Fiera Enologica anno zero. Franceschini: creare un Ente dopo questa faida di paese

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Dopo le interviste ad Antonio Tranfaglia, presidente della Pro Loco, a Franco Ziliani, Sandro Sangiorgi, Roberto Giuliani, Marco Arturi, Divino Scrivere pubblica l’opinione di Alessandro Franceschini, giornalista, direttore di redazione di LaviNium e sommelier Ais Lombardia sulla soppressione della Fiera Enologica di Taurasi. Come d’intesa, rilanciamo l’intervista. Intanto prosegue la raccolta di firme alla manifestazione delle Piccole Vigne di Castelvenere il 28 agosto. Le firme saranno consegnate all’assessorato da una delegazione dell’Arga Campania presieduta da Geppina Lanfoldo.
di Barbara Brandoli e Luigi Metropoli
La domanda che poniamo a tutti: Vinalia nel Sannio si è svolta regolarmente, come tutti gli anni. Il sindaco di Taurasi sostiene però che si tratta di un evento di natura diversa rispetto alla Fiera Enologica. Da osservatore esterno ritieni che faccia più danno il decreto 23 della legge 88 o un certo autolesionismo meridionale?

a. franceschini

Alessandro Franceschini

La seconda che avete detto. Ma non è una questione solo e soltanto tipica di un atteggiamento autolesionistico, “meridionale” in questo caso. è un atteggiamento tipicamente italiano che trova radice all’interno di un individualismo che si ritrova un po’ dappertutto, non solo nel mondo del vino e non solo nel sud Italia. Ci sono tante zone, anche al nord, dove regna il “mors tua, vita mea”, dove se visiti un produttore e gli chiedi di darti un consiglio su chi altri conoscere della stessa zona vieni scrutato come un guastatore, uno che fa domande poco eleganti ed educate. Non c’è sistema in Italia e non si vuole fare squadra. Questo perché non esiste una cultura di base, condivisa, del bene comune: si guarda al proprio piccolo orticello, tranne chiedere aiuti al sistema o alla politica quando le cose cominciano a scricchiolare. Dall’esterno, senza conoscere nel dettaglio i singoli aspetti, la vicenda della Fiera di Taurasi sembra un regolamento di conti interno tra attori e comparse che non aspettavano altro che un pretesto, che è arrivato, per far saltare le riprese.
L’AIS Napoli e l’AIS Modena hanno appoggiato l’appello in difesa della fiera. Quale può essere il ruolo dell’AIS in situazioni del genere? Quale contributo può dare a una fiera e all’organizzazione di manifestazioni nel settore vino?
Mi fate una domanda difficile, non tanto in riferimento alla seconda domanda, quanto alla prima. Ais già organizza o collabora alla realizzazione di molte fiere o kermesse di vario genere in giro per lo stivale, non solo fornendo supporto per la mescita con personale locale, ma anche nella guida di sessioni di degustazione, moderazione di convegni e via discorrendo. Quindi penso che sia evidente quale contributo, se chiamata a farlo, Ais sia in grado di dare a manifestazioni di settore. Diversa, invece, è la questione, quando pensiamo all’Ais come protagonista di un mondo nel quale deve, o non deve, prendere posizione su questioni scottanti, sulle anomalie del sistema e le sue contraddizioni, come è il caso della Fiera di Taurasi. Spesso, infatti, mi sono chiesto quale sia, o dovrebbe essere, il ruolo di un associazione come l’AIS in casi più delicati, come quello in questione. Essere neutrale o intervenire? Stare alla finestra ed aspettare l’evolversi degli eventi o prendere posizione subito? Se, come spesso si dice, i sommelier non devono più essere considerati solo e soltanto dei bravi e professionali uomini di servizio, degli impeccabili camerieri del vino in poche parole, ma anche e soprattutto, in linea con l’evoluzione di questa figura negli ultimi anni, dei comunicatori dello stesso, degli intermediari tra produttori e consumatori, allora penso, mia personale opinione, che l’AIS debba agire. Il che significa prendere posizione e misurarsi, come in questo caso, con le istituzioni. Per essere credibili ed agire con efficacia bisogna però intervenire non solo a livello locale o regionale, ma anche a livello nazionale e soprattutto in tempi rapidi.
Ritieni che un ente organizzatore che sopraintenda manifestazioni di questo genere, costituito da diversi attori, esponenti di varie associazioni, possa essere una garanzia per il miglioramento di un evento o rischia di diventare dispersivo e causa di divergenze?
Direi di si. L’Italia è il paese dei conflitti di interesse. Ce ne sono talmente tanti che oramai non sembrano più fare scandalo. Ho sempre pensato che controllori e controllati debbano essere due entità disgiunte. L’importante è che ci sia trasparenza ed onestà intellettuale. Scelti gli attori di un ente terzo che sovraintenda ed organizzi, devono poi necessariamente scomparire singoli interessi di bottega. Questo l’aspetto più difficile, perché culturale, di fondo, e non credo basti un arbitro per risolverlo, anche se certamente è un buon inizio.
Alla luce dell’annullamento della Fiera Enologica e di segnali preoccupante dal Comune di Tufo per la festa legata al Greco, ci può essere un effetto domino su altre fiere del settore, anche fuori dalla Campania?
Dipende dalle situazioni preesistenti. Se, intendo, sono già in essere situazioni tese e conflittuali, il caso Taurasi ed il decreto 23 della legge 88 possono, in effetti, servire da alibi per annullare altre fiere o momenti aggregativi dedicati al mondo del vino e del cibo. Altrimenti non credo, o forse non voglio credere, che il tafazzismo enoico si diffonda anche altrove in Italia.