Il Taurasi secondo Terredora di Walter Mastroberardino: verticale Campore 2004-2003-2001-2001 e Pago dei Fusi 2004-2003

Letture: 259
Walter Mastroberardino

di Marina Alaimo

L’azienda  Terredora con i suoi 200 ettari di vigneto nel cuore dell’Irpinia, rappresenta una delle tre principali realtà di valenza  e tradizione nella vitivinicoltura campana.
Walter Mastroberardino e i figli Paolo, Lucio e Daniela portano avanti l’azienda fondata nel 1978, con severo impegno e forte attaccamento al proprio territorio, un lavoro di valorizzazione dell’identità vitivinicola irpina, riuscendo ad esportarla con orgoglio in numerosi paesi esteri. I propri vini sono indubbiamente espressione di grande qualità, mantenuta costantemente nel tempo tanto da ottenere massima fiducia dai consumatori. Terredora produce tutti i vini tipici dell’Irpinia: Greco di Tufo nei vigneti di Montefusco e Santa Paolina, Fiano a Lapio e Montefalcione, Falanghina a Montemiletto e Gesualdo, l’Aglianico è dislocato in maniera ampia sul territorio, diversificando la produzione nella maniera più idonea.Non c’è nessuna azienda di queste dimensioni in Campania, direi nel Sud, che ha sviluppato in maniera così articolata il discorso dei cru, sia per i bianchi che per i rossi


L’aglianico prodotto a Lapio ed a Pietradefusi è destinato alla produzione dei due splendidi Taurasi dell’azienda: Campore e Pago dei Fusi. Durante una recente visita in cantina, ho degustato una mini verticale dei due cru di Taurasi, guidata da Daniela, Paolo e Lucio Mastroberardino.

Taurasi Pago dei Fusi

TAURASI PAGO DEI FUSI

Siamo partiti con Pago dei Fusi, presentadosi leggermente più morbido rispetto al Campore, mantenendo comunque ben salda la personalità austera dell’aglianico. I vigneti sono appunto sulle dolci colline di Pietradefusi, a 400 metri di altitudine, molto vicini al confine con il territorio del Taburno. Il terreno è fortemente caratterizzato dalla presenza di argilla rossa ricca in ferro, il sottosuolo è di origine pliocenica, con forte presenza di fossili marini, particolare questo che dona finezza al vino. Sono 30.000 le bottiglie prodotte e due le annate realizzate fino ad oggi: 2004 e 2003.
La 2004 è caratterizzata più dalla finezza che dalla potenza, di colore rosso rubino intenso, il ventaglio olfattivo è incentrato inizialmente sulle note speziate di pepe e chiodi di garofano, poi la ciliegia croccante, una buona mineralità e discreti sentori mediterranei. Al palato è avvolgente, i tannini sono compatti e discreti, sapido e di buona freschezza.
L’annata 2003 è la prima in produzione, diversamente da ciò che ci si aspetta da questa annata difficile, il vino sia al naso che al palato è più elegante e intrigante rispetto alla 2004. E’ rosso rubino con riflessi granato, esordisce sulle note fumè e minerali, lentamente affiorano i fruttati di amarena e prugna, poi le note speziate di cioccolato, pepe e cuoio. In bocca ha un buon equilibrio tra i toni morbidi e le spigolature dei tannini, è fresco e di decisa spinta sapidità.

Taurasi CampoRe

TAURASI CAMPORE


Campore è il vigneto di Lapio, l’origine del nome dichiara l’eccellenza della qualità delle uve ed il fatto che in passato siano state finalizzate alla produzione del vino destinato alla corte borbonica. L’altitudine va dai 380 ai 500 metri s.l.m., la pendenza del terreno, ricco di argilla bianca,  è superiore al 15%. La zona è ben ventilata, è esposta a sud ed è caratterizzata da forti escursioni termiche. Il Taurasi qui prodotto è più austero rispetto al Pago dei Fusi, i tannini sono taglienti ed il corpo più ricco.
La 2004 si presenta di colore rosso rubino luminoso, al naso è improntata sopratutto sui toni di frutta matura, ciliegia ed amarena, poi la tipica speziatura pepata dell’aglianico, sottili i sentori di catrame e terra bagnata. Al sorso ha tannini decisi, buona freschezza e di calda avvolgenza.
La 2003 è di colore rosso granato, ampio al naso e lento nel concedersi. Sono ben definiti i sentori mediterranei, poi le note speziate di pepe, cioccolato e anice stellato, poi amarene e more. Al sorso è più deciso e definito rispetto all’annata precedente, con tannini ruspanti e buona freschezza.
La 2001 è l’annata che ho preferito, il tempo ha lavorato bene esprimendo giusta eleganza e misura. Rosso rubino con riflessi granato, ha bisogno di un bel po’ di tempo per aprirsi al naso, ha note fumè, speziate di cioccolato, pepe e chiodi di garofano, fresco e croccante il frutto di more e amarene, ma anche balsamico di menta secca. In bocca ha carattere volitivo, i tannini sono decisi, di buona spalla acida e lunga persistenza.
La 2000 è di colore rubino carico con riflessi granato. L’impianto olfattivo è incentrato sui profumi dolciastri di prugna secca ed amarena sotto spirito, presenta una leggera nota di smalto, i toni speziati sono di chiodi di garofano e cannella. Al palato il sorso è ricco, di buona trama tannica, è caldo e  di gradevole acidità. Indipendentemente dalle preferenze personali, ogni annata di entrambi i cru di Taurasi si è ben distinta da tutte le altre, con carattere del tutto personale, esprimendo quindi un lavoro di alta qualità e grande rispetto per una produzione schietta e pulita.

Terredora di Paolo, via Serra  83030 Montefusco. Tel. 0825 968215. www.terredora.com info@terredora.com

2 commenti

  • maria coppola

    (21 gennaio 2011 - 10:53)

    Come sempre Marina è una splendida portavoce di bacco.
    Se pure virtualmente, si apprezza , gusto, colore, sensazioni, di un vino che racchiude in se , cultura, tradizione ed innovazione di chi ha sempre lavorato con grande impegno…
    Grazie per questo “tour” e soprattutto per la graditissima “degustazione” ;)

  • Roberto Giuliani

    (21 gennaio 2011 - 12:40)

    Descrizione precisa e interessante, peccato che quest’anno mi sono perso l’anteprima, una di quelle manifestazioni che amo particolarmente.

I commenti sono chiusi.