I carciofi violetti di Castellammare di Sabato Abagnale e l’agricoltura che resiste

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Sabatino Abagnale con i suoi contadini Gennaro D’Auria e Cira Cascone

di Marina Alaimo

In un habitat unico e particolarmente favorevole finalmente i carciofi violetti di Castellammare hanno ritrovato tutto il proprio vigore e la fierezza dovuta ad un’antica storia risalente al tempo dei Romani. E si, nella vicinissima Pompei questa fortunata zona agricola era famosissima per l’alta qualità degli ortaggi prodotti ed era denominata “gli orti di Schito”. La scelleratezza ottusa e miope dell’uomo moderno ha poi tolto spazio al fiero carciofo che deve la sua rivincita attuale ad un agricoltore caparbio ed appassionato: Sabato Abagnale.

il tipico mazzo di carciofi violetti di Castellammare

E’ figlio di imprenditori di Sant’Antonio Abate, specializzati nella trasformazione dei pomodori, attività molto fiorente in questa zona fino ad un paio di decenni fa. In famiglia si era abituati a dare direttive ai propri dipendenti sia in campagna che in azienda, ma Sabatino ha voluto fare dei notevoli passi indietro, mettere personalmente le mani nella terra grigia e lapillica di Sant’Antonio Abate per salvare e rilanciare la coltura dei carciofi. Si tratta di una sottovarietà del carciofo romanesco, nota anche con il nome di carciofo di Schito, caratterizzata dall’essere precoce, particolarmente tenera e tinta dal tipico colore rosa violaceo. Si raccoglie da febbraio a maggio e la precocità è dovuta al clima mite del territorio racchiuso tra i Monti Lattari ad est, il Vesuvio ad ovest, a sud il mare della costa sorrentina, a nord l’agro nocerino sarnese.

il suolo ricco di lapilli del Vesuvio

Grazie alla vicinanza al mare qui spira sempre il vento che favorisce un’agricoltura sana e mitiga le temperature estive. Il colore grigio del terreno e la forte presenza di lapilli ci ricorda che siamo vicinissimi al Vesuvio e in effetti Pompei dista solo pochi chilometri. Il carciofo in questo periodo dell’anno si manifesta in tutta la sua generosa prosperità, bello tondo e carnoso, senza spine, con le brattee tenere e rosate grazie all’utilizzo di una tecnica antichissima e geniale. Consiste nel porre sulle mamme,le prime fioriture, quelle più grandi, un cappuccio di terracotta fatto a mano e qui chiamato pignatella.

Sabatino Abagnale

Sabatino ne ha recuperate ben 5000 nei magazzini dei contadini della zona che non vogliono più adoperarle perché è troppo impegnativo. Così nel suo ettaro di orto a Pontone spiccano le pignatelle al sole, amorevoli compagne delle pescajole, i carciofi della Pasqua che qui  trovano la massima espressione cotti sulle braci a carbone e conditi semplicemente con olio extravergine d’oliva, aglio e prezzemolo. Ogni pianta oltre alla “mamma” principale, destinata soprattutto alla cottura alla brace, genera 6 figli leggermente più piccoli utilizzati in tutti i tipi di piatti (qui graditissimi ripieni o in parmigiana)  e 2 nipoti che saranno destinati come carciofini sott’olio.

il carciofo violetto di Castellammare

La tradizione contadina locale dopo la raccolta  vuole i carciofi raggruppati in mazzi realizzati con una tecnica studiata per favorirne il trasporto preservandone la freschezza, senza trascurare il fattore estetico per invogliare l’acquisto. L’esempio virtuoso di Sabatino, e vuoi forse la crisi nel settore lavorativo, ha invogliato notevolmente il ritorno dei giovani all’agricoltura.

le fave di Castellammare

Negli altri due ettari di terreno di proprietà la piccola azienda agricola produce altre colture tipiche della zona: i piselli cornenetti di Gragnano, le fave di Castellammare, i pomodori tipo Napoli, i fagioli mustaccielli e le colture si alternano sui campi anno per anno per preservare le proprietà del terreno. Solo i pomodori tornano sullo stesso campo dopo 3 anni.

i piselli cornetti di Gragnano

 

i fagioli mustaccielli di Sant’Antonio Abate

Azienda Agricola di Sabato Abagnale via de Luca 23 Sant’Antonio Abate (NA). Tel. 347 1135440