Gragnano 2007 di Grotta del Sole

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Probabilmente ricorderemo il 2007 come l’anno in cui il Novello ha iniziato inevitabilmente la sua parabola discendente: chiude il Salone di Vicenza, l’anno prossimo la manifestazione si dovrebbe fare a Verona. Non poteva essere diversamente per un vino senza radici in un momento in cui l’attenzione degli appassionati è invece rivolta alla tipicità e alla capacità del bicchiere di raccontare il territorio di origine. A differenza della Francia, dove il Beaujolais è una cultura legata a precise regole commerciali e all’omonima regione, l’Italia ha pensato alla macerazione carbonica come palliativo commerciale nel difficile momento creato dallo scandalo del metanolo. Ognuno ha messo i vitigni che aveva a disposizione, poche regole, quasi in stile australiano insomma. Per questo motivo il vero Novello in Campania è rimasto sempre e solo il Gragnano, magari accompagnato dal Lettere. Anche adesso che la moda è passata, il rosso frizzante della Penisola Sorrentina, resta un must da spendere sulla cucina tradizionale e, perché no, anche sul classico cotechino e lenticchie del cenone di Capodanno al posto del Lambrusco. Con il passare degli anni abbiamo visto moltiplicarsi i Gragnano di qualità, cito Iovine tanto per gradire, ma non dobbiamo dimenticare come il primo in assoluto sia stato quello di Grotta del Sole lanciato all’inizio degli anni ’90 con la targhetta sulla quale erano scritti i nomi dei conferitori, una esempio di tracciabilità ante litteram utilizzato quando ancora questo tempo non era all’ordine del giorno. In questi anni il Gragnano, per noi resta il migliore vino da spendere sulla pizza margherita o marinara, ha resistito all’avanzata dei rossi iperconcentrati e marmellatosi degli anni ’90 e conquistato umilmente nuovi mercati anche grazie a questa riqualificazione avviata per tempo. Quasi una vena carsica capace di attrarre nuove cantine, enologi, appassionati. Il Gragnano 2007 della famiglia Martusciello è impressionante per la potenza del frutto, una conferma della grande annata che attende il rosso: struttura, freschezza, anche nella versione beverina e frizzante, l’Aglianico sprigiona superiorità e voglia di stupire l’appassionato. Forza allora, in questo fine d’anno, dedicatevi al vino di Napoli, al bicchiere della convivialità capace di superare la resistenza degli astemi e abbinarsi alle ricette più antiche a cui tutti siamo affezionati. Così parlò Plinio il Vecchio.