Eric Asimov sul New York Times: l’Aglianico emerge dal fondo dello stivale italiano

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Aglianico

Non è la prima volta che Eric parla dell’Aglianico. Stavolta, più che una scoperta, è una piacevole e convinta conferma che iscrive questo vitigno nell’Olimpo delle grandi uve da vino. Ecco la traduzione.

di Eric Asimov

Il vasto oceano del vino che è l’Italia è alimentato da molti fiumi. Sangiovese e Nebbiolo, universalmente considerate tra le più grandi uve al mondo, vi confluiscono e a questi si aggiunge il molto amato Pinot grigio e cavalli di battaglia come Montepulciano e Trebbiano che danno vita a vini robusti ma indistinti. Varietà meno conosciute si uniscono da tutte le direzioni, aggiungendo aromi e sfumature meravigliose.

Una delle mie preferite è una uva rossa che sembra sia data molto per scontata. Suscita poco entusiasmo. Non sono sicuro del vero motivo, perché trovo che questi vini siano deliziosi, strutturati e adatti all’invecchiamento.

Parlo dell’Aglianico, la prima uva a bacca rossa della Campania che racchiude Napoli e Salerno sulla costa occidentale del Sud Italia e della Basilicata, l’arco e il collo dello stivale. L’Aglianico è stato definito il Barolo del Sud, una frase in apparenza piena di ammirazione che però può essere svuotata da una riflessione. Sì, i tannini, l’acidità e gli aromi dell’Aglianico somigliano al grande vino piemontese ma l’Aglianico ha molto da offrire di suo. Forse è la volta buona per liberarsi del concetto secondo il quale il valore dell’Aglianico deriva da ciò a cui assomiglia piuttosto che da ciò che esso effettivamente è.

Per capire meglio l’Aglianico di recente il panel ha provato 20 bottiglie di Campania e Basilicata. Tutti i vini erano di vendemmie recenti. Per i vini più accessibili le ultime bottiglie messe in commercio erano dell’annata 2011. I vini più adatti all’invecchiamento potrebbero rimanere in cantina più a lungo; le bottiglie più recenti di alcuni erano della 2006.

Florence Fabricant e io siamo stati inseriti nel gruppo di degustazione da Joe Campanale, il direttore del beverage e proprietario di quattro ristoranti a New York, inclusi il Dell’anima e L’Artusi nel West Village e Liz Nicholson, il direttore del settore vino al Maialino che diventerà il sommelier del Marea a settembre.

Tutti noi abbiamo la sensazione che l’Aglianico sia sotto-stimato. Liz ha cercato di fare qualcosa al Maialino dove la sua lista vini include alcuni Aglianico nella sezione ‘Southern Hospitality’ (sezione dedicata ai vini campani, lucani e calabresi, ndt).

“Forse i vini che la gente predilige sono quelli più leggeri, morbidi e di facile beva”, ha osservato Joe. Forse ha ragione. I rossi siciliani, che hanno suscitato tanto entusiasmo negli ultimi anni, tendono ad essere più freschi e agili, e molti vini che possono invecchiare per decenni, sia Bordeaux, Napa cabernet o Brunello di Montalcino, sono stati volutamente resi più accessibili in annate più recenti. Tuttavia la gente non ha girato le spalle al Barolo che, come gli Aglianico più adatti all’invecchiamento, può richiedere un invecchiamento significativo affinché la sua intensità tannica si ammorbidisca.

Tutti noi siamo rimasti colpiti dalla grande qualità di questi vini. Alcuni, come la gamma stesse delle annate indicava, avevano un approccio più immediato mentre altri potranno continuare a beneficiare dell’invecchiamento. Abbiamo trovato grandi differenze nella consistenza e densità ma la maggior parte dei vini erano bene strutturati e terrosi con aromi di frutta rossa, liquirizia e mentolo.

“Immaginavo che fossero persino più tannici e potenti,” ha detto Joe.

Così come accade in molte parti del mondo è sembrato che i produttori di Aglianico della nostra degustazione abbiano fatto un passo indietro nell’uso di piccole botti di rovere francese. I tannini dei vini sono sembrati venir fuori naturalmente dalle uve. Abbiamo evidenziato pochi tannini del legno o aromi di vaniglia e cioccolato generati dalle botti.

La maggior parte dei vini era di provenienza campana, regione che ha una gamma di denominazioni. Taurasi è quella più famosa e prestigiosa, forse a buon ragione tanto che tre dei nostri migliori quattro vini erano dei Taurasi. Di solito il Taurasi è anche il più costoso con vini che di solito vanno dai 30 ai 65 dollari.

Altre denominazioni campane includono Aglianico del Taburno e Irpinia mentre la migliore denominazione della Basilicata è generalmente l’Aglianico del Vulture. Come si potrebbe supporre da questa terra di vulcani spenti come il Monte Vulture e quelli attivi come il Vesuvio, l’Aglianico prospera in suoli vulcanici, specialmente su pendii assolati dove la stagione di maturazione si può ben estendere fino all’autunno.

Traduzione di Novella Talamo

 

3 commenti

  • Angelo D.

    (8 giugno 2013 - 11:04)

    Il vento sta cambiando, ripeto, il vento sta cambiando.
    Siate pronti!

  • Gennaro De Gregorio

    (8 giugno 2013 - 15:18)

    Certo che il vento sta cambiando, e non poteva che essere così. Tremila anni di tradizione vitivinicola non si inventano ne si dimenticano facilmente. Solo la nostra incoscienza, ha potuto depauperare un patrimonio enogastronomico che, al di la di ogni retorica e con il rispetto dovuto alle altre infinite bontà del mondo, è uno dei primi al mondo. Nessuna altra gastronomia può o meglio potrebbe vantare un così alto numero di “prodotti” d’eccellenza. E’ ora di muovere il c… stà solo a noi fare che questo patrimonio diventi anche la nostra ricchezza.

  • Mondelli Francesco

    (9 giugno 2013 - 22:20)

    A costo di ripetermi voglio per l’ennesima volta ribadire una mia convinzione ,che non nasce da puro campanilismo,ma é frutto di innumerevoli assaggi nel mondo vino e cioè che ,se si lavorerà seriamente e con ciò intendo dire senza improvvisazioni o rincorse al mercato ,sulle potenzialità dell’aglianico fra una decina di anni potremo giocarcela alla pari con i piu blasonati vitigni a bacca rossa italiani è non solo.FM.

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