Manuela Piancastelli, Una Vigna Chiamata Sannio

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Edizioni Kat
146 pagine, 20 euro

Manuela Piancastelli, Una Vigna Chiamata Sannio

C’è la storia dei condottieri, dei politici, dei vescovi, e poi c’è quella dei vignaioli che nel corso dei secoli hanno coltivato l’uva per superare la fame e sopravvivere. Ed è questo racconto che troverete nel libro della collega Manuela Piancastelli.
Un tassello costruito con pignoleria e meticolosità da una ricercatrice a cui eravamo già stati abituati dai suoi precedenti lavori di ricostruzione storica (su Mario D’Ambra e su Pina Amarelli, entrambi con Veronelli Editore): la Piancastelli raccoglie notizie da fonte orale, ma entra anche in biblioteca e negli archivi per rimettere assieme i pezzi di un mosaico oggi sicuramente preziosi e intriganti ma di cui fino a qualche anno fa sembrava non importare nulla a nessuno.
Ecco dunque uno strumento pratico e utile per rileggere la storia del vino nel Sannio dai tempi degli antichi romani, e prima ancora dei sanniti, quando si caratterizzava con uno dei territori più produttivi, sino al grande buio medioevale, alla timida ripresa dell’epoca papalino. Colpisce in particolare come la realtà del passato prossimo, cioè quella a cavallo tra ‘800 e ‘900 sia diametralmente opposta a quella attuale che vede la provincia di Benevento svettare per quantità, e anche per qualità, nel panorama campano. Ebbene, questo prima è stato conquistato solo di recente perché erano altre le colture a reddito più diffuse in passato, a cominciare dal grano e dal tabacco.
Benevento si caratterizza anche per la funzione storica avuta dalle cantine sociali la cui attività è all’origine di molte feste che durano ormai da oltre trent’anni e che nessun altro territorio meridionale può vantare.
La riconquista della viticoltura di qualità, l’arrivo di nuovi investimenti sulla terra, la capacità di caratterizzare la produzione su più fronti (bianchi, rossi, rosati, passiti, dolci e persino spumanti), rendono indispensabili lavori come questo, aperto dalle prefazioni dei professori Luigi Moio ed Eugenio Pomarici.
Questo studio si inserisce infatti in un contesto di grande fermento culturale con ricercatori impegnati a studiare il comportamento dei vitigni autoctoni e del sistema di allevamento ed è la cornice culturale in grado di offrire la giusta dimensione ad una attività che al tempo stesso difende il territorio e lo fa conoscere fuori.