Dieci vini da bere a Pasqua con il secchio

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vini pasqua
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di Adele Elisabetta Granieri

Che vini bere a Pasqua? Difficile dettare delle regole per la più liberale delle feste comandate. Potreste essere precettati per un pranzo in famiglia, di quelli con (tanta) prole al seguito e per il quale si comincia a cucinare con almeno due giorni di anticipo. Potreste aver organizzato un pranzo tra amici, di quelli in cui, dopo aver arrostito l’impossibile, vi ritrovate stesi su un prato in catalessi, finchè non venite svegliati da una pallonata. Potreste essere single senza alcuna organizzazione o potreste essere stati sorpresi da un’inaspettata pioggia che ha reso vana la suddetta grigliata con sbornia, per cui avete stalkerato alcuni contatti su facebook e ottenuto un invito a pranzo. Senza considerare, poi, quanto i nostri siano tempi di consuetudini gastronomiche profondamente imponderabili. Magari portate il vino perfetto per l’agnello e vi ritrovate improvvisamente ad una tavola vegana/crudista.

Unica regola, quindi: scegliere vini che possano stare bene con il menù tradizionale, ma che berremmo volentieri anche davanti ad un pinzimonio di carote.

Mai iniziare senza Champagne, che, diciamolo, è un po’ come il nero: sta bene con tutto.

Con casatielli, salumi e pizze chiene, l’Extra Brut Rosè de Saignée “Les Maillons” di Ulysse Collin: naso da rosso, dai toni di frutti di bosco e mentuccia ed una leggera affumicatura, sorso potente dalla persistenza prodigiosa. Richiama le note pepate del tortano e si fa bere a sorsoni il Verduno Pelaverga “Speziale” dei Fratelli Alessandria: probabilmente non basterà una sola bottiglia, ma il prezzo ci viene incontro.

Ottima alternativa può essere la scelta di iniziare con un rosato e qui fanno a caso nostro il Terre Siciliane Igt Rosato di Bonavita, dai toni di frutti rossi e scorza di agrumi e dal sorso sapido e succoso e il Cerasuolo d’Abruzzo Doc di Cataldi Madonna, dai profumi di amarena e mandorla e dalla bocca carnosa e fresca.

Per chi non può fare a meno di proseguire con un rosso, eccovi un trittico estremamente gustoso e versatile: il Piedirosso del Sannio Sant’Agata dei Goti “Artus” di Mustilli, dissetante, succoso e freschissimo; il Montepulciano d’Abruzzo Doc “Ottobre Rosso” della Tenuta I Fauri, dalle note di ciliegia ed erbe aromatiche, selvaggio ed intrigante, che si accompagna perfettamente con le carni grigliate, ma si beve di gusto anche da solo; il Lacryma Christi del Vesuvio Doc “Don Vincenzo” di Casa Setaro, dai profumi di geranio, lampone e pepe rosa ed un sorso solido e sapido.

Mai provato l’agnello con un grande bianco? È arrivato il momento! Perfetti il Greco di Tufo “Torrefavale” di Cantine dell’Angelo, dalle intense note minerali e agrumate e dal sorso deciso, risoluto e salato e il Trebbiano d’Abruzzo Doc di Emidio Pepe, dai profumi di ginestra ed erbe aromatiche e la bocca slanciata e ben salda. Attendeteli nel bicchiere per più di qualche minuto e non vi faranno rimpiangere un rosso.

Per concludere, il “Vecchio Samperi” di Marco De Bartoli, vino perpetuo non solo per il sistema di travasi con cui viene prodotto, ma anche per la sua indescrivibile persistenza gustativa. Sa di mandorle, di capperi, di fichi, di agrumi canditi, di iodio. Sa di Sicilia. Evitate di provare ad abbinarlo, farebbe la parte dell’arrogante.

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