Firenze, Enoteca Pinchiorri

Letture: 451
Con Annie Feolde e Aldo Fiordelli

di Luciano Pignataro e Giancarlo Maffi

Non si può dire di conoscere la gastronomia del Belpaese, soprattutto capire cosa è successo negli ultimi trent’anni, se non si entra in questo tempio costruito con lungimiranza da Annie Feolde e Giorgio Pinchiorri. Come essere cattolici e non aver mai visitato San Pietro. Qui però di barocco non c’è proprio nulla, siamo nella sublimazione del Neoclassico, ossia della concezione del servizio, della sequenza delle portate e degli abbinamenti così come si è maturata a tavola dopo la rivoluzione borghese e l’affermazione delle abitudini di questa classe come dominanti e orientative per le altre.

Gli ultimi decanter della Riedel

Tutto è al meglio, ma niente è smisurato. Sintesi di maniera senza pretesa di stupire, al massimo di alleggerire un po’ alcune rusticità. Nessuna concessione a dibattiti, mode, tendenze. Neoclassico, appunto.
Siamo forse nell’unico ristorante di stile italiano e di concezione francese, dall’ingresso al commiato, ma probabilmente nessun locale d’Oltralpe può vantare questa monumentale raccolta di vini, stimata alcuni miliardi negli anni ’90 e oggi praticamente incalcolabile.
Entrare e sedere ai tavoli dell’Enoteca Pinchiorri, dopo essere passati e per lungo tempo attraverso la cantina forse più importante del mondo, regala una sensazione di straordinario benessere.

Sara

In nessun altro ristorante italiano accade come in questo di sentirsi fieri di essere italiano. Come quando si gira nelle nostri città d’arte, si vedono le rovine archeologiche e si va per Musei, oppure vedendo montare bulloni a Maranello. Qui si ribalta completamente il rapporto fra cibo e vino, il cibo è pensato in funzione delle imponenti e infinite disponibilità.

Enoteca Pinchiorri, l’ingresso

Certo la materia è ottima, le tecniche conosciute, i piatti quasi tutti bene o ottimamente eseguiti ma a tavola si respira come una sensazione di attesa: gusta quel boccone perché poi i tuoi sensi verranno esaltati da quello che Pinchiorri avrà scelto per accompagnare il tuo piatto, se vorrai.

I panini

Il costo è alto? Basta mettere da parte dieci euro alla settimana e in sei mesi ti potrai permettere una esperienza irripetibile dove il conto può pesare ma mai bruciare. Poi però avrai la lettura per tutto quello che fai a tavola per il resto della tua esistenza gastronomica.

Siamo in sei al tavolo. In quattro andiamo per il menu “AL RITORNO DAL MERCATO …”, e due con il “DEGUSTAZIONE DALLA CARTA “.

Piccole variazioni vengono inserite, la più importante sarà un assaggio per tutti di un risotto.

Benvenuto
Crocchetta di baccalà

Dopo alcuni piccoli pre-antipasti che ti danno già la misura di un approccio gustativo volutamente morbido e non tagliente, elegante e non stupefacente, si inizia la corsa vera con:

INSALATA AL GRANCHIO REALE E MAIONESE ALLE PATATE CON POMPELMO ROSA E PETALI DI AGLIO NOVELLO

Insalata al granchio reale

Appunto delicata eleganza e morbidezza per ben predisporre, dopo abbondanti prese di CHAMPAGNE THIENOT per l’aperitivo servito in una saletta adeguata, dove la vista sulla credenza di bas armagnac si perdeva fino al 1904, alla beva di un MONTRACHET 2006 FONTAINE GAGNARD.

Geniale, se vogliamo proprio trovare una libidine violenta, proprio la maionese alle patate.

CREMA DI POMODORO CRUDO CON PICI TOSCANI, FILETTI DI ACCIUGA SOTTO SALE, BASILICO E BRICIOLE DI PANE

Crema di pomodori crudi con pici toscani

Piatto che noi vetero- gastro appassionati definiremmo “ruffiano”. Giochi di consistenze perfetti, sensazioni caldo –freddo intriganti , acciuga del cantabrico di livello stellare che sta “oltre” il sale, direi perfino dolcissima. Un piatto di classe franco-italiano nella sua semplice concettualità.

RICCIOLA SALTATA UN ISTANTE CON AGRUMI, PUREA DI AVOGADO E COMPOSTA DI POMODORO

Ricciola saltata un’istante con agrumi, purea di avogado e composta di pomodoro

Un piatto con grande spinta dimamica, fresco, perfetto.

SCALOPPA DI FEGATO GRASSO CON TATIN DI CIPOLLE, MELE GOLDEN E LAMPONI

Scaloppa di fegato grasso con tatin di cipolle; mele golden e lamponi

Un classico reinterpretato in chiave moderna, la acelta della mela risolve ogni problema alla grande, la cipolla rassicura.

