Luigi Moio, il sapere enologico e il corso di laurea ad Avellino*

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Dalla Facoltà di Agraria riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Professore Moio, che impatto ha avuto la riforma dei corsi universitari attuata in conseguenza della legge 270/2004 sui corsi di viticoltura ed enologia?
L’impatto sui corsi di viticoltura ed enologia, come in generale su tutti i programmi universitari, è stato piuttosto forte ma positivo. La riforma ha imposto di razionalizzare l’organizzazione dei corsi, arrivando ad un numero di esami coerente con una buona organizzazione dello studio da parte degli studenti. Importante è stato anche l’obbligo di avere in ogni sede un adeguato numero di docenti dedicati principalmente ai corsi di viticoltura ed enologia, imponendo una riflessione organizzativa che ha posto le basi per una maggiore qualità dell’offerta didattica.
Ma, fino ad oggi, a Suo giudizio, che valutazione si può dare sulla qualità dell’insegnamento nei corsi di laurea in viticoltura ed enologia? Come si potrebbero migliorare le cose?
La qualità dell’insegnamento ex cathedra è in genere soddisfacente, in quanto i docenti impegnati nei diversi corsi sono di livello più che buono. Diverso è il discorso se si ragiona sull’esperienza formativa degli studenti. Carenze strutturali, e forse anche di esperienza, rendono non ottimale l’attività di sostegno alla formazione attraverso le esercitazioni pratiche in laboratorio, nella vigna e nella cantina. Il corso di laurea in viticoltura ed enologia deve fornire una professionalizzazione avanzata attraverso un’attività di esercitazione continua e organizzata che faccia fare e, soprattutto, faccia riflettere sulle conseguenze del fare. Cruciale è, allora, il sostegno della comunità dei produttori, che è la sola che può fornire le risorse e le strutture necessarie per integrare quelle, sempre modeste, dell’Università.
Professore Moio, cosa pensa delle Lauree Magistrali in viticoltura ed enologia?
Questo argomento è molto delicato e ne discutiamo spesso. Il sistema vitivinicolo è un sistema complesso che richiede anche professionisti di livello superiore; siamo, quindi, convinti che la formazione di questi professionisti di eccellenza sarebbe molto utile. Per formare dei professionisti eccellenti serve, però, un sistema formativo eccellente, che non è agevole organizzare, con docenti di grande capacità e con un’organizzazione ancora più perfezionata di quella della laurea triennale, per attrarre i migliori studenti. E’ necessario creare un ambiente stimolante che faciliti la crescita tra gli allievi delle capacità critiche, di autonomia intellettuale, di rapporto personale con la conoscenza e di creatività che sono le basi del professionista di eccellenza. Insomma, queste lauree magistrali dovrebbero essere il luogo dove si conciliano le qualità che Pascal riteneva in qualche misura antitetiche, l’esprit de finesse e l’esprit géométrique.
La Sua Università, la Federico II di Napoli, ha aperto un corso di viticoltura ed enologia che si aggiunge a numerosi altri. Non è stata una scelta azzardata? Che obiettivi avete?
Il corso di viticoltura ed enologia della Facoltà di Agraria della Federico II di Napoli, che ha sede ad Avellino, è nato per una forte richiesta della comunità vitivinicola irpina, veicolata dall’Amministrazione Provinciale che ha anche messo a disposizione un importante finanziamento. Inoltre, il corso si colloca in un’area non saturata dall’offerta di programmi analoghi. Ciò nonostante, siamo perfettamente consapevoli della difficoltà della sfida che abbiamo accettato e del grande lavoro che è necessario fare per valorizzare le risorse a disposizione e non deludere le aspettative degli allievi e della comunità locale. Stiamo tuttavia realizzando un’importante rete di relazioni con i produttori irpini e campani e questo, da un lato, sta facendo crescere le risorse per la ricerca e, dall’altro, sta moltiplicando le occasioni di tirocinio degli studenti. Con l’appoggio di questa rete, vorremmo diventare uno dei punti di riferimento per la viticoltura ed enologia dell’Italia meridionale e, in generale, mediterranea.

*Intervista rilasciata all’Informatore Agrario