GARANTITO IGP. Valpolicella classico superiore Marta Galli 2007 Le Ragose

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Valpolicella Classico Superiore Le Ragose

Il cibo ed il vino secondo Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani.
Ogni lunedì, i tre blog di Vino Igp (I Giovani Promettenti) offrono ai loro lettori un post scritto a turno dai giornalisti
Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani

Mi spiace molto, soprattutto nell’ambito di questo spazio comune che è stato sinora Garantito IGP, spazio che in qualche modo, anche se la responsabilità di quello che ognuno di noi scrive è personale, comporta una sorta di condivisione del punto di vista degli altri due, dichiarare e ribadire che, ahimé, ho perso gran parte dell’interesse che nutrivo per una delle più belle e storiche zone vinicole italiane. La Valpolicella, perché è di questa splendida zona collinare in provincia di Verona che sto parlando, si è talmente “amaronizzata” puntando in maniera tanto disordinata, esagerata e sbagliata, come hanno dimostrato alcuni clamorosi “marcia indré” decisi, meglio tardi che mai, da un rinsavito Consorzio, che ho, consapevolmente o meno, smesso di frequentarla.

Decisione un po’ forte, lo so bene, ma di fronte al danno fatto, alla riduzione di un vino che doveva rimanere nobile e raro, una vera chicca, a banale wine commodity dove la metodologia di produzione, la tecnica dell’appassimento, prevale spessissimo su qualsivoglia carattere territoriale, mi sono davvero cascate le braccia. E anche se continuo ad avere lì amici e produttori che stimo, come persone prima che semplici viticoltori/vinificatori, la Valpolicella ho smesso di frequentarla. Lo confesso, non sono mai stato un fan dell’Amarone della Valpolicella come lo sono, dichiaratamente, del Barbaresco e del Barolo, oppure, da innamorato un po’ critico, del Brunello di Montalcino.

A me in Valpolicella hanno sempre intrigato di più, lo so, vi sembrerò un po’ strano ma sono fatto così, quei vini che dovrebbero, se si lasciassero loro un po’ di uve delle migliori selezioni senza destinarle necessariamente all’appassimento, i vini simbolo e traino della denominazione, i Valpolicella. Vini che nelle loro migliori espressioni, che bisogna ormai cercare con il lanternino, ma ci sono, fanno chiaramente capire, molto meglio di quanto facciano ormai troppi Amarone, che ci si trova in Veneto, in provincia di Verona, in questa splendida zona collinare. E non a Bolgheri, o nel Nuovo Mondo, dove qualcuno si è già dilettato ad applicare a vini locali una sorta di “stile Amarone” o “stile Veneto”… Una di quelle aziende, esemplari anche sull’Amarone, va subito precisato, che offrono all’appassionato un vero “vin de terroir”, capace di regalare autentiche emozioni è per me, da sempre, l’azienda agricola Le Ragose di Arbizzano di Negrar, creata nei primissimi anni Settanta da Marta e Arnaldo Galli e oggi condotta, sempre con lo stesso rigore e senza cedimenti dai figli Paolo e Marco. Paolo dottore in Economia e Marco laureatosi in Agraria nel 1994 con una tesi sperimentale sulle microvinificazioni delle varietà locali. Diciassette e mezzo gli ettari di vigneto, in gran parte posti su terrazze su terreni del Giurese Cretaceo ed Eocenico, e come forma di allevamento unica nientemeno che la tanto vituperata pergola trentina semplice. Alle Ragose ci tengono a mantenere ed evidenziare la peculiarità del loro terroir, e dalle piante madri del vecchissimo vigneto “Le Sassine” sono state moltiplicate innumerevoli varietà locali e non tra le quali Croatina, Molinara, Pelara, Forselina, Oseleta, Merlot, Barbera, Negrara, Raboso, Nebbiolo, Sangiovese, che concorrono per un complessivo 15% al totale. Perché mi piace particolarmente questa azienda? Per il semplice ma non banale motivo che oltre a produrre vini che da sempre nel cor mi stan, è un’azienda dove funziona un sistema di pensiero che sento assolutamente in sintonia con il mio modo di pensare, tanto che sul loro sito Internet, che vi invito a visitare qui, si legge, ad esempio, che “la qualità di un vino è un concetto inscindibile dal luogo d’origine delle uve e dalle persone che lo producono”.

Oppure che “l’uso del rovere grande di Slavonia (25-60 hl) va nella direzione del maggior rispetto possibile del terroir, dei profumi e sapori peculiari che ne derivano, e dona al vino il carattere fondamentale della riconoscibilità”. Il che è assolutamente musica per un inveterato non fan della barrique quale sono… Eppure, signori miei, il vino che voglio proporre oggi alla vostra attenzione e che trovo così tanto “valpolicelloso”, con il suo mix di Corvina, 50%, Rondinella, 30%, e 20 per cento di altri vitigni locali quali forselina, rossetta, rossignola, pelara, cagnara, terodola, dindarella, oseleta, ca’ brusina, negrara, barbera, allevati su terreni con argille rosse, brune e “toar” su calcari eocenici, vede il vino affinarsi anche in legno piccolo.

Un vino che vede le uve, selezionate a mano in plateaux direttamente in vigna, lasciate in fruttaio ad umidità e temperatura controllate fino a gennaio, con la tecnica definita localmente del “far sponsar le ue” ovvero farle riposare (appassire), prima della vinificazione su vinaccia diraspata e della fermentazione in acciaio per 20 giorni circa in ambiente freddo con lieviti indigeni, e della svinatura, compiere l’affinamento in un mix di barrique nuove, di primo e secondo passaggio, per circa due anni, seguito da almeno un anno in bottiglia. L’assaggio, ma che dico, l’autentico “eno-godimento” dell’annata 2007 mi ha regalato grandi emozioni che provo a condensare in queste note di degustazione. Rubino violaceo intenso ma brillante e vivo, naso complesso, freschissimo, assolutamente personale, variegato e intrigante, ricco di sfumature. Leggere note dolci da appassimento delle uve, ma quel che prevale è un carattere terrigno-terroso minerale ferroso di grande freschezza e incisività e nervoso, dove a scandire il ritmo sono note selvatiche che richiamano il sottobosco e tutto quell’insieme misterioso che sta sotto la terra e dà carattere e personalità al vino.

E poi note pepate, quasi catramose, di erbe aromatiche, ciliegia e prugna secca, accenni di cuoio, liquirizia nera. La bocca, nonostante i 14 gradi, assolutamente bilanciati e ben integrati, è viva, nervosa, piena di nerbo e slancio, con una vitalità che impedisce al vino di sedersi, di apparire monocorde, eccessivo, nonostante sia ricco, succoso, di grande polpa e materia. Merito anche di una bellissima acidità, che dà sale, verticalità, energia e slancio al bicchiere e rende la beva interessante e tesa ad ogni sorso. Un magnifico vino, inconfondibilmente collinare e valpolicellese, importante ma fresco e godibile. Il giusto omaggio, da parte dei loro figli, come recita l’etichetta, ad una grandissima donna, Marta Bortoletto Galli, fondatrice dell’associazione Donne del Vino vera pioniera dell’enologia al femminile, persona indimenticabile per chiunque abbia avuto la fortuna ed il privilegio di conoscerla. Una di quelle donne, coraggiose e determinate di cui il vino italiano, stretto tra errori e contraddizioni e assenza di strategie, avrebbe tanto bisogno…

Franco Ziliani

Azienda agricola Le Ragose Arbizzano di Negrar VR tel. 045 7513241 e-mail le ragose@ragose.com

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