Sostituisco i RAVIOLI FARCITI DI CONIGLIO, CON OLIVE TAGGIASCE E TOCCHETTI DI BURRATA

Ravioli farciti di coniglio, olive taggiasche e burrata

che però a prima vista mi paiono meno intriganti di altri, con TAGLIATELLE FARCITE CON PATATE, STRACOTTO DI PATATE CON ORIGANO

A seguire i FUSILLI CON FUNGHI PORCINI, NEPITELLA E PARMIGIANA REGGIANO

Fusilli con funghi porcini, nepitella e parmigiano reggiano

Non è facile qui con componenti terragne cosi potenti riuscire a mantenere un equilibrio, seppur tonico, sempre dedicato ad una complessiva ricerca di delicatezza. Bei piatti, riuscito nel difficile compito.

Poi l’assaggio, io l’ho chiesto corposo, di: RISOTTO CON SCAMPI, NERVETTI DI VITELLO E POLVERE DI LIQUIRIZIA

Dove la doverosa frenata nella cottura è arrivata certo un po’ lunga, il nervetto risulta non compreso e la liquerizia forse necessitava di più coraggio. Diciamo che qui la ricerca di una morbidezza complessiva rispetto all’insieme della degustazione ha lasciato più di qualche dubbio.

ASTICE GRATINATO AI PISTACCHI CON CECINA, ROSMARINO E YOUGURT

Astice gratinato ai pistacchi con cecina, rosmarino e yogurt

Notevole e bel gioco di sensazioni gustative per il MANZO GRIGLIATO CON SAMBUCA E SERVITO CON ASPARAGI ALLO ZENZERO, dove gli equilibri sono perfetti in ogni espressione.

Manzo grigliato con sambuca e asparagi allo zenzero

Bella anche l’esercitazione tecnica ma non fine a sè stessa del PETTO DI ANATRA ALLO SPIEDO, CON PEPE DI PENJA AFFUMICATO, PESCHE E OLIO ALLA VANIGLIA.

Petto di anatra allo spiedo con pepe di Penja, pesche e olio alla vaniglia

Rimandi vissaniani,forse ?

Il plateau di formaggi

A questo punto sarebbe previsto il dessert ma oltre all’incessante, in un caso anche troppo, incedere di Sara con i panini e la fantastica bruschetta con scelta di olii e sali provenienti da ogni dove, vediamo girare attorno un bel carrello di formaggi, dove forse non vediamo la ridondante ricchezza di altri luoghi (MIRAMONTI L’ALTRO) ma certo uguale se non superiore per cura e scelta di fornitori. Ottime alcune chicche di piccoli produttori.
Meno felice, non ce ne voglia GIORGIO, la scelta di un Jermanthia 2004 scelto in abbinamento.

Chiudiamo con un dessert dimenticabile: PUREA DI FICHI FRESCHI, CON BISCOTTO ALLE NOCI, GELATINA AL MIELE DI TIGLIO E YOGURT

LA PESCA: FRULLATA, IN SORBETTO E CON BISCOTTO AL THE

La pesca: frullata, in sorbetto e con biscotto al the

Freschezza e buona spinta per chiudere

Ci trasferiamo poi nella saletta delle godurie finali: sigaro per il notaio TUMBIOLO (è un dazio che dobbiamo sempre piacevolmente pagare per avere il piacere della compagnia del suddetto), caffè e superalcolici di livello adeguato, con servizio di nuovo impeccabile.

Un fantastico passaggio con cioccolato di grandissima manifattura maison, da cui scelgo un solo soggetto, fondente 85%, perfetto.

La cioccolata

Nota personale di Maffi
Come forse avrete notato questa volta non ho voluto esprimere in voti la mia valutazione. Certamente è la prima volta. Potrebbe essere anche l’ultima. Infatti nel mio lungo peregrinare alla ricerca del ristorante perfetto mai mi era accaduta una esperienza di questo tipo.
ANNIE FEOLDE E GIORGIO PINCHIORRI, nel loro luogo meraviglioso, sono certo stati quelli che più mi hanno portato vicino al mio sogno con la raffinatezza dell’ambiente, del servizio, della straordinaria competenza del personale, dell’ inarrivabile quantità e profondità di etichette in cantina.
I miei complimenti al sig. Pinchiorri per l’immensa eleganza sartoriale dei suoi abiti, di cui mi ha concesso di immortalare un particolare delizioso…..

I VINI DELLA SERATA SECONDO PIGNA

CHAMPAGNE THIENOT 1996 CUVEE ALAIN THIENOT
Dopo un viaggio in treno non c’è di meglio per dissetarsi. Verticale, agrumato, pieno, affidabile, forse solo un po’ monocorde al naso
@@@@

MONTRACHET 2006 FONTAINE GAGNARD
Troppo legno esuberante e resinoso ancora da digerire, bevuto bimbo, copre la mineralità e il frutto. Meglio un po’ caldo
@@

CLOS VOUGEOT 2004 MEO CAMUZET
Frutta croccante e spinta sapida, un binomio entusiasmante, sicuramente persino più fresco del bianco, da bere a pompa, inesauribile. Prevediamo una buona evoluzione.
@@@@

