Fiano di Avellino 2005. La magia dei tre moschettieri: Villa Diamante, Ciro Picariello, Marsella

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Villa Diamante, Marsella, Picariello. Fiano 2005

La provincia di Avellino si divide orograficamente in due grandi poli, due austere e fredde sentinelle che ne presidiano l’ingresso e che da sempre determinano il clima aspro e secco, con temperature sempre di tre, anche quattro, gradi inferiori alla media delle vicine Napoli e Salerno, ma anche del Taburno dove però le escursioni termiche sono altrettanto marcate.

Da un lato il Partenio, con il suo santuario di Montevergine che chiude le vie di accesso da Napoli, dall’altro il Terminio, la vera ampolla d’acqua del Sud dalla quale bevono gran parte della Campania costiera, Napoli inclusa, e la Puglia. Qui c’è adesso la galleria di Serino che la collega alla provincia di Salerno, un vero e proprio ascensore termico.

Forse è proprio questa l’unica grande divisione che si può fare ragionevolmente seguendo anche il corso del fiume Sabato che affluisce nel Calore a Benevento.

Questa distinzione è particolarmente marcata nel Fiano di Avellino, con il lato occidentale che guarda al Partenio e quello orientale spostato sulle colline che declinano verso il Terminio.

Bevendo l’annata 2005 in Campania al Cieddì di Portici, mi piace soffermarmi sulle sfumature dei tre migliori produttori dell’areale occidentale che comprende Montefredane, Summonte, Cesinali: Villa Diamante, Ciro Picariello e Marsella.
Come è noto, la 2005 è stata annata poco regolare, soprattutto settembre ricco di piogge ha creato non pochi problemi diluendo la frutta nella fase finale della maturazione e solo chi è stato bravo in vigna è poi riuscito ad esprimere finezza ed eleganza anche in bottiglia.

La retro etichetta di Villa Diamante, Ciro Picariello e Marsella

Vigna della Congregazione 2005, Villa Diamante
Rileggendo le note di questa verticale di Fiano di Avellino fatta in cantina da Antoine, possiamo dire che il bianco, molto ricco al naso di frutta matura, zafferano, note balsamiche opulente, è in questo momento al massimo della sua espressività. Il nerbo acido, già fiaccato in partenza dall’annata rispetto ad altri millesimi, resiste alla grande anche se è dentro il corpo enologico del vino, lo sostiene ma non ne detta la beva che invece si allunga in bocca grazie alla sapidità e alla nota amarognola finale che chiudono molto bene un percorso complesso. Resta poi il frutto e il rimando alle note di pera matura, quasi sciroppata. Un vino ben distante da ogni cedimento ossidativo, ma a nostro giudizio da stappare proprio in questi anni senza andare troppo oltre.
Voto 89/100

Fiano di Avellino 2005, Ciro Picariello
Sempre bello aprire queste etichette vecchie che hanno preceduto l’ondata omologante degli anni successivi che spesso hanno snaturato l’anima di alcune cantine regalandone immagini algide e frigide. Non è il caso di Picariello che ha sicuramente fatto un passo in avanti d’immagine con le nuove. Si tratta della seconda annata di Rita e Ciro in cui entra per la prima volta anche l’uva della vigna di Montefredane. Per questo il Fiano Picariello 2005 si colloca nell’esatto mezzo fra i due: il naso è meno estroverso di Villa Diamante e di Marsella, ma non per questo meno complesso. Volge con eleganza ad un frutto bianco, pera, meno evoluto ma ben maturo in un corredo piacevole di macchia, salvia, timo, agrumato. A questa delicatezza olfattiva fa da contraltare un forte carattere in bocca dove si presenta in primo luogo con una marcate e tosta acidità ancora quasi scissa che trascina in modo veloce la beva, arricchita dai rimandi fruttati, e ancora una volta dalla sapidità e dalla nota amara che ripulisce. Rispetto all’ultima bevuta ancora migliorato!
Voto 91/100

Fiano di Avellino 2005 Marsella
Un vino che riflette il carattere di Guido: esuberante, coerente, determinato. Il naso è quello di Summonte, con un fumé marcato, talmente forte che corre il rischio di rendere il vino monocorde. Ecco perché conviene berlo sui 14, anche quindici grandi, per dar modo alla frutta sciroppata di veniere fuori con coerenza, e per iniziare quel percorso verso le sensazioni di idrocarburi ch qui sono appena accennate. Il palato è imponennte, maturo, un Fiano che quasi guarda al Greco per la sua capacità di occupare con forza il palato, la freschezza è ancora scissa, il finale è infinito e gradevole. Una bellissima prova di forza che ci presenta un vino pimpante e giovanile.
Voto 90/100

CONCLUSIONI
Il versante occidentale dell’areale docg non le manda a dire. I tre produttori hanno affrontato con grande abilità un millesimo non facile e che regala le migliori soddisfazioni con l’Aglianico piuttosto che con i bianchi.
Chi ama il vino compiuto, equilibrato e ricco sceglierà Villa Diamante
Chi preferisce il bianco elegante ed è anche disposto ad aspettare ancora punterà su Picariello.
Chi, invece, è affascinato dalla potenza allungherà la mano verso Marsella.
Tre grandi esecuzioni da incorniciare di uno dei bianchi più buoni d’Italia (cit. Pracchia).

Un commento

  • gino oliviero

    (15 settembre 2014 - 21:48)

    Io c’ero. Grazie

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