La Barbera de La Tenaglia

Letture: 36

Un percorso molto interessante per gli appassionati è Napoli fuori Napoli: sono numerosi, infatti, i produttori campani impegnati in terroir vinicoli importanti. Una emigrazione che si sviluppa su due filoni, il primo vede protagonisti in Puglia Roberto Perrone Capano, Spagnoletti Zeuli e Bozzi-Corso, famiglie aristocratiche capaci di rivalutare antichi latifondi grazie alle energie delle ultime generazioni. Il secondo sono proprietà acquistate in Toscana, citiamo per tutti Gianpaolo Motta con Fattoria la Massa in Chianti e Olga Peluso con Tenuta Friggiali a Montalcino, oppure in Piemonte, dove in Monferrato ci sono Guido e Rita Zampaglione mentre anche nella vicina Tenuta La Tenaglia c’è tanta aria di Ischia. Cosa c’entra l’isola verde? C’entra, tanto per cominciare, con l’enologo e socio Massimo Malatesta, ischitano a lungo impegnato con Casa d’Ambra. Ma c’entra anche perché Sabine Ehrmann, figlia di Alois e Hannelore che acquistarono nel 2001 la proprietà appartenuta nel ‘600 al governatore di Moncalvo Giorgio Tenaglia. Sabine vive dal 1991 all’ombra dell’Epomeo con suo marito Giuseppe Olivieri, pittore e scultore. Da un po’ di tempo si occupa in prima persona della Tenuta facendo vino, lei che viene da una famiglia leader nella produzione di yogurt. Quattro Barbera (Emozioni, Giorgio Tenaglia e Tenaglia è…, Barbera d’Asti), un Grignolino, lo Chardonnay come scelta bianca, un rosato e un rosso base costituiscono l’offerta di una azienda ben conosciuta in Campania dagli appassionati e distribuita a Napoli dall’enoteca Sermoneta. Già, Barbera, il vitigno del Nord che più si adatta, grazie alla sua spiccata freschezza, al palato partenopeo abituato a ragù, zuppa forte, parmigiane, timballi, frittate di maccheroni e altri appunti gastronomici di una fame durata quattro secoli. Noi vi parliamo di Emozioni 2003, prodotto nel vigneto storico dell’azienda, fermentata in acciaio e poi affinata parte in barrique nuove, parte in legno di secondo passaggio secondo una filosofia poco invasiva. Il risultato è un vino accattivante al naso dove oltre alla frutta rossa si avvertono note dolci tostate e vanigliose, molto interessante in bocca dove la barbera rivela tutta la sua personalità mai doma. Un rosso da abbinamento, lungi dalla filosofia onanistica di tanti vinoni-marmellata della seconda metà degli anni ’90, da bere allora con semplicità. E da visitare magari utilizzando il più che collaudato agriturismo aziendale Cà Villa (www.ca-villa.it), base utile per il Santuario e il Parco nazionale di Crea, provando la cucina di Gianfranco Piumatti e partecipando ai numerosi eventi culturali organizzati nel corso dell’anno.