CHATEAU LA MONDOTTE 2000
Un rosso apparentemente chiuso, poi lentamente si disvela rivelando la sua complessità. Ancora molto giovane, ben impostato.
@@@@

CHATEAU COS D’ESTOURNEL 1982
Bordeaux pre-Parker, come dire l’uomo prima degli omogeneizzati. Fine, elegante, con buona frutta ancora da spendere in conserva, purtroppo manca improvvisamente nel finale
@@@

TERMANTHIA 2004
Ha il grande svantaggio di venire dopo. Appare dunque subito esuberante e cafone, comprime i formaggi, non li esalta e si impone con un fruttato oltre misura e concentrato, tipico stile nuovo mondo.
@@

CHATEAU D’YQUEM 2001
Troppo giovane. Impossibile classificarlo.

i vini

QUI LA VISITA ALLA CANTINE DELL’ENOTECA PINCHIORRI

Via Ghibellina, 87
Tel.055.242777
www.enotecapinchiorri.com
Chiuso domenica, lunedì, martedì e mercoledì a pranzo
Ferie a Natale e in agosto

Per i costi: l’Enoteca ha un sito internet dove sono indicati con precisione tutti i costi.

43 commenti

  • Vignadelmar

    (4 ottobre 2010 - 13:42)

    Mah, rispondo a Beppe ed a Marco Contursi. Rispondo da non presente alla cena e da persona che non ha mai avuto il piacere di andarci a cenare.
    .
    Però c’è un però: Giorgio Pinchiorri, avrebbe consigliato dei vini non pronti. Ora, se Giorgio Pinchiorri è quel signore elegante che possiede quella piccola enoteca a Firenze con la migliore cantina del mondo, mi vien da escluderlo.
    Anche perchè se Giorgio Pinchiorri volesse potrebbe stappare i vini migliori del pianeta, nelle migliori annate mai prodotte, se volesse. Ma poi chi paga ? Ho cioè la vaga impressione che Giorgio Pinchiorri abbia dato da bere secondo un limitato budget prefissato dai Nostri. Mi punge vaghezza che se, al contrario, avesse avuto mano libera i Nostri sarebbero stati molto più contenti ma paurosamente indebitati per alcune generazioni !!!
    .
    Inoltre, vini non pronti. Mah, si, di nuovo mah. Perchè sul prontismo dei vini ne ho sentite di cotte e di crude. Non escludo certo che quegli stessi vini fra trent’anni saranno migliori di oggi, ma penso che già oggi siano un bel bere.
    .
    Ciao

    • marco contursi

      (4 ottobre 2010 - 13:52)

      mi permetto di farti notare che “fissare un budget”non è certo costume per messer Maffi che si sa, non bada a spese quando si tratta di cose buone…….scherzi a parte,premesso che avranno sicuramente speso più di quello che un impiegato medio guadagna al mese,per siffatta cifra anche i vini devono essere buoni sennò è come dire:”non ti indebiti allora ti arrangi”ed è inaccetabile.

      • Vignadelmar

        (4 ottobre 2010 - 13:57)

        Infatti io sostengo fossero buoni. Magari non al massimo del loro potenziale espressivo, ma sicuramente non erano men che buoni..
        .
        Ciao

  • marco contursi

    (4 ottobre 2010 - 13:48)

    Maffi,ti ho conosciuto,sei sicuramente una persona intelligente.Se non colgo le emozioni è sicuramente per colpa mia anche se a mia parziale discolpa ho citato i passi della scheda dove traspariva un minor assenso verso il mangiato e il bevuto.Essendomi andato a rileggere recensioni passate,chessò Mosaico,Torre del Saracino,da Lorenzo tanto per dirne 3,continuo a pensare,sbagliando,che in questi posti vi siete divertiti di più……….io da Pinchiorri non mi divertii per niente,anche se ero troppo piccolo per capirne la grandezza e oggi troppo mentecatto per non ritenere degni di miglior sorte tutti quegli euri…….sia chiaro non dico solo che è in assoluto caro(90 euro un primo,quanto il menù da Gennaro o dal Mosaico)…….ma che lo è anche in senso relativo se alcuni piatti risultano non essere gradevoli e se il percorso vini consigliato non è all’altezza.

  • Lello Tornatore

    (4 ottobre 2010 - 13:55)

    Come al solito mi chiamo fuori dal pronunciarmi su cose che non fanno parte del mio mondo… Detto questo, per una volta( ;-) )ha ragione Giancarlo, caro Marco, da Pinchiorri non si va per mangiare o per bere, ma per vivere delle emozioni, e caro Roberto, anche i sommelier giapponesi fanno parte di questo progetto. Non capisco perchè dovrebbe essere lecito indossare un capo firmato che costa una cifra pur essendo fatto con materiali comuni e non dovrebbe essere normale “vivere” le emozioni e l’atmosfera di una serata da Pinchiorri che ti fa “respirare” un’ambientazione magica…a parte la puzza del sigaro di Tumbiolo!!! ;-))

