Colle Civetta Pecorino 2008 Colline Pescaresi igt

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PASETTI
Uva: pecorino
Fermentazione e maturazione : acciaio e bottiglia
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro

Laura e Mimmo Pasetti

Le uve del Colle Civetta 2008, cru aziendale non ancora sul mercato, (uscita ufficiale in novembre a quasi 15 mesi dalla vendemmia) arrivano dall’areale pedemontano di Pescosansonesco nel pescarese, a 550 metri, praticamente ai piedi del Gran Sasso. Il microclima è ideale: zona ventilata, terreno argilloso – calcareo, ricco di scheletro e forti escursioni termiche giorno/notte che conferiscono una netta spinta verso l’alto al corredo aromatico.Le origini di questo vitigno non sono molto chiare, sembra che Catone il Censore le classificasse nella famiglia delle “aminee”, descritta da Plinio il Vecchio come tipologia di vini poco duri, che si conservano bene e di lungo invecchiamento.
Lo ritroviamo poi nel 1875 nel Bollettino Ampelografico di Stato che lo riconosce come vitigno da tempo presente sul territorio e con maturazione precoce. All’inizio degli anni ’90 il Pecorino era dato per disperso.Oggi la situazione si è ribaltata, grazie ad alcune lungimiranti cantine abruzzesi, tra le quali Pasetti, si stanno registrando risultati interessanti. Conservo questa bottiglia dall’inizio di luglio, quieta, a temperatura cantina, il biglietto che la accompagnava recitava: ” lasciare riposare almeno 10 giorni”, ho aspettato tre mesi, adesso non resisto più….gioia viva nel colore, brillante, giallo paglierino con intense sfumature dorate, di buona e regolare consistenza al bicchiere, lacrime lente e uniformi.Il naso è abbastanza intenso, complesso e intrigante, invita irresistibilmente alla beva. Le note iniziali sono dolci, miele, zenzero e una sniffata di cioccolato bianco, il residuo zuccherino si avverte, ma, al secondo naso, arrivano frutta matura, floreale di ginestra di montagna e poi erbe aromatiche, salvia e rosmarino fuse in una lunga orma minerale.L’ingresso al palato, freschissimo (si vendemmia ad inizio settembre) e marcatamente sapido, bilancia agilmente la morbidezza e la struttura (13,5% alcool).
La perfetta corrispondenza gusto-olfattiva e la lunga persistenza aromatica chiudono il quadro di un vino elegante e senza fronzoli, che si esalta nel tempo: affina infatti, due mesi in acciaio sulle fecce fini, per poi riposare in bottiglia per circa 10 mesi. Il prezzo è perfettamente in linea con la qualità e con la fatica in vigna ed in cantina, quelle che stanno dietro ogni bottiglia, ma non si vedono, le percepisce solo chi è capace di andare oltre. Sugli abbinamenti c’è da divertirsi: sicuramente primi piatti a tendenza dolce di mare e di terra. Penso con nostalgia ai conchiglioni con farina di pistacchio, tenerume di zucca e cozze del patron del Ritrovo di San Vito Lo Capo, Peppe Buffa, o, alla pasta mista con patate e frutti di mare del grande Gennarino a Vico Equense, assaggiata a Fabbrica dei Sapori. Tornando a terra, mi vengono in mente i latticini di Agerola, la pasta e ceci di Giovanna Voria di Corbella a Cicerale, il Carrè di maialino da latte, arrosto, con miele di mirto, riduzione di Saint John’s Beer e patate affumicate sotto la cenere di Giuseppe Iannotti del Kresios di Castelvenere.
Questo bicchiere mi ha emozionata, è il risultato di una grande passione per il vino e per la propria terra, quella di quattro generazioni di Pasetti, tre di queste oggi sono al lavoro in azienda, guidate dal carattere calmo e risoluto di Mimmo e dalla verve cocciuta e contagiosa di sua moglie, Laura. Ne conservo una bottiglia da aprire tra un anno. Almeno.

Scheda di Giulia Cannada Bartoli

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Enologo: Romeo Taraborrelli.
Ettari: 44.
Bottiglie prodotte: 380.000.
Vitigni: montepulciano, trebbiano, pecorino.