MEMENTO MORI, la Chiostro Revolution – Parte Seconda

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di Francesco Immediata

Memento Mori, la foto è di Vincenzo Cillo

I piaceri più graditi e apprezzati, quelli che restano impressi nella memoria, sono quelli che arrivano nel tempo senza saltare le tappe, ma dopo un lungo e graduale percorso. Così come un infante che arrancando carponi può un giorno sognare di diventare un centometrista, allo stesso modo un appassionato di birra di solito inizia gattonando il suo percorso tra waizen e pils, poi cammina a piedi passando a prodotti con bouquet più complessi e sentori più ruvidi ed estremi ma solo alla fine corre raggiungendo l’agognata meta rappresentata dal Barley Wine.
Sì, il Barley Wine che tradotto letteralmente vuol dire Vino d’Orzo. Probabilmente lo stile birrario più ostico, ma sicuramente quello più maturo. Stile/concetto che filogenicamente proviene dalle Ale, quindi di passaporto anglosassone. Tipologia che necessita di una notevole esperienza per poter apprezzare tutte le sue caratteristiche, ma anche tanta pazienza derivante da un elemento imprescindibile, rappresentato dal tempo (a volte anche lustri), necessario affinché il prodotto maturi e raggiunga il suo optimum organolettico.
Cosa succede dunque se un mastro Birraio Italiano si avventura nella realizzazione di un prodotto così particolare ed estremo? Cosa succede se poi questo prodotto viene realizzato in quantità millesimate? E cosa succede infine se questo prodotto diviene prerogativa di un unico posto dove poterlo acquistare e degustare? Per tutte e tre le domande la risposta è una sola: Memento Mori. Pochi e stranieri sono gli esempi di collaborazione tra mastri birrai e pub o ristoranti rinomati dal rilevante risultato. Prove sono l’Erasmus di Bruge e i De Dolle che hanno portato alla realizzazione della 3×7 o il De Heeren van Liedekercke di Denderleeuw (Belgio) o L’Akkuratt di Stoccolma con Cantillon che hanno visto la nascita nel primo caso della Crianza Helena e nel secondo della Soleil De Minuit.
Eppure in Italia un progetto del genere degno di rilievo ancora non era stato avviato, almeno fino alla nascita della Memento Mori.
Ancora una volta l’alchimista è il mastro Birraio del Chiostro di Nocera Inferiore Simone Della Porta e ancora una volta c’è lo zampino del gatto e della volpe Yuri Di Rito e Gianluca Polini dell’Ottavonano di Atripalda.
Memento Mori che richiama le sue origini più antiche e quindi non motto cistercense bensì monito romano: “Il generale romano che al pari di un semidio, dopo la battaglia, vittorioso entrava in trionfo a Roma, veniva avvicinato dal più umile dei servi che gli rammendava la sua natura umana recitandogli la locuzione Memento Mori”.
Questo prodotto è il risultato di un one brew, un’unica cotta una volta all’anno, da cui si ricavano 365 bottiglie (come i giorni dell’anno) da 25 cc (come il giusto formato che si addice a questa tipologia di birra).
L’idea anglosassone di barley wine è concepita come una birra che va rispettata e temuta; un prodotto dalla beva complessa che difficilmente trova abbinamenti gastronomici; un prodotto non da dopo cena ma da vera e propria meditazione, che spesso ha bisogno di respirare (tanto da richiedere un decanter) ma che toglie il fiato se non bevuta con la giusta calma e il tempo necessario.
Ed è proprio così che si presenta la Memento Mori (per l’occasione è stata provata la 2006/7): nel bicchiere la birra si mostra di colore rubino intenso, brillante, con schiuma evanescente. Si comprende subito che non è una birra semplice, poiché all’olfatto emerge dapprima un bouquet eterogeneo, un nucleo embrionale di sentori, i quali dopo alcuni minuti si aprono alla decifrazione. Emergono cosi note leggere di affumicatura, tabacco, miele di melassa, polvere di cacao, frutta rossa matura sotto spirito. Al palato ritroviamo la leggera affumicatura preavvisata al naso, accompagnata da un tappeto alcolico, su cui compaiono note floreali (derivanti dal luppolo) e dolci (grazie al malto Maris Otter), il corpo è pieno e complesso. La corsa in bocca è lunga e suadente, decisa e appagante. Simili presupposti fanno sperare al meglio per l’invecchiamento.
La Memento Mori racchiude in se 10,5 gradi alcolici, Napoleon d’obbligo per la degustazione ma soprattutto molto (ma molto) tempo a disposizione per consentire la sua graduale evoluzione nel bicchiere e godersela in tutte le sue sfaccettature.
A tale prodotto poi non poteva che essere abbinato un adeguato packaging: bottiglia da 25 cc con tappo in sughero e sigillo in ceralacca il tutto racchiuso in un elegante astuccio, al cui interno è indicata la numerazione millesimata, la data della cotta e la firma del mastro birraio quale marchio di qualità e di garanzia.
Se volete recuperarla sapete dove andare, se riuscirete ad aspettare verrete ricompensati.
One shot – one goal, un colpo un bersaglio, anche questa è la Chiostro Revolution.