    • marco contursi

      (4 ottobre 2010 - 14:02)

      il problema Lello che io queste emozioni non le ho avvertite(ci sono stato,ovviamente pagava mio zio) e dalla scheda non mi sembra le abbiano avvertite neanche loro così come in altri posti,eccezion fatta per la cantina.Qui un piatto di pasta costa come il menù intero da Gennaro Esposito.Per capirci è come se io mi compro una polo Lacoste e si restringe al primo lavaggio, Come minimo BESTEMMIO il nome della buonanina di messer Renè per un mese di seguito………

  • marco contursi

    (4 ottobre 2010 - 13:57)

    concordo…..forse è la moda……io consiglierei una bella sommelier 95-60-90. :-D

  • Giuseppe Grammauta

    (4 ottobre 2010 - 13:58)

    La mia opinione sui vini, Alberto, ricalca quella di Luciano che ha trasferito le prime impressioni di tutto il tavolo al momento della degustazione-
    La serata è stata notevolissima e per niente scalfita da tutti i distinguo e le punzecchiature che leggo sotto.
    Oltre a cibo e vini all’Enoteca Pinchiorri si raggiungono vette altissime, ad esempio nel servizio, difficilmente riscontrabili persino in Francia.
    Faccio solo brevi citazioni. Il sommelier giapponese si è “esibito” nel servizio usando un’incredibile serie di decanter Riedel che paiono rompersi solo a guardarsi ma che nelle sua abili mani, ed in quelle di Annie Feolde, hanno fatto compiere al vino una serie di evoluzioni prima di giungere nei bicchieri.
    Dicevo del servizio sorprendentemente cordiale e per niente ingessato (ho altri ricordi in bi e tristellat) affidato ad una squadra giovane e motivatissima capitanata dal direttore Alessandro Tomberli, in loco dall’età del’adolescenza. Un plauso merita la “nostra” Sara che ha seguito per l’intera serata il tavolo e dopo la cena ci ha accompagnato per il servizio del caffè che ha saputo, anche con qualche sana battuta toscana, tener testa ai nostri caratteri.
    Un ultimo pensiero per i fantastici patron per i quali ogni complimento sarebbe superfluo. Un piccolo particolare …. Giorgio Pinchiorri ha una parola per tutti, un parere su un vino, il racconto di un aneddoto…ma quando ho visto che sparecchiava il tavolo assieme ai suoi ragazzi ho pensato che dovrebbero inserirlo nei libri di testo!

    • roberto

      (4 ottobre 2010 - 14:33)

      Ha caraffato anche il 1982?

    • Giuseppe Grammauta

      (4 ottobre 2010 - 15:52)

      Per Roberto qua sotto. Si.

  • roberto

    (4 ottobre 2010 - 14:12)

    Il discorso di fondo sul tema vino , parlando di questi grandi patron che hanno fatto la storia nei nostri grandi tre stelle , è che forse siano rimasti in parte imprigionati dal fascino dei grandi nomi degli anni 70/80 e che abbiamo in seguito approfondito non molto.
    Poi sul blasone da cru questa cosa è qui evidente.
    Non capirò mai lo stappo di un Montrachet 2006, ma in questo caso neanche della scelta del produttore, mi bevo un premier cru 2002 del Domaine Leflaive che costà meno della metà e vale in bocca il triplo.
    Non capirò mai un Grand cru di Borgogna 2004, ma forse anche si, perchè se no magari l’importatore i 2005 te li faceva vedere col binocolo, però datemi piuttosto un Gevrey Village 2000/2001/2002 di non so quanti produttori meno blasonati ma che hanno fatto un vino più buono.
    Anche al Cauzzi dal Pescatore ha dovuto subire un Mortet 2004 dal sommelier giapponese, e allora finalmente qualcosa capisco, ai giapponese piace il tè verde e trovarselo fatto in Borgogna non gli sembrava neanche vero.

    • marco contursi

      (4 ottobre 2010 - 14:15)

      “ai giapponese piace il tè verde e trovarselo fatto in Borgogna non gli sembrava neanche vero”……………QUESTA E’ PROPRIO BELLA :-))))))))))))))))))))))))))))))))))

    • Fabrizio

      (4 ottobre 2010 - 14:37)

      Gdf, sai benissimo che la penso come te riguardo ai borgogna rossi, i primi li abbiamo stappati a casa mia e sia Dugat-py che Pacalet avevano il timbro di rabarbaro, the verde, radici. Però mi è capitato di assaggiare altri produttori meno in vista che sono riusciti ad estrarre qualche fruttino. Ti giuro che non te ne farò assaggiare neanche mezzo. :)

  • Luciano Pignataro

    (4 ottobre 2010 - 14:14)

