Fattoria Selvanova, Verticale Pallagrello bianco Aquavigna e Aglianico

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Le bottiglie in degustazione
Le bottiglie in degustazione

di Pasquale Carlo

Il volto del pallagrello raccontato attraverso sette annate e le caratteristiche che l’aglianico esprime sulle colline caiatine racchiuse in otto calici. Certamente un invito da non rifiutare quello di Fattoria Selvanova, azienda che da oltre un decennio vinifica uve di propria produzione coltivate sulle dolci e soleggiate colline che sulle colline dove lo staff aziendale ha raccolto un gruppetto di giornalisti e addetti ai lavori per percorrere insieme l’evoluzione delle etichette ‘Acquavigna – Pallagrello bianco Terre del Volturno Igt’ e ‘Selvanova – Aglianico Terre del Volturno Igt’. Ad accoglierci, oltre al proprietario Antonio Buono, c’erano Fabio Zanzucchi (vendita e marketing), Gennaro Reale (enologo) e Guido Busatto (agronomo).

Guido Busatto, Gennaro Reale e Antonio Buono
Guido Busatto, Gennaro Reale e Antonio Buono

Le schede dei due vini

Pallagrello Acquavigna nasce da uve pallagrello raccolte nelle vigne dello stagno, altitudine tra 200 e 250 metri, esposizione sud, impiantate nel 1999 ed allevate a Guyot. Il rosso in degustazione si produce invece con uve selezionate di aglianico (di Taurasi), coltivate nella ‘Vigna del sasso’, a quota 200 metri con esposizione sud-sud est, impiantate nel 2001con densità di impianto di oltre 6.000 piante per ettaro, allevate sempre con sistema a Guyot. La raccolta delle uve avviene ovviamente in periodo molto diversi, a secondo anche delle annate: in genere il pallagrello è raccolto nella seconda decade di settembre, l’aglianico alla metà del mese di ottobre.
In cantina il percorso del pallagrello parte con pressatura soffice, fermentazione in vasche di acciaio inox da 25 ettolitri, a cui seguono un lungo periodo di affinamento in vasca di acciaio sur-lies, con batonnages particolarmente frequenti nel primo mese, niente fermentazione malolattica. A seguire un periodo di affinamento in bottiglia di sei mesi. Bottiglie prodotte circa 2.500, dodici euro il prezzo indicativo.
Aglianico Selvanova. Le uve aglianico, una volta in cantina, fermentano in tini tronco-conici di rovere di Slavonia da 50 ettolitri. Il contatto mosto buccia prosegue per circa due settimane con rimontaggi frequenti. La fermentazione malolattica avviene in barrique dove il vino resta per un periodo di circa due anni per l’affinamento. A seguire altri due anni in bottiglia prima dell’ingresso sul mercato. Bottiglie prodotte circa 6.000, costo indicativo 30 euro.

Le sette annate del bianco...
Le sette annate del bianco...

Le degustazioni

Acquavigna

2010 – Calice di estremo interesse, dalle grandi potenzialità. Bella sapidità e sostenuta freschezza.****

2009 – Freschezza esplosiva. Al naso emergono leggeri note di tostatura mentre la sapidità si mostra ancora più piena rispetto alla 2010.***

2008 – Discorso solito in merito alla sapidità e freschezza, costante per tutte le annate degustate. Si allunga con note vegetali.***

2007 – Si avverte l’annata più calda, ma convince proprio per un piacevole bilanciamento dell’elemento sapido, più avvolgente al palato.****

2006 – Sicuramente il calice che più si distingue, con una struttura ancora bella nervosa ma palpabile, con splendida sapidità di gusto.*****

2005 – L’olfatto ed il successivo esame al palato mostrano delle noti idrocarburiche. Sapido, di buona armonia.***

2004 – Calice convincente, interessante soprattutto perché il più lontano dall’annata di produzione. Buona ancora la freschezza, con tutte le carte in regola.*****

... e le otto del rosso
... e le otto del rosso

Aglianico Selvanova

2010 – Campione prelevato dalla barrique. Ancora frutta piena e sostenuta vinosità. Vino di notevoli potenzialità, prematuro da giudicare, da attendere con belle premesse.****

2009 – Campione prelevato dalla barrique. Tannino ancora molto invadente.***

2008 – Calice interessante, anche se nel finale emergono maggiormente note amarognole. Grande concentrazione e sicuramente capace di reggere ancora diversi anni.**** 2007 –

Al naso emergono maggiormente le note tostate. Parte un po’ cupo, colpa anche dell’annata calda, con scarse escursioni. Comunque non stanco.***

2006 – A cinque anni l’aglianico inizia ad essere apprezzato nella sua completezza. Sicuramente l’annata migliore, calice rotondo, piacevole, lungo e persistente.*****

2005 – Forse più magro rispetto a tutti gli altri campioni, molto bello al naso le note speziate e piacevole in freschezza.****

2004 – Al primo impatto è chiuso, serrato. Frutti rossi maturi accompagnano la notevole trama tannica.***

2003 – Rispetto agli altri è stato prodotto con uve aglianico del Taburno. Naso molto elegante, mai stancante nonostante gli oltre sette anni che lo separano da quella vendemmia tra l’altro particolarmente calda.****

3 commenti

  • Angelo Di Costanzo

    (27 gennaio 2012 - 14:25)

    E’ un bene che si riescano a cogliere verticali così frequentemente ultimamente in Campania, soprattutto di vini “nuovi” come il Pallagrello o di aree delle più diverse. Un dato è certo, i produttori hanno capito l’importanza di mettere scorte in cantina come testimonianza del loro percorso. Da oggi in poi tutti coloro (molti, moltissimi) nati a cavallo tra gli anni ’90 e ’00 avranno come meglio “spiegare” le loro origini e la loro idea di vino.

  • Gennaro Reale

    (27 gennaio 2012 - 21:44)

    Un grazie infinite ai giornalisti ed addetti ai lavori che hanno accettato con entusiasmo il nostro invito.
    Sono occasioni molto importanti di confronto e di crescita per le aziende e per noi tecnici, per capire con maggiore imparzialità come si sta procedendo col lavoro.
    Un grazie a Pasquale Carlo per il bel report.
    saluti
    gr

  • guido busatto

    (3 febbraio 2012 - 17:33)

    trovo che la degustazione abbia messo in evidenza luci ed ombre del territorio caiatino; il pallagrello ad anni di distanza mi sembra ancora una volta che mantenga le sue promesse con vendemmie fresche, mature, ma non sovraalcoliche in cui l acidità malica tiene il vino lungo in bocca; per l aglianico con vigne così giovani a volte trovo ingenerosi commenti che lo identifichino come un vino di non espressa complessità; in effetti l annata 2006 perfettamente matura e riuscita dimostra come in certe annate, non tutte naturalmente, l aglianico selvanova a mio parere possa reggere il cfr con i più blsanoati taurasi o vulture;aspettiamo e il tempo ci darà conferma; grazie comunque a tutti i giornalisti presenti, in particolare a Giampaolo Gravina e paolo de Cristoforo per le loro riflessioni puntuali

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