Jura – Arbois, Melon à Queue Rouge 2008 / Les Amis Vignerons d’Anne-Claude L. (Pierre Martin)

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Arbois, Melon à Queue Rouge 2008

di Fabrizio Scarpato

E’ andata a cercarli in giro per tutta la Francia, spesso in regioni poco note e poco battute. Immagino abbia offerto sostegno e organizzazione, in cambio dell’affermazione di una territorialità in pericolo, della resistenza ad una omologazione incombente. Chissà forse in cambio della perduta gioventù e di nuovi refoli di passione, ma non ho elementi, tantomeno il diritto di poterlo affermare.

Lei è Madame Anne-Claude Leflaive, una che ha fatto la storia dei bianchi di Borgogna, una che a Puligny mette insieme un bel po’ di rettangolini sparsi lungo la cote, una che all’interno dei muretti dei Grand Cru del Montrachet, una volta varcato l’arco in pietra, potrebbe fare un bel trekking nel fazzolettone patchwork di sua proprietà, laddove altri potrebbero accontentarsi, si fa per dire, di mettere in fila anche solo qualche passo.

Gli Amici Vignaioli hanno accettato il profilo forte della signora in filigrana sulle etichette dei loro vini, una incondizionata e dichiarata, questa volta sì, fede nella biodinamica, e il loro nome in retroetichetta, piccolo piccolo, perso tra un’infinità di annotazioni e crediti. I vitigni, noti e meno noti, passano in secondo piano rispetto al terroir e alla matrice geologica dei terreni, fattore che sembra sottolineare e raccogliere in un pugno tutti i significati dell’etimo radici: Chardonnay, Pinot, Merlot, Melon, Sirah impiantati su granit o argile, su orthogneiss o silex, sparsi tra Vandea e Jura, tra Loira e Provenza, incrociando traiettorie di incontaminata passione enologica attraverso l’intera Francia.

Nel mio bicchiere c’è un Melon à Queue Rouge d’Arbois: è molto bello, di un verdeoro intenso e resinoso, quasi natalizio. I colori non mentono se al naso avverti l’avvicendarsi di arance e mandarini, di salvia e rosmarino, di pesca e spezie dolci. Su tutto, già a bicchiere fermo, un netto profumo di caramelle d’orzo, che fa tanto stagione, fino a sconfinare nei ricordi e nei rimedi più semplici ai raffreddori e alla tosse di tanto tempo fa. Rassicurandoti.

Sembra che il Melon sia un parente prossimo dello Chardonnay ma l’ingresso in bocca è citrino e tagliente, asciutto, con un richiamo ormai flebile alla caramella, questa volta al limone. Il vino non si concede, non s’allarga, anzi si stira puntando dritto a un finale salato e fresco, cui con fatica rende pariglia il solo corredo alcolico, che più di tanto non può.

Madame Anne-Claude

In fondo è giusto così: le caramelle, d’orzo o limone che sia, potrebbero nascondere segni di morbidezza e accondiscendenza. Il viso volitivo di Madame, per quanto sorridente, si fa carico di un vino forte e intenso, duro, con cenni nascosti e intermittenti di amabile gentilezza.

Allora si potrebbe pensare che Madame Anne-Claude abbia cercato anche un po’ se stessa, in giro per la Francia.

Un commento

  • Arcangelo Dandini

    (14 febbraio 2013 - 13:42)

    Bellissimo articolo!

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