Montevetrano, cuore di donna nel bicchiere

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29 dicembre 2001

Dal contrasto sgorga una bellissima armonia. Seguendo questo principio enunciato con convinzione da Eraclito qualche anno fa, dopo aver consigliato per Natale un Fiano assente da tutte le guide, chiudiamo l’anno con il simbolo del risveglio campano: il pluridecorato Montevetrano (San Cipriano Picentino, via Montevetrano. Telefono 089 882285). Straordinario rosso, vino cult, fortemente voluto da una donna capace di seguire le proprie convinzioni rompendo con decisione schemi e pregiudizi. Così Silvia Imparato ha fatto conoscere la Campania a Riccardo Cotarella conquistando clamorosamente i tre bicchieri sin dalla prima uscita ufficiale, la vendemmia 1993, e conservandoli sino ad oggi fatta eccezione per il 1994. Non è stato facile affermarsi in un paese, in una regione, dove la buona esecuzione dei piatti tradizionali è ancora oggi apprezzata molto più della ricerca: in poche parole dove la cultura gastronomica, e non solo quella, è conservatrice più che innovativa. Per questo le capitali del gusto sono Londra e New York anziché Parigi, Roma o Pechino. Il Montevetrano ha mostrato all’Italia e al mondo che anche il Mezzogiorno continentale può sfoderare un rosso da sballo e restare ai vertici delle classifiche senza grandi problemi. La battaglia però è stata dura. Pensate, c’è stato un momento in cui il sindaco del suo paese, che probabilmente non ha mai bevuto il Montevetrano, cioé l’unica cosa per cui valga la pena di andare a San Cipriano e per cui è conosciuto nel mondo, voleva aprire una bella discarica a pochi passi dalle vigne di Cabernet, Merlot e Aglianico. E gli sforzi maggiori Silvia li ha spesi per superare mille intralci burocratici creati da annoiati e incolti mazzettari. Se l’anno deve chiudersi con una speranza per far largo al nuovo, allora un sorso di Montevetrano ci insegna che, nonostante i condizionamenti e l’ignoranza dell’ambiente in cui si vive, per realizzare un sogno basta crederci.