Mugliatielli irpini a Ospedaletto d'Alpinolo: Osteria del Gallo e della Volpe

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Osteria del Gallo e della Volpe

Con questa afa e la consueta confusione della Costa può essere una buona idea rifugiarsi al fresco, magari sulla montagna di Montevergine in Irpinia, e guardare stupiti le colonne di traffico viaggiando comodi senza ostacoli in senso opposto.
L’osteria aperta al centro di Ospedaletto d’Alpinolo, il paese dei copetari, cioé dei produttori di torrone, si è rifatta il look in sala lasciandosi alle spalle lo stile un po’ folk per abbracciare l’essenzialità minimalista dei locali più aggiornati.
Ma l’anima del locale di Marisa e Antonio Silvestro, nel quale lavorano i figli Emilia Chiara e Davide, resta sempre uguale, la stessa: una proposta semplice, di tradizione, presentata in modo pulito ed elegante.
Arrivare è semplice: l’uscita è Avellino Ovest, alla rotonda si seguono le indicazioni per Mercogliano e poi per Ospedaletto: quindici minuti e arrivate al grande spiazzo con spettacolare affacciata sulla valle dove parcheggerete. Cento metri a piedi, il tempo di dare una sbirciata alla bella cantina organizzata per il pubblico, e poi l’osteria.
Dicevamo dell’anima: piatti tipici e prodotti irpini senza deragliamenti se non nel piatto finale di formaggi dove si spazia in Italia e, ovviamente in Francia. Una impostazione terragna, con alcuni guizzi marini quali la pettola (pasta fresca) con le alici e, ovviamente le diverse declinazioni di baccalà, l’unico modo di mangiare il pesce delle generazioni che furono. In questo periodo è presentato con le noci, giusto per rimanere sul territorio.
Invece della solita batteria di antipastini ammazza secondo, potrete scegliere fra tre proposte (parmigiana estiva, terrina di pollo, affettato di salumi di produzione propria), poi volgervi al primo (ravioli con i talli, lasagnetta con verdure e porcini, classica zuppa di scarola e fagioli). Il punto forte è comunque costituito dai secondi, ciascuno dei quali vale il viaggio: coniglio fasciato, gli straccetti di pollo con verdure, il controfiletto ai porcini e infine i mugliatielli (interiora di agnello) al forno, squisiti, sempre in carta.
Finale con il formaggi oppure con un’ampia scelta di dolci in cui domina ovviamente il torrone declinato in numerose varianti. Molto interessante la carta dei vini, con annate in profondità e giusti ricarichi per far girare la cantina.
I bianchisti soffrono un po’ perché dominano i rossi. Ma, vivaddio, con una cucina che ci consente di berli, una volta tanto.