Heston Blumenthal cucinerà il primo hamburgher artificiale con carne sintetica ottenuta in provetta

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Heston Blumenthal

 

Alessandra Baldini
da Londra

Un quarto di milione di euro è un prezzo salato per un hamburger ma quello che verrà servito in ottobre a un misterioso commensale dal top chef britannico Heston Blumenthal è una polpetta veramente speciale. Ricercatori olandesi hanno messo a punto in laboratorio il primo macinato da staminali bovine e chiesto al più famoso cuoco di oltremanica di portare in tavola un piatto degno delle sue creazioni di gastronomia molecolare. L’obiettivo è quello di salvare l’ambiente.

Tre stelle Michelin, ai fornelli nel suo ristorante Fat Duck nel Berkshire o a Londra da Dinner a Kensington (entrambi locali dalla prenotazione impossibile), Blumenthal è un alchimista alla Ferran Adrià che sperimenta in cucina con tecnologia e scienza alla ricerca di sapori e sensazioni sempre nuove. Ma il vero «padre» dell’hamburger in provetta è Mark Post, un medico del dipartimento di fisiologia dell’Università di Maastricht. In una serie di esperimenti in sei anni, passando dalla carne di topo a quella di maiale, Post ha annunciato adesso a un convegno della American Association for the Advancement of Sciences a Vancouver di esser pronto a produrre un macinato artificiale dall’aspetto e il sapore simili a quello di mucca.

 Il costo stratosferico dell’hamburger in provetta si spiega con la difficoltà della sua creazione: finora Post ha messo a punto un piccolo pezzo di muscolo di tre centimetri di lunghezza e mezzo di spessore dal colore giallo-rosato. Per realizzare la polpetta serviranno tremila di queste strisce unite a qualche centinaio di analoghi pezzi di tessuto adiposo.

A pagare è un misterioso finanziatore che ha chiesto l’anonimato. Sarà lui (o lei) a scegliere il commensale che potrà gustare la polpetta di Blumenthal, svelata ufficialmente entro ottobre in una cerimonia a Maastricht. La ricerca ha uno scopo serio: creare una tecnica che salvi milioni di animali, risparmi l’ambiente e dia un contributo alla lotta contro la fame nel mondo. «Le mucche sono bestie molto inefficienti nel modo con cui convertono la materia vegetale in proteine animali. La richiesta di carne raddoppierà nei prossimi 40 anni mentre attualmente stiamo usando il 70 per cento delle capacità agricole del mondo per ottenere carne attraverso l’allevamento», ha spiegato Post al convegno in Canada.

Obiettivo dello scienziato e del suo finanziatore è diminuire il numero degli animali abbattuti e ridurre al contempo l’inquinamento da effetto serra prodotto dall’allevamento. Tra le sfide tecniche, quella dare alla carne da staminali il colore rosato e la giusta consistenza per essere cucinata come se fosse «la cosa vera».
(ANSA).

Un commento

  • Francesco

    (22 febbraio 2012 - 16:21)

    La ricerca è ancora molto, molto indietro su questo fronte. Si riescono a produrre delle striscioline sottilissime (meno del mezzo cm che cita l’articolo) di colore grigio topo e che, tra le altre cose, la legislatura italiana e quella di molti altri paesi vieta di mangiare (costituisce reato). Un altro grosso problema è il sapore: senza la produzione di mioblogina da parte del muscolo il sapore sarà pari a quello di una poltiglia: proprio per questo la ricerca si sta attualmente concencentrando sull’utilizzo di sistemi basati sul velcro per indurre il tessuto alla contrazione e alla susseguente produzione di mioglobina. Problematica è inoltre la carenza di tessuto connettivo, adiposo e vascolare che impedisce un corretto sviluppo del tessuto. È muscolo solo al microscopio e sotto nessun altro punto di vista.

    Ridicola, almeno al momento, la prospettiva di produrre in laboratorio tutta la carne destnata al consumo umano per motivi logistici, ancorchè economici e culturali.

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