L’Italia spiegata ai giapponesi

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L’amica giornalista Mayumi ci inviato la traduzione di questo articolo scritto per una rivista giapponese che volentieri pubblichiamo perché fotografa, con estrema semplicità e dunque efficacia, l’attuale momento del vino italiano.

La moda del vino elegante

di Mayumi Nakagawara

Ora i vini italiani si sono messi in mostra. Il vino non ha più il colore scuro come l’inchiostro nè il profumo forte della tostatura del legno. I vini sono affascinanti ed eleganti così come deve essere il vero vino italiano.

La crescita dei vini italiani
Alla fine degli anni ’90 si diceva che i vini avevano «un colore scuro, quando giri il bicchiere senti un profumo di marmellata di mirtillo e vaniglia molto marcato, il gusto è condensato e austero». Nel periodo antecedente a questi anni era importante fare vino in quantità non tanto di qualità.
Dagli anni ’90 fino ad oggi c’è stato un grande cambiamento e il motivo è stato fare un vino da esportare.
In passato l’Italia esportava principalmente negli Stati Uniti. Agli americani piaceva un vino colorato, deciso e profumato di legno. Questa tipologia di vino prendeva anche un alto punteggio sulla Guida dei Vini Gambero Rosso.
Cosi tanti facevano i vini in quantità limitate a costi elevati dicendo che il vino era di qualità. I produttori non sapevano come gestire questa situazione e hanno seguito la moda senza prendere nessuna iniziativa.

Il risveglio dei produttori
Ciò che acquisì importanza nella produzione dei vini fu l’intensità del colore e una maggiore gradazione alcolica. Quindi scelsero viti adatti a fare questa tipologia di vini adottando un’alta densità di impianto, diradando i grappoli, usando barrique nuove e maturando il vino per tempi più lunghi. Queste nuove tecniche di produzione aumentarono le spese ma non distinguevano un vino per territorio, lo stesso accadeva per i vini tutti uguali del “New World (Da California, Australia, Nord Africa, Argentina, Cile……)”, cioè non si sentiva la caratteristica del loro territorio di origine.
Così i produttori hanno cominciato a pensare, “Come deve essere il mio vino? Che cosa determina l’originalità di un vino? Come deve essere un vino italiano?”

L’ originalità dei vini è il terreno in cui cresce
Immaginate come è il territorio italiano. Lungo e sottile a nord e sud, ci sono 2 grandi catene di montagne che si estendono da Nord a Sud e da Est a Ovest, il mare circonda tutta il territorio escluso il nord. La distanza dal mare alla montagna (agli appennini) è di solo 80 chilometri e i terreni sono accidentati. Per questo qui troviamo vini marcati. La grande escursione termica produce vino intenso e profumato, il vento proveniente dal mare e dalla montagna crea vini fini.
L’Italia è un paese vulcanico con molti terreni a formazione vulcanica (con PH 7-9), che produce vini fitti e delicati. Anche in Italia esistono vitigni autoctoni nobili.In seguito a queste condizioni ambientali l’Italia può produrre vini freschi originariamente, non vini caldi.

La tendenza dei Vini veri
In passato i vini erano maturati in legno, assemblato, con tecniche all’ avanguardia…. era più importante come fare il vino anziché dove fa le uve, cioè l’importanza era data agli enologi e alla cantina. Ma ora dicono «il vino si produce l’ 80% della vigna» ed è diventato più importante l’agronomo.
Ora non si prende più il clone del vitigno dal vivaio ma si sceglie la vite nella proprietà e la si riproduce da soli, cosi si ottiene una vite più marcata ovvero «l’originalità» del territorio. Inoltre molti cominciano a fare la coltivazione biologica e biodinamica per creare prodotti originali.
Cosi i vini italiani sono cambiati in questo modo cioè stanno tornando indietro, come erano una volta, però usando tecnologie più avanzate. Ora si producono vini eleganti che sono l’espressione del loro territorio e quindi degni d’essere Vini Italiani.