Getis 2007 Colli di Salerno igt

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Oltre ai terribili condizionatori d’aria, ci sono molti e semplici rimedi per riprendersi dalla calura estiva. Uno di questi è rifugiarsi nella locanda di Gigino Reale a Tramonti, costruita nella frazione Gete vicino alla chiesa scavata nella roccia, da non perdere. Qui, nei valloni della Costiera meno conosciuta, siamo praticamente vicini al Valico di Chiunzi la cui uscita autostradale di riferimento è Angri sulla Napoli-Salerno, state certi dell’effetto benefico dovuto all’aria fresca serale, da godere sotto il pergolato mangiando pesce azzurro. E bevendo il Getis. Parliamo di rosato, ovviamente, da uve tintore e piedirosso. Una magia iniziata con mille bottiglie ottenute da una vendemmia splendida di uve coltivate in un impianto del 1920 a piedefranco con il bicchiere che regala profumi intensi e persistenti di fragole, ciliege. è l’eleganza di un vigneto coltivato a 500 metri sul livello del mare continuamente battuto dal vento delle gole di Tramonti che da terra spira verso il mare e viceversa. Il Getis 2007 è una chicca che promette molto bene: ci piace il ritorno al rosso non carico, piegato maggiormente sull’eleganza e sui profumi, da poter bere in ogni occasione, dai formaggi freschi ai latticini, dalla cucina dell’orto a quella di mare, anche ben strutturata come ad esempio le alici in tortiera. Come tutti i rosati di questo millesimo, è infatti una bottiglia da non perdere perché la nervosa mineralità dei vini campani è avvolta da tanta buona frutta croccante in esubero, sicché la beva è piacevole, ricca. Il Getis è uno dei cinquanta vini che sarà schierato martedì dalle 21 all’alba alla Fabbrica dei Sapori di Battipaglia alla Grande Notte del Rosato: dagli abruzzesi Cantine Tollo e Torre dei Beati, ai classici pugliesi come il Five Roses di De Castris, primo ad essere etichettato in Italia, ai calabresi e, ovviamente ai campani, per la prima volta le regioni del Sud Continentale saranno a confronto accompagnati dai piatti preparati solo da donne chef che si sono affermate nel corso della nouvelle vague campana: Rosanna Marziale (Le Colonne), Maria Mone (Ex Libris), Maria Rina (Il Ghiottone), Irene Muccilli (La Pignata di Pontelandolfo), Franca de Filippis (La Pergola di Gesualdo), Carmela Bruno (La Piazzetta di Valle dell’Angelo), Valentina Martone (Megaron), Antonella Iandolo (La Maschera di Avellino), Antonella Principe (Luna Galante), Giovanna Voria (Corbella), Donatella Lanza (Chiusulelle), Rosa Rocco (Tavernola di Battipaglia). Un segnale della ripresa di una tipologia a cui anche i produttori guardano con molto interesse: siamo in presenza di vini moderni, perché capaci di accompagnare la nuova cucina.