Il Negroamaro di Valle dell’Asso

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Ecco dunque nel bicchiere un vero vino del Sud, siamo a Galatina nel cuore del Salento che i primi coloni greci chiamarono Enotria perché impressionati dalla quantità di uva prodotta già 2500 anni fa. Abbiamo amato il negroamaro quando Severino Garofano, enologo irpino trapiantato in Puglia, lo prese per mano portandolo fin su le vette del Patriglione, finalmente incontriamo il Piromàfo che ci offre l’occasione di tornare su questo grande vitigno salentino. Il biglietto da visita non lascia margine ad alcuna ambiguità: l’alcol dichiarato è di 14,5 gradi, gli estratti raggiungono quota 38 grammi. Nel bicchiere c’è dunque un vino muscoloso, potente, quasi da meditazione ma che al naso si rivela molto elegante grazie alle note di frutta rossa matura arricchite da sentori speziati. Sono passati cinque anni dalla bella vendemmia 2000, ma l’ingresso in bocca è vivace, inizialmente prevale senz’altro ancora l’acidità, indice di sicuro invecchiamento, successivamente equilibrata dall’elevamento in botti grandi e in bottiglia per un finale lungo, persistente dopo una sensazione avvolgente. Un grande vino prodotto da Valle dell’Asso, una delle aziende italiane più antiche, le cui tracce documentate ci fanno risalire sicuramente al 1820. Da Donato a Gino Vallone la proprietà è sempre stata della stessa famiglia, saldamente ancora nel centro abitato di Galatina, a Sud di Lecce. Siamo ad una delle sorgenti del rosato, l’unico modo che i contadini avevano per bere il negroamaro quando l’uva seguiva il suo istinto senza la moderna tecnologia. Ed è proprio Gino, al timone della cantina dal 1962, protagonista della grande trasformazione della viticoltura nel Salento, dalla grande quantità alla qualità. Parliamo di una agricoltura a noi molto cara, cento ettari di cui trenta sono tappezzati da olivi, venti riposano e cinquanta producono uva, tutto certificato biologico e senza irrigazione a differenza di quanto avviene in Australia e negli altri paesi del Nuovo Mondo che non potrebbero fare viticoltura senza acqua. La sofferenza rende forti, uomini e viti, le rese per ettaro si abbassano e il frutto volge alla qualità. Piromàfo in greco vuol dire «combattente il fuoco», il nome di questi terreni sempre carezzati dal sole nel Salento. Tra le 300.000 bottiglie, le doc Galatina e Salice Salentino, noi segnaliamo ovviamente il rosato, la nostra passione come ben sanno i lettori di queste notarelle settimanali e il Macàro, uno splendido rosso dolce da uve aleatico e malvasia nera. E dunque? Fermatevi pure a Galatina, viandanti diretti al mare di Otranto: si fanno lezioni sul rapporto tra qualità e prezzo, giacché il Piromàfo costa esattamente la metà del prezzo medio del Taurasi pur avendo un anno di invecchiamento in più.
3-6-2005