Condotta Slow Food Caserta, A tavola con i Borboni nel Terra Madre Day

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Ambientazione e costumi cobonici al Terra Madre Day del 10 dicembre 2011

di Phyllis De Stavola

Rievocazioni della corte reale borbonica con architettura, moda e musica del settecento: filo conduttore conducente alla presentazione di eccellenze gastronomiche e di prodotti artigianali tipici del territorio.

Se è vero che una rivoluzione degna di tale definizione è quella che cambia il corso degli eventi lasciando una traccia indelebile nella storia dell’umanità e che pertanto esige una ricorrenza, così
nasce il ‘Terra Madre Day’, l’appuntamento annuale di portata mondiale nato per festeggiare il cibo ‘buono, pulito e giusto’ di Slow Food, l’associazione internazionale che ha rivoluzionato la cultura alimentare riconducendola alle radici locali con iniziative volte all’educazione del gusto e alla tutela della biodiversità

Maria Carolina e Ferdinando IV interpretati dai giovani artisti di 'Officina Teatro'

Nel corso dell’edizione 2011, svoltesi il giorno 10 dicembre con oltre 1020 eventi, sono state presentate e raccontate produzioni in piccola scala e le peculiarità organolettiche dei prodotti tipici in 125 paesi. Le condotte Slow Food – dalla Norvegia al Sud Africa, dal Messico al Giappone – hanno proposto la propria formula per festeggiare il cibo locale e i metodi di produzione sostenibile valorizzando le specificità ambientali e sociali.

Pina Raucci Presidente Associazione Favole Serafiche con le dame in abiti realizzati nel setificio artigianale I sorrisi

La sera del 10 dicembre, la condotta Slow Food Caserta assieme all’Associazione Favole Seriche di San Leucio hanno trasformato il complesso restaurato detto Quartiere Militare Borbonico di Casagiove, a meno di tre km dal Palazzo Reale di Caserta, in teatro della vita di corte del XVIII secolo, grazie anche all’interprestazione di artisti e attori.

Sala espositiva dedicata ai manufatti in seta ed alle lavorazioni artigianali di stoffe
Ricami a mano di Giulia e Silvana

Il filo conduttore dell’evento è stato un filo della seta di San Leucio dipanato all’interno della cornice quasi fiabesca del complesso borbonico, intrecciato a perfomance musicali di talentuosi artisti e a rappresentazioni di attori di Officina Teatro Caserta che per l’occasione indossavano costumi in seta confezionati dal laboratorio artigianale ‘I sorrisi’ di Pina Raucci, sul modello degli abiti originali.

Reali e cortigiane con gli abiti in seta stile XVIII secolo realizzati nel laboratorio I sorrisi di Pina Raucci

In tale cornice, in una delle sale al piano superiore, produttori provenienti dalla provincia di Caserta hanno proposto assaggi di prodotti tipici di Terra di Lavoro e degustazioni guidate, affiancati dal fiduciario della condotta il Dottore Francesco Marconi. Filo conduttore, dunque, di seta, intessuto di storia dell’origine della città e conducente in una favola serica, preludio storico della mostra mercato delle specialità enogastronomiche del territorio, oltre che di manufatti artigianali e di opere d’arte.

Il maestro Pietro Menditti e il soprano Cristina Patturelli in scena durante la cena-spettacolo
Manufatti seta Giaquinto Caserta
Uno dei saloni del complesso borbonico ospitante la mostra di artigianato

Tra i prodotti tipici presentati: le ‘peschiole’ (una particolare varietà di pesche servite come aperitivo) dell’Azienda Agricola Verticelli di Vairano Scalo, il formaggio ‘caso peruto’ (formaggio di latte ovino con crosta ricoperta di timo selvatico detto ‘pepenella’)
dell’Azienda Agricola Colline Aurunche Massimiliano Stabile, il miele di Angelo della Medaglia di Recale, il pane e i prodotti da forno del panificio e biscottificio Pan.Pet di Alvignano, la mozzarella del Caseificio Il Casolare di Alvignano, la pizza figliata (antico dolce a forma di ciambellone preparato nei paesi di Bellona, Vitulazio, Camigliano, Pastorano e Pignataro Maggiore consistente in una pasta semplice a base di farina e farcita con miele e frutta secca) presentata da Filomena Camanzo. Presenti anche i fratelli Cecere contitolari dell’azienda di famiglia specializzata nell’allevamento bufalino a Cancello Arnone. Nel contempo i sommelier AIS e FISAR, membri di Slow Food, presentavano i vini delle aziende aderenti al Consorzio dei vini tipici della provincia di Caserta, Conviti.

Riproduzione di abito femminile di corte in seta di San Leucio

Nel cortile illuminato dalla luce soffusa dei faretti, il Re Ferdinando IV e consorte Maria Carolina si aggiravano in costume accompagnati dal seguito di dame e cavalieri.

Pittura polimaterica di Gina Affinito Acrilico su tela con spezie cannella, peperoncino, sale blu di Persia, curry, pepe rosa
Mostra fotografica dell'artista Alessandro Santulli

Intanto, nel gazebo allestito nel cortile hanno avuto luogo le perfomance musicali. La Dottoressa Pina Raucci, Presidente dell’Associazione Favole Seriche di Caserta, che ha coadiuvato l’organizzazione della serata spettacolo, spiega che la rievocazione fortemente settecentesca  è stata voluta per ricondurre l’evento di promozione della cultura del cibo alle radici storiche della città, e pertanto richiedeva la ricreazione dell’atmosfera dell’epoca.