    @Marco
    C’è un aspetto che a volte il web con il suo relativismo non evidenzia.
    Appare chiaro infatti che si sta parlando sempre e comunque di un livello altissimo di partenza.
    Nel merito, se dico MONTRACHET 2006 FONTAINE GAGNARD con troppo legno intendo che si parte comunque da un livello superiore ad almeno il 95% dei vini bianchi italiani in commercio.
    @Alberto e Roberto
    Per restare in tema il CLOS VOUGEOT 2004 MEO CAMUZET ha avuto il vantaggio di venire dopo il Gagnard e di essersi posto per la sua freschezza molto bene sui piatti.
    @Alberto
    Quanto ai punteggi, in linea di massima non li amo anche se fanno audience, eccome se la fanno. In ogni caso finche avrò il ruolo di collaboratore della Guida Espresso non posso assolutamente permettermeli in sede pubblica per una questione di correttezza verso gli altri colleghi che vanno a visitare ed esprimono giudizi in sede ufficiale oltre che naturalmente nei confronti di Vizzari, ovviamente unico a cui rispondo su questo argomentoi.
    Qualunque indicazione in tal senso sarebbe mal interpretata da chi legge e dai ristoratori.
    Lo scopo ultimo di questo blog è dare informazioni, l’ambizione è presentare un posto, da 20 come da 500 euro, a chi ha intenzione di andare e la soddisfazione più bella è ricevere mail di conferma del lavoro fatto. Tutto qui.
    Locali di questo genere, poi, vanno sempre valutati almeno tre o quattro volte prima di una assegnazione.
    Insomma, un blog è un blog, non una guida. Rilassiamoci anche un po’

    • marco contursi

      (4 ottobre 2010 - 14:21)

      Ogni tanto un pò di polemica non guasta……..così tanto per chiacchierare un pò…….tanto so già che è fuori dalla mia portata……..un pò ingeneroso il commento che il MONTRACHET 2006 FONTAINE GAGNARD sia superiore a quasi tutti i bianchi italici…….dai un pò di sano campanilismo…….io non l’ho mai provato ma davvero è così superiore? :-)

      • roberto

        (4 ottobre 2010 - 14:23)

        Si, credo che se la possa giocare anche con la Cuvèe Bois di Charrere…

        • Fabrizio

          (4 ottobre 2010 - 14:39)

          sssshhh! che poi aumenta il prezzo. :)

      • Giuseppe Grammauta

        (4 ottobre 2010 - 14:24)

        Si

      • Luciano Pignataro

        (4 ottobre 2010 - 14:25)

        A differenza dei rossi, l’Italia sui bianchi è ad una distanza indietro siderale dai francesi: possono discutere lampi in Soave e Verdicchio, Timorasso, Fiano, Ribolla e stop

        • Lello Tornatore

          (4 ottobre 2010 - 14:55)

          Si, ma alla fine si ripropone sempre lo stesso problema : dare la possibilità, ai cosiddetti meno “abbienti”, di poter degustare, almeno una volta nella vita, alcuni di questi costosissimi vini francesi. Se non sbaglio affrontava l’argomento il Guardiano in un suo post di qualche settimana fa, dando come soluzione l’essere amico di una persona più “abbiente”. Per chi non ha questa fortuna, si potrebbe convenzionare un’enoteca “amica” che dovrebbe organizzare delle degustazioni con un numero minimo di partecipanti in modo da poter dividere la spesa. Questa potrebbe esserre un’idea, ma sicuramente ce ne sono altre più interessanti…Sotto, fatevi avanti!

          • carmelo corona

            (4 ottobre 2010 - 15:03)

            Barvo Lello! Idea, per quanto apparantemente banale, senz’altro efficace e democratica. Concordo pienamente!!

          • marco contursi

            (4 ottobre 2010 - 15:12)

            ci vorrebbe un Robin Hood del vino………….togliere ai ricchi per dare ai poveri………..Petrus a tutti i senzatetto di piazza Garibaldi…….io ho già pronto il mio cartone su una grata calda…… :-D

    • alberto cauzzi

      (4 ottobre 2010 - 14:49)

      @Luciano
      La prossima volta metto 10 faccine così si capisce che è una provocazione, non una domanda, va bene ?

  • Rob78

    (4 ottobre 2010 - 14:58)

    Di una cosa sono sicuro: la posizione di Italo Basso e Riccardo Monco è tra le più frustranti della scena gastronomica mondiale.;)
    Piatti apparentemente impeccabili e molto riusciti (apparentemente, perchè non ho ancora avuto il piacere di cenare in via Ghibellina), sempre ed inevitabilmente gettati nell’ombra dalla mostruosa cantina.
    Chef che, probabilmente, farebbero la fortuna di qualunque ristorante.
    Vorrei “regalare” una volta il palcoscenico solo a loro due e lasciargli la pista libera per vedere, libero da effluvi alcolici e da entusiasmi da etichetta, cosa riescono a dare. Sarebbe un bel romanzo.
    So che la maggior parte di voi inorridirebbe, ma forse un giorno lo farò.
    Degustazione di Basso-Monco, dirige acqua Panna ;)

    • consumazioneobbligatoria

      (4 ottobre 2010 - 15:11)

      Non dimentichiamo che quando c’è stata una certa Loretta Fanella per la pasticceria, anche se è solo un comparto della cucina, nessuno le ha negato che assumesse un ruolo da prima attrice.

