Grazie Melegatti. Continua così

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la pastiera Melegatti

di Giustino Catalano

Ha suscitato grande scalpore l’uscita sul mercato della Pastiera Melegatti che peraltro pare esistesse indisturbata da ben 13 anni. Molti campani si sono indignati, si sono sentiti defraudati di qualcosa di proprio da sempre. Di lì una gran levata di scudi e tra questi, lo ammetto pubblicamente, mi ci sono inserito anche io.

Il ragionamento da cui partivo era soprattutto animato dal timore che potesse passare un’immagine distorta di un dolce così buono e così nostro e che domani, nell’immaginario di molti che non lo conoscevano sinora, la pastiera potesse essere identificata con quella del sig. Melegatti.

Poi, a freddo, ho iniziato a ragionarne con amici e di lì ho compreso quello che in una frase sintetica Luciano Pignataro ha voluto dire. “La grande industria non va demonizzata perchè può essere la migliore alleata dei piccoli produttori”.

Ma, accantonando anche solo per poche righe quest’affermazione, cerchiamo di capire perché succede una cosa del genere.

Tanto per cominciare, se il sig. Melegatti mette in commercio un prodotto con un nome simile al nostro dolce tradizionale significa, in primo luogo, che non siamo stati in grado di valorizzarlo in maniera idonea, che ci siamo chiusi sul “quanto siamo bravi” e “come noi nessuno” senza preoccuparci di tutelare la nostra millenaria abilità e il nostro prodotto.

Qualcosa del genere già lo abbiamo vissuto nel mondo della pizza, prima in Italia (e per quel che mi riguarda senza alcun risentimento particolare) e poi nel mondo (e li mi rode!). La mozzarella di bufala campana DOP vive qualche prodromo di ciò da qualche anno e altri prodotti risentono di pari colpi.

Del resto, a ben guardare, il sig. Melegatti fa l’imprenditore e segue le logiche del business dove se un’allocazione di mercato è vuota la si occupa con un proprio prodotto.

In ogni consulenza professionale che si rispetti uno dei primi passi che dovrebbe fare un consulente è sempre quello, prima ancora di un business plan, di una corretta analisi SWOT, ossia un’analisi che individui i punti di forza, quelli di debolezza, le minacce e le opportunità, cercando di spostare le minacce con azioni preventive verso le opportunità e, poi, verso i punti di forza in modo da ridurre, se non azzerare i punti di debolezza.

pastiera

Se volessimo applicare questa regola al caso “pastiera Melegatti” dovremmo in primo luogo analizzare il prodotto competitor in parallelo con il nostro.

Ecco cosa dice Melegatti sulla propria pagina di Facebook: “In questi giorni ci giungono dal web notizie di critiche su un prodotto Melegatti: La Pastiera. Ci preme segnalare che trattasi di un prodotto che è in commercio da ben 13 anni ed è sempre stato apprezzato dai consumatori in Italia e all’estero. Sappiamo tutti che è un dolce tipico, ma non tutelato, della terra Partenopea, e l’intento non era di creare una sorta di concorrenza ma bensì di utilizzare un termine comune per un dolce tipico della Pasqua. Se può servire, precisiamo che la “Pastiera Napoletana” è un dolce complesso e ricco di ingredienti, La Pastiera prodotta da Melegatti non cerca minimamente di riprodurre il dolce originale ma ne trae semplicemente spunto….”.

Questi gli ingredienti della pastiera Melegatti (fonte sito Melegatti):

Farina di frumento, uova, zucchero, crema di farcitura 12%(zucchero, acqua, sciroppo di glucosio – fruttosio, ricotta vaccina 8% {corrispondente all’1% del totale ingredienti}, latte scremato in polvere, grassi vegetali raffinati, aromi, gelificante: pectina, conservante: potassio sorbato); olio di semi di girasole, grano saraceno 4,4%, yogurt magro, sciroppo di glucosio, zucchero di guarnitura* 3% (zucchero amido di frumento, aromi), scorze d’arancia candite 2,4% (scorza d’arancia, sciroppo di glucosio fruttosio, zucchero, correttore d’acidità: acido citrico); fiocchi di riso, emulsionanti: mono e digliceridi degli acidi grassi E471 (origine vegetale), lecitina di soia, aromi, proteine del latte, agenti lievitanti: difosfato disodico – carbonato acido di sodio, sale.
* Bustina separata da 15 grammi.

Dalla semplice lettura degli ingredienti chi conosce una delle infinite ricette di Pastiera (napoletana è solo un aggettivo in quanto di pastiera tra i dolci se ne conosce soltanto una!) può già agevolmente comprendere che parliamo di altra cosa.

