e assaporare. Sempre!

2 commenti

I commenti sono chiusi.