  • consumazioneobbligatoria

    (4 ottobre 2010 - 15:06)

    @Alberto, provo ad aggiungere una mia impressione sui vini a proposito delle tue osservazioni. Il sig. Pinchiorri propone vini che sono al pieno delle proprie potenzialità come un direttore d’orchestra dirige gli orchestrali facendoli entrare nella partitura al momento giusto, senza stonature. Così abbiamo esordito con una granda annata ’96 di Champagne, declinata con un produttore meno nell’occhio dei grandi classici o delle ultime mode. Il Montrachet era quello che forse più scontava la gioventù/legno, il Clo Vougeot 2004 era di una giusta maturità. Intendiamoci sul senso, non un vino maturo, un vino pronto, un 2004 meno da aspettare sul momento di altre annate (secondo me il top della serata). Lo stesso Yquem 2001 non era uno dei millesimi migliori, ma in generale io preferisco Climens che trovo più vibrante quindi la mia impressione è di parte. E a proposito del Cos d’Estournel bisogna ricordare che si trattava di una delle migliori annate a Bordeaux e nonostante quel mancato allungo di cui sopra, un naso spettacolarmente bordolese.

    • alberto cauzzi

      (4 ottobre 2010 - 16:24)

      Ciao Alduzzo Mio :-)
      Premetto che non ho avuto il piacere di bere questo 2004. Posso però affermare che tutti i 2004 da me bevuti, e non solo da me, presentavano delle atipicità quantomeno stravaganti, come segnalava simpaticamente il buon GDF. Poi non è detto che ciò sia sinonimo di vino cattivo o difettoso.Insomma, i 2004 di Borgogna non c’entrano nulla con la Borgogna. Ciò detto, come il buon Maffi sa, mercoledì sarò a cena all’Enoteca … e non vedo l’ora.
      Io 3 anni fa bevvi un MONUMENTALE e didascalico Cros Parantoux 1989 di Jayer, insieme ad un Hermitage di Chave 1989, un Hermitage La Chapelle 1990 di Paul Jaboulet ed uno Château Ausone St.-Emilion 1999, per niente malvagio, ma in difficoltà, seppur di poco, con questi mostri sacri. In testa a tutti Monsieur Jayer, pace all’anima sua. Infine un Yquem 1999, che aveva bisogno, come il vostro, di almeno 4 o 5 lustri per smaltire la solforosa in eccesso e per smussare i suoi angoli impervi. Io gli preferirei una bella “lama” Gillette :-)
      Vediamo che succede mercoledì :-) Io credo che passerò una grandissima serata, in compagnia di un caro amico …

  • Lello Tornatore

    (4 ottobre 2010 - 15:20)

    Una domanda, Giancarlo, ma tu li hai mangiati i ravioli di coniglio e l’anatra ? Fai attenzione a come rispondi…

  • giancarlo maffi

    (4 ottobre 2010 - 15:28)

    mi ripeto, a rischio di annoiare: mi sono per la prima volta trovato di fronte ad una situazione anomala: in un ristorante ,si chiami come si vuole ma tale è, la cucina NON ha un aspetto predominante su tutto il resto. semplicemente INDUCE AMABILMENTE il cliente all’osservazione di tutto quanto abbiamo già detto: luogo ,cantina ,servizio.

    tutto qui, semplicemente tutto qui, magnificamente tutto qui.

    da cio’ il mio PERSONALE scetticismo nel voler semplificare con voti, questa volta. la cucina è

    evidentemente piu’ che buona, talvolta ottima.

    ma la sensazione di benessere diffuso che ho provato è quantificabile a brividi di piacere, non a voti .

    • roberto

      (4 ottobre 2010 - 17:04)

      Si però il messaggio che passa attraverso immagini, testo e commenti e che l’aspetto cucina sia finalmente arrivato a pari dignità con la cantina, ora, e che per giustificare un tono servano le esibizioni teatrali di caraffe sovradimensionate e utilizzate anche dove era meglio di no, e dove gli occhielli/asole si devono vedere che sono fatti a mano, ma anche come altrove nei pari tristar si va dentro una bottiglia ogni dieci minuti con il termometro per vedere che non gli sia venuta la febbre o dove si monta su un 1990 sul cavalletto portoghese per vedere quando arriva il fondo rimane per tutti la sensazione che l’aspetto puramente enogastronomico sia diventato secondario e quindi che lo show continui fine a se stesso.

  • marco contursi

    (4 ottobre 2010 - 17:18)

    domanda:ma quel dolce alla pesca.così come si vede dalla foto,fa gola a qualcuno?

  • richebourg

    (4 ottobre 2010 - 17:58)

    A me il duo PIMA non mi sta particolarmente simpatico……., però esprime un concetto chiaro e cioè la soddisfazione per una serata che “complessivamente” ha relagato loro grandi emozioni.
    Tutti quelli che stanno a sottilizzare, filosofeggiando sui piatti, sulle foto, sui vini, sulle annate, sui decanter e su polsini ed asole, perchè non prendono le gambe e ci vanno di persona a provare Pinchiorri?
    Magari poi ci faranno sapere.