Il formaggio 'caso peruto' a base di latte di pecora o di capra prodotto nella zona collinare di Sessa Aurunca e Galluccio
Massimiliano Stabile taglia il formaggio tipico 'caso peruto'

Ciò anche attraverso le perfomance musicali e canore del Maestro Pasquale Aliberti che ha eseguito pezzi con il clavicembalo del settecento e del Maestro Pietro Menditti (pianoforte), di Cristina Patturelli (soprano), di Cristina Carrillo (violino) che si sono esibiti nel corso della cena spettacolo secondo un programma d’elite: Concerto in a minore di Vivaldi, Sonata di Grieg, Mazurka di Wieniawski, pezzi tratti dal Don Giovanni di Mozart, La Serva Padrona di Pergolesi.

Le 'peschiole' dell'Azienda Agricola Verticelli, Vairano Scalo
I prodotti caseari del Caseificio Il Casolare, Alvignano

La formula scelta per il Terra Madre Day della condotta di Caserta, intreccia la presentazione di prodotti tipici enogastronomici e di artigianato locale alla storia dei Re di Napoli che hanno voluto la Reggia di Caserta e lo stesso complesso di Casagiove originariamente adibito ad usi militari e che con il loro agire nobiliare ponevano particolare attenzione alla tavola.

Il miele di Angelo della Medaglia, Recale
Pane e prodotti da forno di Pan.Pet, Alvignano

D’ispirazione borbonica è stata anche la cena storica con un menu elaborato e proposto da Sweet Touch di Sala di Caserta:

Antipasto Re Ferdinando (prosciutto di Parma, formaggio del Matese, ricotta di fuscella, bocconcino di bufala su un letto di radicchio)

Rotolo di pasta alla Vanvitelli (ricotta, trito di carne, fior di latte, formaggio, prosciutto cotto)

Fusilli reali (fusilli con funghi porcini, polpa di salsiccia, provola)

Medaglione Regina Margherita

Vitello con salsa al vino rosso

Coppa deliziosa (frutta fresca con crema)

Secondo la logica della salvaguardia delle tradizioni, il Terra Madre Day 2011, organizzato dalla condotta di Caserta, è stato un evento in qualche modo ‘a tavola con i Borboni’ come il titolo del libro pubblicato nel 2002 da Raffaele Riccio. Un libro da divorare letteralmente che racconta di come l’haute cuisine dei reali Borboni sia stata proposta agli ospiti illustri provenienti dai paesi e dalle corti europee, non solo attraverso le ricette tout-court della cucina settecentesca napoletana, aneddoti e citazioni di viaggiatori illustri ma anche attraverso le stesse categorie nelle quali sono raggruppate le pietanze: Pasticci, timballi e zuppe, Entrate e pasticci leggeri, Primi piatti e zuppe, Carne e cacciagione, Pesce, Verdure, Dolci e sorbetti. Passandole in rassegna si nota subito quanto poco fossero dissimili rispetto ai piatti più semplici pret-à-manger di giardinieri, ortolani, contadini di allora e dei cultori moderni del cibo buono per il palato, che hanno il privilegio della reperibilità sul territorio delle medesime materie prime.

Mario Parente titolare dell'azienda verticelli e Francesco Marconi Fiduciario Slow Food Caserta
I vini delle aziende Conviti presentati da Alessandro Manna e Adele Cozzella. Foto di Alessandro Calamo

Riscoprire la cucina della tradizione significa dunque, come afferma il fiduciario Francesco Marconi, ridare vita alla storia. Questa a sua volta ricomprende le abitudini alimentari di contadini, pescatori, cacciatori, commercianti ma anche di sovrani e dell’aristocrazia europea che ne lodava le qualità.

La 'pizza figliata' presentata da Filomena Camanzo, Foto di Alessandro Calamo

Non v’è stagione in cui non ci si veda circondati d’ogni parte da generi commestibili; il napoletano non solo ama mangiare, ma esige pure che la merce in vendita sia bellamente presentata

(J. W. Goethe, Viaggio in Italia, 1787)

Il cibo e i sapori, come rileva Raffaele Riccio nel suo interessante libro sulla storia gastronomica dei reali Borboni, sono inestricabilmente legati ai luoghi. I siti reali, infatti, di Napoli, Portici, Capodimonte, Caserta, San Leucio erano scelti per la bellezza del paesaggio ma anche per la salubrità delle acque, per l’aria, per la natura e per i suoi prodotti:

Il cortile del complesso borbonico nel comune di Casagiove

Scorrendo tra sassi di pietra viva, ivi sbattendo si assottigliano: si rendono fluide, ed estraggono del sale nitro aereo. E che diremmo delle nuove acque pervenuteci con nuovo acquedotto della munificenza del nostro Re, dà luoghi cotanto rimoti (…)”

“(…) essendo vestita Caserta in tutto il suo territorio di piante ed erbe medicinali, ciò che da queste traspira, apporta gran bontà all’aere, essendo i Monti vestiti di mirto, di ruta, di puleggio, pimpinella, camedrio, menta, mentuccia, tutte erbe capitali (…)”

(C. Esperti, Memorie istoriche della città di Caserta, 1773)

Slow Food

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