Champagne Bruno Paillard e mozzarella: ce lo racconta Chiara Giovoni

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Maria Sarnataro, Chiara Giovoni e Luciano Pignataro

di Enrico Malgi

Ma insomma, questa Mozzarella di Bufala Campana Doc piace proprio a tutti? Affermativo, perché essa suscita simpatie ovunque. Nel corso della manifestazione Le Strade della Mozzarella, che si è tenuta presso il complesso Le Trabe a Paestum, è stato provato più di un abbinamento. L’ultimo in ordine cronologico è stato quello che ha visto la nostra vessillifera a braccetto con le bollicine francesi. Ed in particolar modo con lo Champagne di Bruno Paillard, giovane azienda di Reims attiva a pieno regime soltanto dal 1981 e che produce mediamente 500.000 bottiglie l’anno esportate soprattutto all’estero.

Lo Champagne è molto più di un vino, è la più straordinaria delle bevande. E’ un’emozione da vivere intensamente, una suggestione che comunica passione e joie de vivre, come dicono in Francia.

Bottiglie di Champagne Bruno Paillard

Nell’occasione sono state presentate tre bottiglie: Brut Première Cuvée, Brut Rosé Première Cuvée e Millésime 2002 Assemblage. Naturalmente tutte rigorosamente con metodo Champenoise. La regia del film è stata di una grande esperta come Chiara Giovoni,  vice ambasciatrice europea dello Champagne nella finale di Epernay dell’ottobre scorso e con Luciano Pignataro, Maria Sarnataro e Alessandro Scorsone. .

Si è incominciato con il Brut Première Cuvée, confezionato con Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Meunier in percentuale variabile. Frutto di un assemblage di grande qualità di vini di riserva, della prima pigiatura, di tre anni di invecchiamento sur lie e di quattro mesi di riposo in cantina dopo il degorgement. Quando è pronto per la commercializzazione, lo Champagne mette in mostra tutte le sue specifiche peculiarità: oro luccicante nel flute. Perlage che sale fine, persistente e compatto fino al bordo. Al naso è subito un’esplosione di aromi persistenti di agrumi, amarena, ribes, lampone e frutta esotica. Si percepisce in sottofondo l’appeal della crosta di pane. Il palato è seducente, accarezzato da un sapore infiltrante e da una carbonica finissima. Il vino è ben ritmato e dinamico, minerale, agrumato, ciliegioso, floreale, fresco, sapido ed elegante. Chiusura persistente e godibilissima. La mozzarella accetta l’invito a cena. Magari accompagnati da una truite ardennaise.

Tra il pubblico Alessandro Scorsone

Secondo assaggio con il Brut Rosé Première Cuvée, con preponderanza di Pinot Noir e saldo al 15% di Chardonnay. Il colore è salmonato, con brillanti effetti visivi. Bollicine di grana piccola, numerose e persistenti. Aromi suadenti e fruttati di fragoline di bosco, lamponi, marasche, garbatamente floreali di violetta e leggermente citrini. In bocca esprime una voluttà infinita. Spettacolare nella sua incisività acida, puro nel suo respiro minerale. Con florealità e fruttuosità impagabili. Uno Champagne con un proprio e definito stile sicuramente, ma che ricorda vagamente la Cuvée Elisabeth Salmon di Billecart-Salmon. E’ comunque intenso, vivace, polposo, succoso, saporito ed energico nella sua evoluzione temporale. La beva non sovrasta l’aroma della mozzarella, anzi lo completa, perchè le bollicine puliscono molto bene la bocca. Il finale registra un allungo persistente e pervasivo. Anche qui la mozzarella non fa una piega: mi sta bene!

Champagne Bruno Paillard in fresco

Terza ed ultima degustazione: Millésime 2002 Assemblage, composto sempre dai tre vitigni territoriali di Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay. Ottima annata, anche se non all’altezza della mitica 1995.  Questo Champagne passa ben nove anni a riposare in cantina sui lieviti. Il colore è oro acceso e brillante. Il bouquet è espansivo e conturbante. Cattura le narici con effluvi di mandorla amara, pesca bianca, ciliegia, glicine, frutta candita, crosta di pane e sensazioni gradevolmente tostate e speziate. Palato denso, compatto e cremoso, con un ottimo equilibrio di purezza. Il vino dimostra di essere subito fresco ed appagante, se ne vorrebbe bere a vagonate. Sa di frutta candita, di pasticceria, di miele di acacia, di salvia, di mineralità e di vasetto di marmellata della nonna. Possiede un appeal persistentemente godibile e uno sviluppo centrale e teso come una fionda, su cui s’innestano tratti eleganti e fini. Champagne longevissimo ed imperdibile e mozzarella permissiva. Chapeau!

Non c’è stato un unico vincitore ma le tre etichette presentate sono state tutte parimenti apprezzate dai convenuti con una leggera preferenza per la seconda.
Champagne e mozzarella, due sogni si incontrano.

4 commenti

  • Gianni Zacchia

    (11 maggio 2013 - 17:38)

    Accostamento da compromesso storico: davanti a tanti esperti bisogna togliersi il cappello, ma l’abbinamento lo vedo leggermente forzato. Avrei accompagnato tocchetti di pane leggermente tostato con fiocco di mozzarella e spruzzata di pepe fresco di macina alla delizia dello champagne imperiale. Testato il Primo maggio con un Piper Heidsieck Brut a Caserta. Voto 7.

    • Luciano Pignataro

      (11 maggio 2013 - 20:24)

      Speriamo adesso che non esca il solito pirla a dirci che l’abbinamento ideale con la mozzarella è l’asprinio: abbiamo già dato

  • Mondelli Francesco

    (11 maggio 2013 - 19:11)

    Incredibile,Alessandro è arrivato anche lì :dove ci sono bollicine ,fossero anche di acqua minerale ,c’è la presenza di Scorsone.PS.Complimenti Enrico sempre preciso ed esaustivo.Francesco.

  • enrico malgi

    (12 maggio 2013 - 10:14)

    Grazie Francesco. Peccato per la tua assenza, ti saresti divertito molto.
    Abbracci.

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