    • roberto

      (4 ottobre 2010 - 18:08)

      Ti prego, consentimi di non ostentare come fanno questi ristoratori :-)

    • marco contursi

      (4 ottobre 2010 - 18:15)

      se offri tu ci vado……a chi non ha la possibilità di spendere 250 euro vini esclusi concedi almeno lo sfizio di dare un parere su quello che vedono o sentono dai racconti altrui.Siamo sempre nel campo dell’opinabile,giusto per fare una chiacchierata e distrarsi da cose più serie e meno piacevoli… :-D

      • roberto

        (4 ottobre 2010 - 18:37)

        Tranquillo, vale anche per chi ha dovuto accontentarsi di richebourg perchè il Cros Parantoux era già finito ;-)

        • marco contursi

          (4 ottobre 2010 - 18:53)

          ciao Roberto,vedi che io rispondevo a richebourg……non so se si era capito :-D

    • giancarlo maffi

      (5 ottobre 2010 - 17:49)

      io volevo anche filosofeggiare sulla barba, ma poi mi sono accorto che quella sera con i peli ce n’erano due. e non volevo sbagliare il colpo. sai mai che ci prenda :-)

  • gianni revello

    (4 ottobre 2010 - 20:38)

    Leggo in ritardo. Molto interessante. Non direi che serve il ‘voto’.
    Merito a chi ha fatto la recensione, molto chiara, sia nel testo che nelle immagini, tanto per le varie portate che per i vini (questi ultimi di media fanno circa 3@, su 5 suppongo). Sono utili e interessanti anche i commenti di chi c’era.
    E comunque da tutto l’insieme ognuno di noi in base alle proprie esperienze di ristoranti e di recensioni ne può trarre conclusioni abbastanza precise. Certo, in ogni caso niente può sostituire l’esperienza diretta. Anche se francamente, sia pur a distanza di molti anni, personalmente non ho molta voglia di rifarla.
    Sono passato davanti all’Enoteca Pinchiorri a febbraio di quest’anno e ho visto che era esposta la carta, con con tre antipasti (attorno ai 100 Euro in media), tre primi (attorno agli 80 Euro in media), tre secondi di pesce (attorno ai 120 Euro in media), quattro secondi di carne (attorno ai 90 Euro in media), otto dessert (qui non ricordo esattamente, ma mi pare sui 20 Euro circa in media). Per cui per tre portate (antipasto, primo e secondo) e un dessert, si spendevano circa 300 Euro, vini esclusi. C’erano anche quattro menu degustazione a 200, 225, 250, 275 Euro, vini esclusi.
    Sono stato una sola volta in questo ristorante molto tempo fa, nel primo periodo tre stelle, attorno al 1993-1994. Sono abbastanza sicuro di ricordare di aver preso allora un buon degustazione a 125.000 lire, vini esclusi. In ogni caso non mi sbaglierei di molto. Eravamo stati decisamente bene ma, di fronte ad altre esperienze in ristoranti pari livello, niente di indimenticabile. Tolta la sontuosità dell’ambientazione, che magari nella sua tipicità non proprio a tutti interessa, direi che il carattere indicato nel nome, Enoteca, per chi piace e soprattutto per chi è in grado di usufruirne rappresenti il bonus principale.

    Riguardo a I vini di Enrico Bernardo di Parigi, citato da Fabrizio Scarpato, ci sono stato due volte l’anno scorso, sia a pranzo che a cena, locale simpatico, con quadri di noti artisti contemporanei alle pareti. Si sceglie prima il vino (carta ricca, o elenco a bicchiere, ma in questo caso con una possibilità di scelta non straordinaria), dai vini scelti derivano poi a sorpresa i piatti abbinati a discrezione dello chef. Una buona cucina sui 14/20. Lì esiste, si sa, anche una degustazione di vini a bicchiere dal costo di 1000 Euro (non ho sbagliato uno zero), cibo compreso :) , ma la sera in cui c’ero stato né il nostro tavolo né i tavoli attorno avevano usufruito di questa ..provocazione :)

  • breg

    (5 ottobre 2010 - 09:48)

    Io ci sono stato l’anno scorso e l’impressione non è stata per niente positiva…da qualche parte deve essere rimasta traccia di quello che ne scrssi. La sensazione è quella che si faccia molta scena con i clienti che loro considerano di serie B servendo degustazioni di vini che farebbero impazzire i clienti amerorussi (come direbbe Benni) e in annate quantomeno discutibili…curiosamente anche nella mia esperienza l’unico Bordeaux di annata buona si rivelo’ cortissimo in bocca. Tralascio i commenti che mi ritornano in mente per quanto riguarda il servizio…

  • breg

    (5 ottobre 2010 - 09:51)

    Ah volevo aggiungere che se stappi un Montrachet 2006 all’enoteca pinchiorri mica a casa nel segreto delle mura domestiche dovresti incorrere in un qualche tipo di reato penale…:)

  • Monica Piscitelli

    (5 ottobre 2010 - 19:40)

    maffi che dire? sei sempre dove io non credo tu sia. a firenze, ad esempio. non credo sia un caso che ci sfioriamo sempre: a ischia, a firenze. deduco che mi eviti :) sarà eprchè non faccio le uova? ma forse hai ragione: sono cattivissima!! niente panna. comunque, questo post a 4 mani mi piace. mi fa piacere vi siate divertiti. che dire? un locale da sogno. dove andare almeno una volta nella vita.

