Fiano 2007 Paestum igt I Vini del Cavaliere

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I primi lampi della vendemmia 2007 parlano di frutta. Soprattutto nelle zone più calde della regione dove le temperature hanno raggiunto i 40 gradi, inaspettatamente, nella seconda metà di agosto. Le vigne della famiglia Cuomo a Paestum hanno dunque sofferto un po’, la resa è stata più bassa, ma la gestione dell’uva in campagna e in cantina ha consentito di presentarsi con un grande risultato.
Del resto, diciamocelo chiaramente, dopo l’Irpinia, è proprio il Cilento il territorio ad aver creduto di più nelle possibilità del Fiano, grazie alla pista aperta da Bruno De Conciliis, Luigi Maffini e Alfonso Rotolo che hanno ormai maturato l’esperienza di una decina di vendemmie e configurato anche una buona tipicità al bianco, sicuramente competitivo nelle sue migliori espressioni con i grandi dell’Irpinia pur non potendo esibire il fascino della mineralità. Dopo la triade, numerosi sono i produttori impegnati su questa strada, cito Barone, Polito, Cobellis e il vino protagonista di questa settimana, il Fiano de I Vini del Cavaliere che, dopo un inizio un po’ incerto sul sentiero da percorrere, hanno imboccato la via maestra del nobile vitigno bianco e dell’Aglianico per il rosso (l’ultima uscita è il Nakes, solo magnum), anche in questo caso con risultati più che soddisfacenti.
La proprietà vicino Capodifiume, non lontano dai templi di Paestum, fu acquistata dai Cuomo negli anni ’60, impegna la superfice agraria soprattutto nell’ortofrutta ma da almeno cinque anni hanno iniziato ad etichettare il vino ottenuto con uve proprie e provveduto a ristrutturare la cantina adattandola all’accoglienza in un’area in cui persino i caseifici sono pensati per il turismo gastronomico.
Ma torniamo al nostro bianco, prezzo da affare, vinificato in acciaio e ricco di complessità olfattiva grazie ad una frutta gialla ben matura ma non cotta come invece avvenne in molti bianchi campani del 2003, nuances di ginestra ed erbe della macchia mediterranea, in bocca innesta la quarta lasciandoci stupiti non solo per la poliedricità di aromi confermata, ma addirittura per il suo ulteriore ampliamento reso gratificante da una beva dinamica, fresca, lunga, con una chiusura di assoluto valore per la sua intensità. Un grande bicchiere, insomma, da spendere sulle specialità di mare dei locali di Paestum a cui ben si abbina grazie alla struttura e alla sapidità. La dimostrazione di come la semplicità di esecuzione, in questo caso seguita dal vesuviano Sergio Romano, rimane la via più autorevole possibile per i bianchi della Campania che hanno già da esprimere tanto terreno oppure, nel caso del Cilento, tanto sole, sempre di qualità eccelsa. I dubbi sul millesimo 2007 riguardano soprattutto la capacità di invecchiamento di questi bianchi. Staremo a vedere.