La nocciola riccia di Talanico

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la nocciola riccia di Talanico

di Antonella D’Avanzo

A San Felice a Cancello, in provincia di Caserta, troviamo un luogo dove la passione e il lavoro di un piccolo gruppo di agricoltori ha permesso di salvaguardare un prelibato prodotto tradizionale: la nocciola, partendo da un concetto molto semplice “conservare quello che altri prima di noi ci hanno lasciato”.

Tra le diverse cultivar di Corylus avellana, esistenti in quest’area, tipica è una varietà locale detta Riccia di Talanico che prende il nome da Talanico una piccola ed isolata frazione; è un frutto dotato di ottime caratteristiche organolettiche, ha un guscio sottile di colore fulvo chiaro, una forma allungata e sezione abbastanza regolare. Il seme ha dimensioni medio-piccole; presenta un ottimo aroma e un sapore delizioso.

La nocciola è il frutto del nocciolo (Corylus avellana) indicata anche come la nux abellana, la noce avellana, dalla città campana di Abella, oggi Avella. È una pianta originaria dell’Asia minore appartenente alla famiglia delle Betulacee, una delle più antiche piante coltivate dall’uomo; infatti manoscritti cinesi, risalenti a 5000 anni fa, parlano di questa pianta considerata sacra. Gli antichi romani donavano le nocciole per augurare felicità, mentre in Francia, durante l’Ancien Règime, si regalavano agli sposi come simbolo di fecondità.

I frutti crescono in coppia o in gruppi di tre, hanno forma tonda o obliqua ricoperti da una membrana verde e lunga quanto il frutto stesso, che bisogna asportare prima di poter rompere il guscio. Il seme, ovvero la nocciola, che si trova all’interno di un involucro legnoso è di color crema, oleoso, dolce ed è ricoperto da una membrana di colore marrone.

La raccolta dei frutti inizia solitamente dalla metà del mese di agosto in poi, quando giungono a completa maturazione e si staccano dalla pianta cadendo sul terreno, dopo di che, vengono essiccati, portati ad un’umidità del 5-7% ed infine depositati in luoghi freschi e ventilati, privi di odori e umidità; le nocciole, vengono consumate dopo l’essiccazione che avviene nei cosiddetti “soppigni”, le tipiche soffitte aperte lateralmente, oppure in appositi essiccatoi; sono idonee alla tostatura, alla pelatura e alla calibratura e per queste caratteristiche, sono particolarmente adatte alla trasformazione industriale, nonché, come materia prima per la preparazione di specialità dolciarie.

Come tutta la frutta secca, sono un alimento molto ricco di grassi e, di questi, la maggior parte sono monoinsaturi, contengono una elevata quantità di vitamina E. Sono un’ottima fonte di fitosteroli, sostanze ritenute importanti nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Uno studio recente, pubblicato dall’European Journal of Clinical Nutrition, condotto in Nuova Zelanda, ha dimostrato che un consumo regolare di nocciole è in grado di abbassare i livelli di colesterolo LDL e trigliceridi.  In questa ricerca, a 50 adulti, con livelli di colesterolo moderatamente elevati, è stato chiesto di consumare, al posto di altri snack, per periodi di 4 settimane, intervallate da 2 di sospensione, 30 grammi di nocciole (circa 15-20) al giorno, in tre forme diverse (intere, a scagliette o tritate). Indipendentemente dalla forma di assunzione, le nocciole hanno ridotto il colesterolo LDL (“cattivo”) in media del 5%, aumentato il colesterolo HDL (“buono”) e anche i livelli di vitamina E (quasi del 5%), migliorando il profilo del rischio cardiovascolare.
Le nocciole sono reperibili sul mercato per tutto il corso dell’anno e si possono acquistare con o senza guscio, intere o macinate, al naturale, tostate o salate. Se vengono acquistate col guscio bisogna fare attenzione che non sia bucherellato; se invece si scelgono sgusciate, preferire le confezioni sottovuoto o in scatola, in questo modo si ha la garanzia della freschezza del prodotto.