L’assessore Nappi: a Napoli il cuore dell’enoteca regionale

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Daniela Limoncelli

Gianfranco Nappi

L’Enoteca Regionale si farà. Ovvero, quel sistema di enoteche territoriali fatto di sedi-satellite nel Sannio come in Irpinia, nel Salernitano come nel Casertano e che avrà a Napoli il suo «cuore», sta per diventare realtà. Ne è convinto l’assessore regionale all’agricoltura Gianfranco Nappi, instancabile paladino di un progetto voluto per valorizzare la produzione vitivinicola campana. «Siamo a buon punto – annuncia -. Abbiamo sbloccato le risorse, 4,5 milioni di euro, destinate alla sua realizzazione, abbiamo avviato il confronto nella cabina di regia vitivinicola in cui è rappresentato tutto il settore e ”Città della Scienza” lavora all’indirizzo della strategia e del coordinamento».
Sgombrato il campo dalle polemiche?
«Assolutamente sì. In queste settimane ho girato tutta la regione proprio per chiarire il ”sistema di enoteche territoriali” che intendiamo realizzare e per aprire un confronto costruttivo sia con gli enti locali che con gli operatori. Ebbene, ho trovato larghi consensi. La ricchezza della produzione vitivinicola campana ha troppi luoghi di eccellenza per essere racchiusa in un solo punto. è necessario, quindi, creare una rete formata da una serie di sedi disseminate nella regione in modo che in ognuna sia possibile vedere, assaporare e degustare il vino insieme ad altri prodotti tipici del territorio, ma anche conoscere la storia e le tradizioni che accompagnano etichette e prodotti. Non solo, in ogni sede, sarà possibile acquistare il vino e sarà fornito un servizio che recapiterà le bottiglie comprate direttamente a casa dei turisti proprio per rendere più agevole la commercializzazione e la diffusione dei prodotti. Saranno poi organizzati corsi di degustazione».
Un «sistema» che diventa un itinerario storico-culturale sulle strade del vino in Campania?
<Certo. Stiamo stilando la mappa delle ”capitali” del vino campane e siamo in attesa delle proposte di enti locali, produttori o Camere di Commercio sulla localizzazione delle sedi. Snodo essenziale della ”rete” sarà Napoli. Credo, infatti, che la sede principale, come vetrina di presentazione della produzione campana, debba essere localizzata nel cuore della sua capitale, in un luogo in cui sia i turisti che i residenti inciampano per forza. Ma penso anche a punti-satellite in aereoporto, alla Stazione marittima come sul Vesuvio o nella Reggia di Caserta: ovunque arriva un turista ci deve essere un punto della rete».
Già è stata individuata qualche sede?
«Castellammare sta pensando alla Reggia del Quisisana, Ottaviano al Castello Mediceo, Pompei – e già abbiamo sottoscritto un accordo – in un’area negli Scavi. Il vino, basti pensare alla Villa dei Misteri, è parte della nostra cultura».
Chi gestirà l’Enoteca regionale?
«Non sarà la Regione. Ho chiesto alla cabina di regia di definire standard di qualità ai quali le aziende produttrici dovranno attenersi e di formulare un bando di gara di alto profilo per individuare in ognuna delle nostre cinque province i soggetti imprenditoriali più idonei alla gestione».