La Falanghina di Bonea

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Uno dopo l’altro i territori della Campania felix escono dall’anonimato grazie ai loro vini. È il caso del Cilento, sta accadendo alle Colline Caiatine, succederà alla Valle Caudina dove è nato un presidio di Falanghina senza se e senza ma: biologica, a piedefranco, la vigna pluridecennale, attestati di inizio attività datati 1500 nell’archivio d’Avalos. Dopo la breve parentesi con I Colli di San Domenico Maurizio Caffarelli della scuola Moio torna in Campania a Montesarchio dove Pasquale Clemente ha ripreso l’attività di suo nonno Antonio Cecere.Evviva, finalmente ritroviamo un’azienda monovitigno ed è per questo facile trovare subito l’anima nel bianco base, la Falanghina di Bonea, cioé della zona da cui proviene il 90 per cento delle marze piantate in Campania. Semplice lavorazione in acciaio, resa per ettaro sugli 80 quintali anziché, ci spiega Pasquale dallo sguardo beffardo, i 350 delle partite qui acquistate da grandi aziende. Il vino è giallo paglierino carico, a conferma dell’annata siccitosa, subito prevalgono note fruttate, in bocca stacca le falanghine dell’altro versante del Taburno e della Valle Telesina per le spiccate note minerali. Sapido, è intenso e persistente, la differenza nel bicchiere la fa l’esposizione, l’altezza dei vigneti sui 400 metri, e naturalmente il piedefranco. Al pubblico costa 7,50 euro, non molto ma nemmeno poco.Con questa impostazione Masseria Frattasi, questo il nome della casa e della cantina dove la famiglia di Pasquale vive da sempre, farà strada. La Falanghina Donna Laura rivela invece il sapiente uso del legno dell’enologo, ben dosato, mai invasivo, ciao ciao note di frutta tropicale piallate alla vaniglia e spazio ancora, se possibile, alle note minerali, alle erbe di cui il Taburno è ricco, e alle spezie. Come ci ricorda l’amico Fabio Cimmino: «Il circolo vizioso fra l’ottica commerciale e la mancanza di un’ispirazione culturale più alta e sincera comincia ad avvitarsi su sé stesso. Uomini dalle piccole ambizioni morali fanno vini dalle piccole ambizioni estetiche, io lo riscontro molto puntualmente». Ma fino a quando ci saranno aziende come Masseria Frattasi allora varrà ancora la pena di raccontare il vino campano. Questa, sì, è Agricoltura.