  • gianni revello

    (5 ottobre 2010 - 23:45)

    Sì, una volta. Come ho detto ci sono stato una volta, nel periodo in cui in cucina c’era un certo Carlo Cracco, ma questo l’ho saputo molto tempo dopo.
    L’Enoteca Pinchiorri per due anni, 1993-1994, aveva avuto le tre stelle.

    Ma mi stimola molto l’idea di Rob, di tornarci adesso a provare, senza gli effetti speciali e in purezza di spirito, la cucina, e stop. D’altronde giudicare la sola cucina è quello che dicono di fare in molti.

    Sull’Enoteca Pinchiorri cito Alberto: “..personalmente lo giudico il tristellato italiano dove si mangia meglio, forse alla pari o poco sotto Alajmo, seppur con stile differente. Con Da Vittorio, La Pergola, Sorriso e Pescatore non c’è match …”
    Intanto non si riesce ad afferrare il senso esatto. Per Alberto l’Enoteca sarebbe il tristellato dove si mangia meglio. Ci saranno sicuro, ma non conosco altri che la pensano così, in ogni caso opinione rispettabile. Dopo però non capisco più quando dice: “forse alla pari o poco sotto Alajmo”. Allora è da intendere che la cucina di Italo Basso e Riccardo Monco come si sviluppa all’Enoteca Pinchiorri per Alberto sarebbe non superiore ma uguale o poco sotto il livello di quella de Le Calandre di Massimiliano Alajmo?

    Relativamente ad Alajmo per quanto riguarda la cucina concordo con Maffi, e non lui solo. Mi sembra un altro campionato. L’ultima volta sono stato a Le Calandre quest’anno ad aprile e ho fatto un grande pranzo carta bianca (18/20). A prima vista non sembrerebbe questo il livello della cucina dell’Enoteca. Ma prematuro giudicare, niente vale quanto l’esperienza diretta.

    A questo proposito mi sarebbe molto piaciuto poter leggere anche qui come altrove un’analisi tecnica del guardiano, che so, dei fusilli.., del risotto.., dell’astice.., della pesca.. , di tutto l’insieme, posto che con queste cucine, dica o non dica, secondo me il guardiano è un’indiscutibile autorità. Un vero peccato non ci fosse.

  • tumbiolo

    (6 ottobre 2010 - 13:08)

    Per chi avesse voglia di leggerle inoltro alcune valutazioni sui vini bevuti.

    Domaine Meo-Camuzet
    Clos Vougeot 2004
    International Wine Cellar 89+?/100 01 Apr 2007
    Wine Spectator 93/100 15 May 2007
    Burghound 90 – 92/100 01 Jan 2006

    Chateau La Mondotte
    Saint Emilion 2000
    Red – Full-bodied – Merlot: 80% / Cabernet Franc: 20%
    France, Bordeaux, Libournais, Saint-Emilion
    Not yet ready
    RobertParker 98/100 30 Jun 2010
    International Wine Cellar 92 – 95/100 01 Jun 2001
    Wine Spectator 95/100 31 Mar 2003
    Jean-Marc Quarin 93/100 01 Feb 2005 Rated 94 in 2005-02 ..

    Chateau Cos d’Estournel
    Saint Estephe 1982
    Red – Full-bodied – Cabernet Sauvignon: 60% / Merlot: 40%
    France, Bordeaux, Saint Estephe
    Mature
    RobertParker 95/100 30 Jun 2009
    International Wine Cellar 94/100 01 Aug 2002
    Wine Spectator 95/100 30 Nov 1998
    Jean-Marc Quarin 95/100 01 Feb 2000
    Jancis Robinson 17.5/20 15 Aug 2007

    Bodegas Numanthia-Termes
    Toro Termanthia 2004
    Red – Full-bodied – Tinta Barroca: 100%
    Spain, Castilla and Leon, Toro
    Mature
    RobertParker 100/100 01 Feb 2007 …
    International Wine Cellar 94+?/100 01 Oct 2007
    Wine Spectator 96/100 15 Nov 2007

    Chateau d’Yquem
    Sauternes 2001
    White – Medium-bodied – Semillon: 80% / Sauvignon Blanc: 20%
    France, Bordeaux, Sauternes
    Not yet ready
    RobertParker 100/100 30 Apr 2005
    Wine Spectator 100/100 15 Nov 2005
    Jean-Marc Quarin 94/100 01 Mar 2008
    Jancis Robinson 19.5/20 13 Feb 2008

I commenti sono chiusi.