Intuito 2005 Montepulciano d’Abruzzo doc

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Il Montepulciano dei lucani
Che il Montepulciano possa regalare belle emozioni agli appassionati non è certo una novità. E neanche il grande balzo in avanti fatto dalla docg Colline Teramane davvero in grande spolvero nelle degustazioni fatte dal Touring Club la scorsa estate a Corato. Ma stavolta, nelle pieghe di un Vinitaly assolutamente innervosito dalle polemiche su adulterazioni veneto-pugliesi e Brunello scoviamo un Montepulciano capace di parlare interamente lucano, terra, come sapete, a noi cara per l’atarassia in cui vive e in cui è capace di trascinare i suoi frequentari fra castelli federiciani, boschi e belle cantine. Iole e Canio Rabasco da Barile sono arrivati sulle dolci colline alle spalle di Pescara. Va bene, la città è orrida, ma la sua campagna è molto bella, adeguata a chi vuole fare agricoltura di qualità grazie al gioco dei venti di terra e di mare oltre alle escursioni termiche. Qui sono stati piantati circa undici ettari di vigineto, la cantina vola verso il completamento con la foresteria per gli ospiti. Tra vasce e barrique lavora Anselmo Paternoster. Sì, avete letto bene, il nipote del famoso proprietario dell’azienda di Barile a cui è dedicato uno dei più buoni vini vulturini. Il fratello di Vito e Sergio è dunque impegnato qui in Abruzzo, ma il tocco rossista si vede e si sente con decisione. A cominciare dal Montepulciano Intuito maturato un paio di anni fra le vasche d’acciaio dopo la fermentazione e le botti grandi, uno stile a noi più simpatico del legno piccolo perché invita alla moderazione. In barrique ci arriva alla fine del percorso di elevamento, vi stazione quattro mesi prima di restare fermo altri due mesi in bottiglia. In bocca questo rosso, in vendita franco cantina a meno di dieci euro, è una esplosione gratificante di frutta al naso, piena la corrispondenza in bocca dove però la beva è sostenuta sino alla fine da una insospettabile freschezza, mentore di buona capacità di ulteriore invecchiamento negli anni. Del resto quest’uva, come l’aglianico e il gaglioppo, è terribilmente longeva, proprio al Vinitaly ci siamo imbattuti in un Montepulciano 1977 di Pepe. L’Intuito 2005, ricordiamo anche le linee editto e interludio di bianco, rosso e cerasuolo, lo possiamo accompagnare alle fettuccine con il ragù di polpettine di coniglio, un must dell’Angolo di Abruzzo in quel di Carsoli, dove non si fanno sconti modaioli. Per dire della sua voglia di essere abbinato, una qualità assolutamente essenziale per un vino come per un uomo.