Grayasusi 2007 Val di Neto igt

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Abruzzo, Salento e Cirò. Montepulciano, negroamaro e gaglioppo. Sono queste le due terne fondamentali nella storia del rosato in Italia, lì dove la produzione era abbondante e commercializzata e per l’autoconsumo magari ci si orientava per il vino poco colorato impossibile da piazzare sul mercato. Nascono da qua i pregiudizi ancestrali verso questo vino nobilitato per la prima volta da Leone De Castris con il mitico Five Roses e poi ampiamente diffuso dallo strano bere degli anni ’80 con i portoghesi. La rinascita vitivinicola italiana ha marciato sui bianchi e soprattutto sui rossi, poi magari anche un po’ sui dolci, ma solo da poco tempo, diciamo non più di tre anni, l’attenzione dei produttori e dei consumatori si è nuovamente focalizzata su questo tema. I ristoratori nel loro complesso, ovviamente, sono gli ultimi ad accorgersi del cambiamento di umore perché da sempre nella filiera costituiscono l’elemento psicologico della conservazione. Invece l’aumento delle bottiglie, il miglioramento della qualità, sta spingendo in alto il consumo di rosato, così come del resto avviene da tempo immemorabile in Francia dove il mercato è più maturo. I motivi di questa svolta, oltre una certa spinta della critica, ha tre robuste motivazioni, strutturali e non contingenti, come direbbero gli economisti. La prima è costituita dal prezzo sempre molto contenuto e in buon rapporto con la percezione di qualità della bottiglia. La seconda è l’alleggerimento della cucina nelle case oltre che nei locali pubblici. La terza è nel fatto che a questo tipo di vino si accostano volentieri anche coloro che in genere non bevono. Fate questo esperimento: in una tavolata di amici o familiari, a prescindere dal cibo, mettete un bianco, un rosso e un rosato. State pur certi che a finire per prima sarà quest’ultima. E allora, festeggiamo la rinascita del rosato non solo con quelli, impegnati, passati anche in legno, ma con un gaglioppo d’autore passato in acciaio. è l’impronunciabile Grayasusi etichetta rame 2007 (la bronzo passa in botte), dai profumi floreali freschi, sapido e di buona struttura, collaudato con passione da Roberto Ceraudo in quel di Marina di Strongoli, dove, aiutato dai due figli, gestisce uno splendido agriturismo con grande ristorante circondato da alcune decine di ettari fra viti, olivi, ortaggi. Un brindisi ad una Calabria capace di cambiare passo nell’agricoltura di qualità, vestita di nuova consapevolezza.r