Del resto, come mi spiegava la mia amica poetessa Liliana Arena “la pastiera ha origini antichissime nonostante le antiche ricette non corrispondano a quella attuale, la pastiera non è variata nella sua struttura fondamentale: infatti i suoi ingredienti come uova, ricotta e soprattutto grano, anticamente saraceno, a chicco intero, hanno un loro simbolismo che ci riporta a uno dei riti pagani della mitologia greca legati al culto di Cibele, dea della Fertilità che, chiusa nel suo dolore per la perdita di Attis, suo amante, in questo periodo non macinava il grano per fare il pane, lavoro tipico femminile, per cui era oltraggio al dio mangiare pane. Il 25 marzo, festa dell’equinozio di primavera per gli antichi Romani, era motivo per gli abitanti di  Partenope, cioè Napoli, che avevano conservato la loro grecità, per  festeggiare con le Hilaria la resurrezione del dio Attis”.

E anche nelle sue più moderne espressioni conserva in se molteplici varianti alcune delle quali antichissime e residuali solo a livello familiare come quella dello Chef Giuseppe Ciriello, patron di La Pentola magica di San Gennaro vesuviano, che replica ogni anno la pastiera che serviva sua nonna nella taverna di famiglia poco prima della grande guerra. La pastiera con le castagne, dolce dei poveri che non potendo accedere alle quantità necessarie di grano, ricotta e canditi, “colmavano” il ripieno con castagne lesse che davano volume e non avevano alcun costo venendo raccolte liberamente nei castagneti o sulle strade ai margini di questi.

Giuseppe Ciriello

Ma allora perché ringrazio la Melegatti?

Semplicemente perché ci fa, secondo quel criterio dell’analisi SWOT, da testa di ponte per agevolarci nella “conoscibilità” del nostro prodotto nel nord Italia e nel mondo. Da qui dovremmo prendere spunto e forza per rapportarci con nuovi mercati, forti di una pubblicità che non paghiamo perché gentilmente offerta dalla Melegatti, e affrontarli con il nostro prodotto così come lo abbiamo sempre fatto. Ossia bene. Ecco quando l’industria può divenire la migliore alleata dei piccoli produttori. Ora sta a noi cogliere l’opportunità che ci si presenta e sfrutttarla al meglio. Magari tra qualche anno si mangerà la nostra pastiera a Verona sia a Pasqua che a Natale. Grazie Melegatti.

Qui la ricetta della pastiera di Castagne di Giuseppe Ciriello de La Pentola Magica di San Gennaro Vesuviano.

4 commenti

  • eve

    (14 aprile 2014 - 09:59)

    grazie Giustino: effettivamente questo può essere un modo di promuoverci. per tutelarci ci sarebbero infinite strategie..ma magari nn sono compito di consulenti, chef e operatori ma dovrebbero esserlo delle istituzioni.
    nel frattempo, spero di mangiare al più presto la pastiera “povera” con le castagne: mi incuriosisce molto!

  • Stefania Milani

    (14 aprile 2014 - 21:30)

    Ho letto, con molto piacere, il tuo articolo, Giustino e devo dire che hai centrato perfettamente la questione “Pastiera”…Quando si parla di pastiera, sappiamo tutti che la vera e unica è quella napoletana, anche se pure al nord, è diventata uno dei dolci simbolo della Pasqua….Personalmente, sono partita dalla base, per farla…Sono andata alla ricerca del grano, quello che non ha nessun trattamento ed è biologico al 100%…..Messo a bagno per tre giorni, cambiando l’acqua e risciacquandolo mattina e sera, poi, bollito a lungo, finchè non si è cotto perfettamente…..Certo, a Napoli, si trova già bagnato ma da noi, devi usare quello che trovi in barattolo e precotto….Poi, la ricetta: io, l’ho chiesta a Maria Romano che me l’ha concessa molto gentilmente, quella della sua famiglia ma so che, ogni famiglia, ha una ricetta sua….La mia pastiera, è risultata eccellente ma, anche se non siamo napoletane, io e mia sorella abbiamo trovato il modo di discutere sulla mia e la sua ricetta: lei l’ha avuta da una dottoressa proveniente da Pozzuoli…All’epoca, quando la signora in questione era bambina, anche lì, come da noi, si portavano i dolci al forno comune e, come era prevedibile, nasceva la discussione sulla “pastiera”e quale fosse la migliore…..Ora, non solo leggendo gli ingredienti della pastiera Melegatti ma pure guardandola nel taglio, realmente non assomiglia minimamente e, di conseguenza, può solo farla diventare uno dei dolci preferiti del periodo pasquale….Ma metterla sotto tutela, no?

  • gp

    (15 aprile 2014 - 04:39)

    i pasticcieri saranno una lobby debole? se non così, come si spiegherebbe la mancata tutela, a livello comunitario, delle ricette tradizionali? non mi si venga a dire che i dolci hanno poca quota di mercato, perché il marketing può davvero tutto, oggi.

    • Giustino Catalano

      (17 aprile 2014 - 09:37)

      Esistono le De.Co. Denominazioni Comunali ma molti amministratori ne ignorano l’esistenza….è sempre la politica l’anello debole in Italia.

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